In Italia, più della metà delle persone in povertà assoluta che avrebbero bisogno di un sostegno alimentare resta senza aiuti. Il sistema di assistenza riesce infatti a garantire un pasto al giorno soltanto al 44% degli indigenti, mentre il restante 56% rimane escluso dalla rete di solidarietà. Un divario che si allarga mentre l’inflazione e l’aumento dei costi dell’energia erodono il potere d’acquisto e spingono sempre più famiglie a chiedere aiuto anche per i bisogni più essenziali, a cominciare dal cibo. È il quadro emerso a Roma durante il primo Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare, promosso dalla Fondazione Banco Alimentare ETS. I dati, elaborati dal Food Sustainability Lab della Polimi School of Management del Politecnico di Milano, mostrano quanto sia necessario rafforzare una filiera che svolge una funzione decisiva nel contrasto all’indigenza.
Il valore delle donazioni
Le donazioni delle imprese rappresentano il principale pilastro di questo sistema: coprono il 22% del fabbisogno complessivo, per un equivalente di circa 458 milioni di pasti all’anno. La Carta «Dedicata a te» contribuisce per il 14%, pari a 289 milioni di pasti, mentre il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo nazionale politiche sociali assicurano insieme un ulteriore 8%, equivalente a 159 milioni di pasti.
Il recupero e la redistribuzione degli alimenti hanno anche una rilevante convenienza economica. Secondo lo studio, ogni pasto recuperato costa 60 centesimi, contro i 2,35 euro del prezzo di mercato e i 2,12 euro associati alla Carta «Dedicata a te». Investire in questo modello permetterebbe dunque di raggiungere più persone e di destinare risorse ad altri interventi sociali.
Ma a cambiare non sono soltanto le dimensioni del bisogno. Cambia anche il volto della povertà. Secondo un’indagine condotta da PrismaStat tra le organizzazioni partner territoriali di Banco Alimentare (come mense per i poveri, case-famiglia ed empori solidali, comunità per i minori e centri d’ascolto, unità di strada etc.) le persone più frequentemente assistite appartengono a famiglie con figli (77%). Seguono i lavoratori a basso reddito (56%), gli stranieri (51%) e gli anziani soli (36%).
La presenza significativa di lavoratori poveri, i cosiddetti working poor, racconta una contraddizione sempre più evidente: avere un lavoro non basta necessariamente a vivere dignitosamente. Tra stipendi insufficienti, bollette più pesanti e prezzi alimentari elevati, anche la spesa quotidiana può diventare un problema. La richiesta di aiuto non riguarda più soltanto chi è senza occupazione o vive in condizioni di grave marginalità, ma raggiunge famiglie che fino a poco tempo fa riuscivano a far fronte autonomamente alle necessità quotidiane.

Alimenti che mancano, risorse da trovare
Tra i prodotti più richiesti e più difficili da reperire figurano olio d’oliva, caffè, formaggi stagionati, carne fresca, latticini e uova. Non basta, dunque, garantire una quantità sufficiente di cibo: occorre assicurare un’alimentazione varia ed equilibrata. Le difficoltà di approvvigionamento sono tali che il 62% degli enti assistenziali cerca fonti alternative di rifornimento e, tra questi, due su tre acquistano direttamente una parte degli alimenti necessari, sottraendo risorse ad altre attività sociali.
Per ridurre la distanza tra domanda e offerta, la Fondazione Banco Alimentare propone di incentivare le donazioni programmate di prodotti standard, rafforzare la legge 166 del 2016, nota come Legge Gadda o “legge antispreco”, introdurre ulteriori agevolazioni fiscali per le imprese donatrici e sostenere i costi logistici del Terzo settore.
«Auspichiamo che, in vista della prossima legislatura, si attivi un tavolo di lavoro stabile per individuare rapidamente misure a sostegno della donazione di prodotti standard e un potenziamento della legge 166/2016», ha dichiarato il presidente della Fondazione Banco Alimentare, Marco Piuri. La sfida è trasformare il recupero delle eccedenze e la generosità delle imprese in un sistema sempre più stabile ed efficace. Perché, mentre il costo della vita mette in difficoltà un numero crescente di famiglie, non è accettabile che una persona bisognosa resti senza aiuto per il semplice fatto di non essere raggiunta dalla rete assistenziale. Contrastare lo spreco e combattere la povertà alimentare sono due obiettivi che possono e devono procedere insieme, con il contributo delle imprese, del volontariato e delle istituzioni.
