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Democrazie che cambiano

Il nuovo numero di Dialoghi, tra democrazia, voci dal mondo e sguardi dagli orizzonti allargati
09/10/2026 di Luca Micelli
Il 2026 di Dialoghi, l’anno in cui la rivista ha compiuto venticinque anni, ha avuto un filo conduttore: il cambiamento d’epoca. Abbiamo provato a stare dentro questo passaggio più che a commentarlo, a coglierne i paradossi e a riconoscere chi lo muove, fino a interrogare anche le fedi e l’esperienza religiosa. L’ultimo numero dell’annata porta la stessa domanda sul terreno della democrazia, che di questi mutamenti è insieme il banco di prova e la posta in gioco.

Il numero è aperto da Ernesto Preziosi, con una domanda semplice e scomoda: che cosa è la politica? La risposta riporta alla polis, cioè a un luogo di coscienza comune e di responsabilità condivisa. Per i credenti partecipare non è un'opzione, ma una conseguenza della vocazione a «coltivare e custodire» (Gen 2,15). Ai cattolici tocca dunque ritessere un orizzonte comune, locale ed europeo, e offrire una prospettiva di senso proprio quando le ideologie si sono fatte più rare.

Il dossier, Democrazie che cambiano, a cura di Luciano Caimi e Fabio Mazzocchio, muove dall’idea che la democrazia non è soltanto un'architettura istituzionale, ma possiede un nucleo etico e culturale che la rende superiore ad altri modelli. È la persona, nella sua dignità irriducibile, il centro attorno a cui libertà e uguaglianza prendono forma. Il bene comune, ricordano i curatori richiamando Giorgio La Pira, non è la somma degli interessi individuali. Oggi questo impianto è messo alla prova da due fenomeni: l'Intelligenza Artificiale, che ridisegna la sfera pubblica, e il ritorno della guerra come via di risoluzione dei conflitti. Antonio Campati scrive sulla crisi della rappresentanza e sulla mutazione dei partiti, Gian Candido De Martin su autonomie e riforme, Enrico Giovannini sulla democrazia "anticipante", Isabel Trujillo sulla crisi del diritto internazionale. Il forum con Chiara Tintori, Paolo Corsini e Roberta Osculati si interroga sul cambiamento dello spazio pubblico e sulle forme della partecipazione.

Il "primo piano" è l'intervista a Filippo Grandi, che per dieci anni, fino al 31 dicembre 2025, è stato Alto commissario Onu per i rifugiati. Dalle immagini di Ceuta, dove a colpirlo è stata soprattutto «la mancanza di umanità verso chi è stato sfruttato e verso chi è morto», fino ai numeri sulle persone in fuga, Grandi smonta l'idea dell'invasione. Più del 70% dei rifugiati resta in Paesi a basso o medio reddito. Denuncia la deriva sovranista, che illude di essere più forti da soli, e la perdita di quel pudore che un tempo frenava la violazione del diritto umanitario. Ma l'intervista è soprattutto una testimonianza. Racconta di una famiglia siriana sbarcata a Lesbo, a cui chiese quale fosse stato il momento di maggiore paura. Non risposero con le bombe né con i trafficanti: il momento peggiore era stato a metà del braccio di mare, quando il cellulare aveva perso il segnale, perché lì si erano sentiti davvero soli. Non abbiate paura di chi ha paura, dice Grandi. Ai giovani chiede di restare internazionalisti: una parola forse desueta, ma l'esatto contrario di «nazionalisti».

Il numero si allarga su orizzonti più ampi: alla vigilia di almeno cinquanta tornate elettorali in altrettanti Paesi del mondo, Sandro Calvani richiama la fragilità di un tempo in cui quasi tre quarti della popolazione mondiale vive sotto regimi autocratici. Francesco Citterich, nella rubrica Estremi confini ricostruisce le origini del conflitto in Yemen, una ferita troppo spesso dimenticata. La sezione Sullo scaffale ospita le recensioni a Amare la politica, alla serie The Diplomat, al libro su Tina Anselmi, Nilde Iotti e Lina Merlin, "tre madri della Repubblica", e all’album Kaleidoscope di Ginevra Di Marco. In chiusura, Paolo Cavana ricorda Francesco Paolo Casavola e Giuseppe Dalla Torre, due pionieri della laicità dello Stato, che non nasce contro la religione ma affonda le radici nel dualismo evangelico.

Questo numero continua a dire ciò che Dialoghi cerca di fare da venticinque anni: leggere la società senza fretta e senza paure, con uno stile di fede intellettualmente curioso. Il prossimo dossier, nel 1/2027, sarà dedicato a "Il potere e i suoi limiti".

Per leggere gli articoli in chiaro o abbonarsi e scaricare i numeri della rivista www.rivistadialoghi.it