Ha ancora senso credere nel progetto europeo, mentre le guerre si allargano e le crisi si aggravano? La domanda è legittima, la risposta è proprio quella che ci dà Giuseppe Notarstefano: dobbiamo crederci, è la nostra speranza per il presente e il futuro.
Il progetto europeo è nato con l'obiettivo di costruire la pace in un continente tradizionalmente lacerato dalle guerre e si è sviluppato a partire dalla consapevolezza che per ottenere questo obiettivo occorresse innalzare istituzioni comuni tra i popoli europei. I risultati di questo metodo sono stati decenni di pace, di democrazia e di sviluppo economico e sociale.
Oggi, però, quanto è stato costruito viene messo a dura prova dal ritorno delle guerre, da crescenti disuguaglianze e da costi umani ed economici sempre più elevati, e l'Europa si trova effettivamente ad una crocevia della propria storia: se non verranno fatti passi in avanti in tempi rapidi sul piano della sua integrazione politica e la frammentazione persisterà, l'Unione europea rischia di non sopravvivere alle pressioni che la incalzano da più parti, svuotata al suo interno dal nazionalismo.
Le
parole di David Sassoli, sempre emozionanti, colgono perfettamente
nel segno: l'Europa è ancora un cantiere, un progetto rimasto al
momento incompiuto. È questo il motivo per il quale questa
costruzione appare fragile; e per rafforzarla occorre completarla,
superando l'idea che uno Stato da solo sia ancora in grado di
svolgere un ruolo efficace nella realizzazione dei nostri valori,
come la pace, la solidarietà e la dignità della persona umana.
Di fronte a crisi e problemi che presentano una dimensione sempre più europea (se non mondiale) condividere la sovranità è l'applicazione più coerente del principio di sussidiarietà ed è l'unico modo per dotarci degli strumenti per costruire un mondo più giusto e più pacifico. Un'Europa con una politica estera unica e un sistema di difesa comune, ad esempio, sarebbe una più autorevole ed efficace attrice di pace, a maggior ragione se l'articolo 11 della Costituzione italiana venisse integrato nei Trattati europei (o meglio ancora in una futura Costituzione europea). Allo stesso modo, un'Unione europea dotata di un bilancio comune più sostanzioso, più autonomo dagli Stati e deciso in modo più democratico avrebbe gli strumenti per affrontare con maggiore efficacia e solidarietà le crisi economiche e sociali che ci colpiscono.
Dobbiamo ricordare però che una casa europea solida e sicura all'interno, ma anche accogliente e dialogante verso l'esterno può essere costruita soltanto dal basso, a partire dalla volontà e all'impegno dei suoi cittadini. Le “pagine bianche” su cui ci invita a riflettere Notarstefano nella conclusione devono essere riempite da noi con le nostre azioni quotidiane nella società, con il nostro “granello di sabbia” per una nuova Europa.
A questo proposito, a marzo 2027 ricorreranno i 70 anni dei Trattati di Roma. È una grande occasione non tanto per ricordare il passato quanto per far sentire le nostre voci e lanciare le nostre proposte sul futuro dell'Europa. Facciamolo tutti e tutte insieme!