
«Signore, è bello per noi essere qui!». La frase del Vangelo di Matteo (17,4), che risuona sul monte della Trasfigurazione, accompagnerà la Giornata dell’Adesione 2025/26, che festeggeremo domani 8 dicembre in migliaia di parrocchie, nelle Chiese diocesane di tutta Italia. È una frase semplice a suo modo, ma che ci fa gustare in profondità l’essenziale della vita cristiana, che racchiude la gioia e la gratitudine di chi, ogni anno, rinnova la propria appartenenza a una grande famiglia: quella dell’Azione cattolica.
Non è un gesto formale, quello dell’adesione. È un “sì” che esprime concretezza, fedeltà e responsabilità.
Un “sì” ad una esistenza vissuta in pienezza e in profondità. Interamente immersi dentro la complessità e la pluralità della vita comune, appassionati dell’umano e di ogni uomo e donna che cammina accanto a noi e si fa così prossimo, impegnati a tessere alleanze per il bene di “noi-tutti” e a divenire, faticosamente e quotidianamente, artigiani di Pace e di Speranza.
È la scelta di esserci, di “stare dentro”: dentro l’Ac per stare dentro la Chiesa e dentro il mondo, in modo partecipe e attivo, non da spettatori ma da protagonisti. In un tempo che spesso ci spinge a mantenere le distanze, a vivere relazioni leggere e impegni temporanei, aderire all’Ac è un segno controcorrente. È dire: «Io ci sono», «noi ci siamo», scegliendo di condividere un cammino, di vivere la fede in modo comunitario e non solitario.
Adesione è una parola che oggi può sembrare scomoda o demodé, ma che l’Azione cattolica continua a proporre come via di libertà. Adesione significa legarsi, certo, ma significa anche ricevere forza, sostegno, compagnia. È nella condivisione, nella costanza dei legami e nella fedeltà al cammino comune che ciascuno e tutti, adulti, giovane o ragazzi, crescono come persone e come credenti. Aderire, infatti, non è “iscriversi” a qualcosa, ma lasciarsi coinvolgere in una storia più grande di sé, nella quale riconoscersi e da cui lasciarsi cambiare.
Scegliere l’Ac significa, infatti, scegliere di vivere nella Chiesa da protagonisti, non da utenti. Soprattutto, è rinunciare alla tentazione di costruirsi una Chiesa “su misura”, fatta solo di chi ci somiglia o ci piace, e accettare invece la bellezza e la fatica di una comunità reale, concreta, plurale. Significa condividere la vita con chi ha cammini diversi, ma la stessa fede; significa allenarsi a guardare oltre le differenze per cercare insieme il bene comune e la fraternità.
Parlando lo scorso ottobre ai movimenti popolari, papa Leone XIV ha ricordato la necessità di «una Chiesa che si protende, una Chiesa che corre dei rischi, una Chiesa coraggiosa, profetica e gioiosa!». Questo, per il Papa, è l’antidoto a «un’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà». Per noi credenti è un invitato a reagire, perché «alla globalizzazione dell’impotenza dobbiamo iniziare a opporre una cultura della riconciliazione e dell’impegno».
L’Azione cattolica, in questo senso, è una palestra di Chiesa accogliente e concreta: educa a prendersi cura, a camminare con gli altri, a farsi prossimo. Da soli è difficile, insieme è possibile. È proprio nella dimensione comunitaria che si impara a superare l’indifferenza e a riscoprire la bellezza di un Vangelo vissuto nella quotidianità. L’Ac aiuta a non restare fermi, a uscire da sé, a guardare il mondo con gli occhi del Vangelo, portando luce e speranza là dove la vita quotidiana sembra spenta o ripetitiva.
L’adesione all’Ac diventa allora un gesto di fede incarnata: un sì che si rinnova nel servizio, nella formazione, nell’amicizia, nella preghiera condivisa.
È un sì che attraversa le generazioni e che si esprime in mille forme di impegno silenzioso ma efficace: nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle periferie delle nostre città. È un sì che costruisce la Chiesa “dal basso”, giorno dopo giorno, attraverso la vita concreta dei suoi aderenti.
E allora sì, è bello essere qui. E' bello esserci, in Azione cattolica, per guardare con fiducia al futuro e per testimoniare che la gioia del Vangelo è possibile, oggi come ieri, nelle pieghe della vita quotidiana. È bello esserci per dire, con semplicità e convinzione, che la Chiesa vive e cresce ogni volta che qualcuno sceglie di appartenere, di amare, di servire.


