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High Hopes, tempo di speranza

La Scuola di formazione studenti del Msac si terrà a Montesilvano dal 13 al 15 marzo. Attesi circa duemila giovani
10/03/2026 di Ludovica Mangiapanelli | No comments yet
Questo articolo è stato pubblicato su 


Durante il Giubileo della speranza sono maturate molte consapevolezze. Tra queste, una continua a risuonare con particolare forza: la speranza non è un sentimento da conservare in un angolo del cuore. È un’azione. Un impegno. Una decisione quotidiana. Per un adolescente e per un’adolescente di oggi non è una scelta scontata. Viviamo in un tempo attraversato da conflitti e incertezze. Parlare di futuro significa spesso fare i conti con l’incertezza. In questo contesto la speranza diventa un muscolo che chiede di essere allenato, per non irrigidirsi fino ad atrofizzarsi. Per questo diventa essenziale farlo insieme, come generazione che sceglie di non abbassare lo sguardo. La speranza cresce quando si fa esperienza condivisa, quando da sentimento individuale si trasforma in cammino collettivo. È anche per questo che dal 13 al 15 marzo si torna a Montesilvano (Pescara). Un luogo che, ogni tre anni, diventa casa e spazio di respiro. Uno spazio in cui migliaia di studenti e studentesse provenienti da tutta Italia si ritrovano per ricaricarsi, confrontarsi, rimettere a fuoco il senso della scuola e del proprio impegno. Continua così una tradizione che si consolida e si rinnova, e che quest’anno porta un titolo che è già una direzione: High Hopes. Non uno slogan motivazionale, ma una postura educativa: restare nella complessità del presente senza rinunciare a darle senso.


La Sfs 2026 (Scuola di formazione studenti del Msac, il Movimento studenti di Azione cattolica) sperimenta un nuovo ecosistema educativo, mettendo al centro studentesse e studenti come protagoniste e protagonisti. Non si tratta di inventare qualcosa di inedito, ma di inserirsi con coraggio nel processo di cambiamento che la scuola italiana sta vivendo, offrendo un contributo generativo. Si comincia la sera di venerdì 13 con un momento che promette di unire profondità e leggerezza: protagonisti saranno gli Eugenio in Via Di Gioia, capaci di intrecciare musica e riflessione sul nostro tempo. Le loro canzoni raccontano fragilità, sogni, contraddizioni e desideri di cambiamento. Non un semplice concerto ma un dialogo tra musica e parole su ciò che sta a cuore alle ragazze e ai ragazzi di oggi: un avvio capace di mettere subito in circolo domande vere. Il cuore innovativo di questa edizione si vivrà soprattutto sabato 14 con la proposta della “giornata tipo”: un’immersione nelle ore di un giorno di scuola che vogliono assomigliare alla vita reale di una studentessa e di uno studente del 2026. Non una scansione rigida di materie separate, ma un nuovo ecosistema educativo da sperimentare insieme. Cuore dell’esperienza saranno i workshop: spazi transdisciplinari in cui allenare competenze e soft skills attraverso didattiche alternative ispirate a “Scuola futura”, piattaforma ministeriale per l’innovazione didattica. 
I grandi temi della contemporaneità si inseriscono in un quadro che dialoga con le linee dell’educazione civica.
Non vengono affrontati come compartimenti stagni, ma come dimensioni intrecciate della vita reale. Perché la scuola non è solo trasmissione di contenuti: è il luogo in cui si impara a stare nel mondo, a scegliere, a prendersi responsabilità. Accanto ai workshop, la giornata si apre ai momenti fuori classe (sport, arte, orientamento, creatività) e allo “spazio bianco”, un luogo fisico e simbolico, libero e personale, da riempire di domande, intuizioni, silenzi e, per chi lo desidera, di ricerca spirituale.

La mattina di domenica 15, infine, la plenaria conclusiva raccoglierà il filo rosso di queste grandi speranze, come suggerisce il titolo. In questo momento la formazione non passa da una lezione frontale ma dalla testimonianza, da storie vive raccontate in prima persona. In un tempo in cui il conflitto sembra dilagare, l’idea è sostare dentro quella frattura per cercare i punti in cui può nascere una possibilità. La speranza non è l’assenza di conflitto, ma il modo in cui lo si attraversa. È nelle storie di chi lo vive e lo affronta. Lo dimostrerà Arturo Mariani, atleta e speaker motivazionale, capace di raccontare una vita in cui fragilità e determinazione si in-trecciano. Spazio anche alla testimonianza di Silvia Boccardi, giornalista con all’attivo numerosi premi e reportage in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina, presentatrice e producer, una delle voci più innovative del giornalismo italiano.


E non si chiude con delle semplici conclusioni. Come ogni Sfs, l’obiettivo non è chiudere un’esperienza, ma piantare semi: da riportare nei territori, nelle scuole, nei gruppi, nei consigli di istituto, nelle assemblee. Perché la speranza, se è autentica, non resta teoria né parentesi entusiasmante: diventa inizio, slancio, qualcosa che comincia e chiede di continuare. High Hopes non promette soluzioni facili, ma chiede di trasformare quei semi in scelte concrete. Propone una scelta: non scappare dalla complessità, non lasciarsi paralizzare dal conflitto, non delegare ad altri e ad altre il compito di cambiare le cose. Perché la speranza, quando è vera, mette in movimento. 
E quando migliaia di giovani decidono di mettersi in movimento insieme, il futuro non è più soltanto qualcosa che accadrà. È qualcosa che comincia.




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