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Il coraggio di diventare futuro

La maturità che non si misura in centesimi, ma nella capacità di costruire ponti e sognare in grande
17/06/2026 di Elena Giannini Francesco Lotito | No comments yet
Ogni anno, migliaia di studenti e studentesse si preparano ad affrontare la maturità con emozioni forti e contrastanti: dall’ansia per i compiti in classe, la preparazione dell’esame, le interrogazioni dell’ultimo minuto, alla speranza verso qualcosa che non ha ancora una forma precisa, una strada che ancora non è stata percorsa, una possibilità che aspetta solo di essere colta. Proprio per questo, è necessario vivere l’Esame di maturità non come un muro che separa nettamente la vita di oggi da quella di domani, ma come un ponte che crea collegamenti nuovi tra la scuola e il mondo che c’è intorno a noi. 

In queste settimane tanti studenti sentiranno il peso dell’angoscia, della paura di non essere abbastanza, della ricerca ostinata per la risposta perfetta, come se la loro felicità dipenda esclusivamente da questo momento e il loro futuro si decida sulla base dei risultati di qualche giorno di prove. La vita, però, non assegna voti in centesimi, non ci valuta servendosi solo di freddi numeri e brevi giudizi. Piuttosto, ci chiede di imparare a comprendere e ad accettare la complessità, di affrontare l’imprevisto, di porci più domande delle risposte che ci diamo, di rialzarci quando qualcosa non funziona e di continuare a costruire. È questo il vero Esame, è questa la vera Sfida. 

In quest’ottica a marzo, durante la SFS 2026, abbiamo condiviso molto più di qualche workshop e di semplici momenti di formazione. Abbiamo respirato un’idea di scuola rivoluzionaria non tanto nei suoi contenuti ma nei suoi metodi, una scuola che non è soltanto un luogo per immagazzinare nozioni ma uno spazio in cui ci formiamo e confrontiamo da cittadini e cittadine del mondo. Abbiamo parlato delle vere sfide dell’oggi e del domani che ci troviamo e ci troveremo ad affrontare: il tentativo di distruzione del pensiero critico, l’indifferenza per la cura dell’intelligenza emotiva, l’urgente necessità dello sviluppo di competenze digitali, i mancati investimenti per una consapevolezza finanziaria aperta a tutti, la perdita dello spirito di partecipazione e di cittadinanza attiva, il bisogno sempre più pressante di mantenere una coscienza sociale viva e in salute. Soprattutto, però, abbiamo sperimentato insieme che il futuro non viene deciso e stabilito da altri, ma è il frutto di quello che prepariamo insieme: il progetto più grande dell’umanità del domani. “High Hopes”, infatti, non è solo un titolo. È l’invito ad avere grandi speranze senza perdere il contatto con la realtà che viviamo, l’esortazione a sognare in grande con i piedi ben piantati per terra. Perché il cambiamento non nasce dagli slogan, ma dalle persone che ogni giorno decidono di assumersi una responsabilità. La Maturità emerge proprio qui, nel punto in cui il sapere incontra il coraggio. 

Il podcast de il Chiostro condotto da Giuseppe Notarstefano




La nostra generazione viene spesso raccontata attraverso le sue fragilità e i suoi difetti. Eppure, molti fingono di non vedere la nostra straordinaria capacità di creare reti, di immaginare linguaggi nuovi, di mettere in discussione ciò che sembra immutabile, di promuovere giustizia e inclusione, di costruire comunità. Sono caratteristiche preziose, ma richiedono una scelta drastica: trasformare il talento in servizio, la competenza in responsabilità, la libertà in partecipazione. Il mondo non ha bisogno di giovani perfetti, ha bisogno di giovani presenti, di ragazze e ragazzi che non si limitino a commentare sui social il cambiamento ma che abbiano il coraggio di abitarlo in prima fila, da protagonisti. 

Dobbiamo mostrare a tutti quello che siamo: sappiamo usare la tecnologia senza esserne usati, coltiviamo il dubbio senza perdere la speranza, comprendiamo che ogni diritto porta con sé un dovere e che la democrazia si costruisce con piccoli gesti quotidiani di tutti molto prima che con i grandi discorsi di piazza di pochi. Per questo il voto finale, sicuramente importante nel nostro percorso e meritato per tutto l’impegno che abbiamo speso, non avrà mai l’ultima parola sulla nostra storia. La maturità non si misurerà soltanto nei risultati ottenuti, ma nella capacità di ascoltare chi è diverso da noi, di costruire ponti invece di muri, di non restare indifferenti davanti alle ingiustizie, di mettere le nostre competenze al servizio degli altri. 

A tutti i maturandi del 2026 va allora un augurio semplice ma esigente: custodite le vostre grandi speranze, difendetele dalla rassegnazione, dall’indifferenza e dal cinismo. Continuate a studiare, a porvi domande, a cambiare idea quando serve, a cercare il bene comune anche quando sembra la strada più difficile. Continuiamo a fare tutto questo insieme, perché il futuro non ci aspetta pazientemente alla porta, ma si realizza prima di quanto possiamo immaginarlo. Il nostro compito è precederlo e avere il coraggio di indicargli la direzione giusta.
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