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Enzo Bianchi

Dalla divisione all'ultimo desiderio di pace: le lettere inedite tra il fondatore e la Comunità di Bose prima della scomparsa
Rubrica: 2033
07/09/2026 di Rosario Carello

La morte di Enzo Bianchi ha riportato all’attenzione le dolorose vicende dei suoi ultimi anni, a cominciare dall’allontanamento dalla Comunità di Bose che aveva fondato.

Nelle ore successive alla sua scomparsa è venuto fuori un carteggio tra Bianchi e il nuovo priore, Sabino Chialà, che l’ha pubblicato sul sito della Comunità. Lo facciamo anche noi, cominciando dalla prima missiva di Bianchi di pochi giorni fa.

Caro Sabino, cari fratelli e sorelle,
avrei voluto scrivervi nei giorni intorno al 20 luglio, ma purtroppo una infezione agli occhi mi ha reso cieco e ancora adesso non riesco a vedere bene dall’unico occhio che mi resta. La salute non è proprio buona anzi dovrò tornare presto in dialisi e ho la consapevolezza che ormai sono alla fine dei miei giorni e che è venuto davvero il tempo di sciogliere le vele…
Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci… Spero che questo avvenga prima che io me ne vada. Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi… Buona festa, siate nella gioia e nella speranza e contate sulla mia e sulla nostra intercessione, con affetto fedele Enzo

È davvero il testamento di un uomo di preghiera. Enzo Bianchi riconosce che la morte si avvicina, non ne ha paura e davanti all’irreversibile, contando i giorni che diminuiscono, prova il desiderio di fare ordine, mettendo in cima il più grande dei bisogni: la pace. Questa di Enzo Bianchi è la lettera del primo passo, la lettera del debole, di chi chiede riconciliazione; la lettera dell’incertezza, perché può incontrare un rifiuto; è la lettera di chi si mette a nudo, di chi racconta una necessità, di chi non basta a se stesso, di chi si sente incompleto. È la lettera del povero.

Il priore Chialà risponde a strettissimo giro:

Caro Enzo,
grazie del tuo messaggio e delle tue parole fraterne. Sono contento di sentirti, soprattutto in questo giorno in cui facciamo memoria della nostra alleanza con il Signore e tra di noi. Alleanza che, benché messa alla prova dalla nostra pochezza, non viene meno, perché il Signore è fedele. Per questo anche noi ti ricordiamo a ogni eucaristia. Il tuo desiderio di un incontro raggiunge anche il mio, nella speranza che possiamo scambiarci parole di riconciliazione. Ho chiesto più volte di rivederti. Ora accolgo con gioia la tua richiesta. Credo sia bene, come tu dici, che ci vediamo… per immaginare insieme il modo in cui potresti incontrare i fratelli e le sorelle…
Fammi sapere quando ti è possibile. Prego anche per la tua salute, perché il peso non ti sia troppo gravoso. Il Signore porti a compimento questi pensieri di pace. Ti abbraccio e auguro a te e a quanti vivono con te una serena festa della Trasfigurazione.
Tuo fratello Sabino

Purtroppo (continua Chialà, ndr), subito dopo questo scambio, Enzo è stato ricoverato in ospedale perché la sua salute era gravemente compromessa. Questo ha impedito l’incontro desiderato da ambedue le parti. Noi fratelli e sorelle custodiamo, come un dono prezioso, questo desiderio che ora si realizza nelle mani di Dio, che solo conosce il cuore di ciascuno. Abbiamo creduto importante condividere anche con voi, amici e amiche, queste parole. Con voi che avete sofferto per quello che ha ferito la nostra Comunità. Con voi che avete pregato e sperato insieme a noi”.

Apprendiamo così che il desiderio della pace era condiviso, che la strada della divisione, che aveva fatto tanti giri, stava riportando questi fratelli a ritrovarsi. Ma è mancato il tempo. La vita è così.

Certamente l’ardore di un abbraccio è già l’abbraccio, e la pace custodita nel cuore è già una pace che inizia a realizzarsi. E in un certo senso, seppure l’incontro non c’è mai stato, è come se fosse avvenuto. È il Vangelo, che sigilla fino alla fine l’esistenza di Enzo Bianchi.

La sua vita non poteva finire lontano da casa, in un esilio doloroso di cui non abbiamo mai capito fino in fondo il motivo (e per rispetto non lo chiediamo neppure). Però questo carteggio dà un senso a tante cose e ci insegna che i fallimenti e gli errori (subiti o provocati) possono non essere l’ultima parola.
In genere alla morte di una persona si celebrano i successi, le cose fatte. Invece nel ricordare Enzo Bianchi ci troviamo di fronte ad un fatto incompiuto, ad un desiderio ostacolato dall’età e dalla malattia, doloroso ma anche portatore di speranza.

Ps: Per due volte ho intervistato Enzo Bianchi per (e con) l’Azione Cattolica. Nel 2004 alla Domus Mariae in un bellissimo incontro con il Settore Giovani e nel 2017 per l’Assemblea Nazionale, alla Domus Pacis con Marcello Sorgi, davanti a tutti i delegati. Nel 2004 il tema era la gioventù e la sua forza, il sogno e l’azione, il pensiero e la potenza. Nel 2017 l’Italia e la Chiesa, la fede, la politica, la società e la nostra associazione. In entrambe le occasioni, di Enzo Bianchi ricordo la disponibilità e il grande amore per l’AC.