
Durante il Giubileo della speranza sono maturate molte consapevolezze. Tra queste, una continua a risuonare con particolare forza: la speranza non è un sentimento da conservare in un angolo del cuore. È un’azione. Un impegno. Una decisione quotidiana. Per un adolescente e per un’adolescente di oggi non è una scelta scontata. Viviamo in un tempo attraversato da conflitti e incertezze. Parlare di futuro significa spesso fare i conti con l’incertezza. In questo contesto la speranza diventa un muscolo che chiede di essere allenato, per non irrigidirsi fino ad atrofizzarsi. Per questo diventa essenziale farlo insieme, come generazione che sceglie di non abbassare lo sguardo. La speranza cresce quando si fa esperienza condivisa, quando da sentimento individuale si trasforma in cammino collettivo. È anche per questo che dal 13 al 15 marzo si torna a Montesilvano (Pescara). Un luogo che, ogni tre anni, diventa casa e spazio di respiro. Uno spazio in cui migliaia di studenti e studentesse provenienti da tutta Italia si ritrovano per ricaricarsi, confrontarsi, rimettere a fuoco il senso della scuola e del proprio impegno. Continua così una tradizione che si consolida e si rinnova, e che quest’anno porta un titolo che è già una direzione: High Hopes. Non uno slogan motivazionale, ma una postura educativa: restare nella complessità del presente senza rinunciare a darle senso.
La Sfs 2026 (Scuola
di formazione studenti del Msac, il Movimento studenti di Azione
cattolica) sperimenta un nuovo ecosistema educativo, mettendo al
centro studentesse e studenti come protagoniste e protagonisti. Non
si tratta di inventare qualcosa di inedito, ma di inserirsi con
coraggio nel processo di cambiamento che la scuola italiana sta
vivendo, offrendo un contributo generativo. Si comincia la sera di
venerdì 13 con un momento che promette di unire profondità e
leggerezza: protagonisti saranno gli Eugenio in Via Di Gioia, capaci
di intrecciare musica e riflessione sul nostro tempo. Le loro canzoni
raccontano fragilità, sogni, contraddizioni e desideri di
cambiamento. Non un semplice concerto ma un dialogo tra musica e
parole su ciò che sta a cuore alle ragazze e ai ragazzi di oggi: un
avvio capace di mettere subito in circolo domande vere. Il cuore
innovativo di questa edizione si vivrà soprattutto sabato 14 con la
proposta della “giornata tipo”: un’immersione nelle ore di un
giorno di scuola che vogliono assomigliare alla vita reale di una
studentessa e di uno studente del 2026. Non una scansione rigida di
materie separate, ma un nuovo ecosistema educativo da sperimentare
insieme. Cuore dell’esperienza saranno i workshop: spazi
transdisciplinari in cui allenare competenze e soft
skills attraverso didattiche
alternative ispirate a “Scuola futura”, piattaforma ministeriale
per l’innovazione didattica.
I grandi temi della contemporaneità
si inseriscono in un quadro che dialoga con le linee dell’educazione
civica. Non vengono affrontati come compartimenti stagni, ma come
dimensioni intrecciate della vita reale. Perché la scuola non è
solo trasmissione di contenuti: è il luogo in cui si impara a stare
nel mondo, a scegliere, a prendersi responsabilità. Accanto ai
workshop, la giornata si apre ai momenti fuori classe (sport, arte,
orientamento, creatività) e allo “spazio bianco”, un luogo
fisico e simbolico, libero e personale, da riempire di domande,
intuizioni, silenzi e, per chi lo desidera, di ricerca spirituale.
E
non si chiude con delle semplici conclusioni. Come ogni Sfs,
l’obiettivo non è chiudere un’esperienza, ma piantare semi: da
riportare nei territori, nelle scuole, nei gruppi, nei consigli di
istituto, nelle assemblee. Perché la speranza, se è autentica,
non resta teoria né parentesi entusiasmante: diventa inizio,
slancio, qualcosa che comincia e chiede di continuare. High
Hopes non promette soluzioni
facili, ma chiede di trasformare quei semi in scelte concrete.
Propone una scelta: non scappare dalla complessità, non lasciarsi
paralizzare dal conflitto, non delegare ad altri e ad altre il
compito di cambiare le cose. Perché la speranza, quando è vera,
mette in movimento.
E quando migliaia di giovani decidono di mettersi
in movimento insieme, il futuro non è più soltanto qualcosa che
accadrà. È qualcosa che comincia.
