Passa al contenuto

I cristiani credono nella forza del dialogo

Parla padre Jacques Mourad, arcivescovo siro cattolico di Homs, in Siria: «Il tema del dialogo religioso è delicato, ma il problema esiste ed è il risultato tossico della situazione politica»
11/08/2026 di Chiara Santomiero

Questo articolo è stato pubblicato su  


Per secoli la Siria è stata considerata un modello di convivenza tra le etnie e comunità religiose. Nel dicembre del 2024, la presa di Damasco da parte di un’alleanza di gruppi ribelli ha posto fine al regime della famiglia Assad, che ha governato il Paese per oltre 60 anni, e a una guerra civile durata più di 13 anni con quasi 600 mila morti, 7 milioni di sfollati interni e 5 milioni di profughi nei Paesi vicini. Non si è trattato di una guerra di religione o etnica, ma l’appartenenza etnico-religiosa ha svolto un ruolo importante. C’è ancora spazio per una convivenza pacifica in questo Paese e nel Medio Oriente? Una strada è sempre possibile, anche quando tutto intorno suggerisce il contrario: ci crede padre Jacques Mourad, per diversi anni tra i principali collaboratori di padre Paolo Dall’Oglio nella comunità monastica di Mar Musa. Durante la guerra è stato rapito dall’Isis e liberato solo dopo 5 mesi, oggi è l’arcivescovo siro cattolico di Homs: «La fiducia nel dialogo – afferma – è un principio, non è legata all’attitudine dell’altro».

Padre Mourad, che succede in Siria?

Non c’è sicurezza. La gente vive sotto una cappa di paura costante. Non c’è chiarezza sul futuro del popolo siriano e di tutta la regione del Medio Oriente. In Siria, ognuno è chiuso nella sua appartenenza religiosa e identità etnica. Manca l’idea di una legge che valga per tutti.

Ci sono stati almeno progressi economici?

Le iniziative per il cambiamento del presidente Al-Sharaa sono praticamente fallite. Due terzi della popolazione vive grazie agli aiuti umanitari: la maggior parte dei siriani è affamata nel vero senso della parola. L’economia non va, il popolo è disperato e non intravede un futuro. La fede è l’unico rifugio, la sola forza che aiuta a sopravvivere.

Cosa è rimasto della Siria modello di convivenza tra religioni?

Cristiani, musulmani e alawiti hanno resistito a chi ha cercato storicamente di dividerli. Contro gli alawiti, l’etnia degli Assad, il governo attuale solleva altre parti della popolazione. Mi stupisco che l’Europa osservi senza agire, senza mettere in campo per esempio la sua politica commerciale che per anni ha governato il mondo. L’Europa si è ritirata dal Medio Oriente e dal Mediterraneo, lasciando il campo a Usa e Russia, mentre la Cina sta a guardare.

E il dialogo interreligioso?

Il tema del dialogo religioso è delicato, ma il problema esiste ed è il risultato tossico della situazione politica. I musulmani sunniti e alawiti non hanno rapporti tra loro per paura. Solo i cristiani credono nel dialogo e propongono iniziative ignorate a livello ufficiale. Funzionano bene iniziative locali di dialogo che coinvolgono i giovani e questo fa sperare: hanno interesse a conoscere gli altri e la storia del nostro Paese. Si riuniscono per parlare di fede e politica, cultura e tradizioni.

La religione è importante per loro?

Scelgono di venire nelle nostre chiese anche se sono musulmani perché respirano libertà e possono affrontare temi sensibili. Sono disperati per il gioco politico fatto sulla pelle delle persone, ma consapevoli di avere una responsabilità per il futuro del Paese: per questo si preparano. Li incoraggio molto.

Credere nella pace è difficile?

L’uomo creato ad immagine di Dio non è cattivo. A volte sbaglia. Per questo non possiamo evitare di occuparci di guerre e ingiustizia. Arriverà il momento in cui si capirà che il denaro e le economie che uccidono non sono il progetto di Dio. Dobbiamo tornare a progetti in cui si valorizza la dignità e il valore dell’uomo e la Chiesa aiuta il mondo a capirlo.

Cosa rappresenta oggi Mar Musa?

Un punto di forza spirituale, un esempio di fratellanza e rispetto per tutto ciò che è umano. Chi arriva a Mar Musa può incontrare sé stesso senza barriere e capire ciò che è importante, per sé e per l’altro. Incontra la propria dignità nella dignità dell’altro, oltre le identità etniche e religiose. Così ha voluto padre Paolo, un uomo ispirato da Dio, che ha realizzato Mar Musa con la forza della fede. Padre Paolo è una guida spirituale per tutti noi e per molti siriani un esempio di amore divino concreto