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Dalla sindrome di Babele alla via di Neemia

A Camaldoli la Fuci inizia la Settimana Teologica

Dal 3 al 9 agosto 2026 si svolgerà, presso il monastero benedettino di Camaldoli (AR), la Settimana Teologica della Fuci - Federazione Universitaria Cattolica Italiana.  Appuntamento annuale della federazione, in cui giovani studenti universitari da tutta Italia si riuniscono per approfondire temi teologici, spirituali e culturali , mettendoli in dialogo con le sfide contemporanee della società e dell'università.

Il legame tra la Fuci e il Monastero di Camaldoli racchiude un valore inestimabile per la storia dell'Italia repubblicana e della Chiesa del Novecento. Fu proprio Giovanni Battista Montini – allora assistente ecclesiastico nazionale della Fuci e futuro Papa Paolo VI – a promuovere qui  un modello di formazione laicale fondato sulla libertà di pensiero, sul rigore teologico e sulla mediazione culturale. Accogliendo tale intuizione, l’incontro continua a essere  testimonianza viva di una comunità universitaria che intende essere protagonista della storia, unendo ricerca , fede e responsabilità sociale.

L’edizione 2026 dal titolo “Costruire una responsabilità condivisa. Dalla sindrome di Babele alla via di Neemia” intende concludere il percorso dell’anno federativo in cui la federazione si è interrogata sul senso di comunità e su temi quali individualismo e personalismo, ma è anche un punto di partenza per le riflessioni dei prossimi mesi, che verteranno sul tema del  riscoprire il senso profondo e l'audacia di abitare la polis da cristiani e da studenti universitari.

A guidare  queste giornate sarà la nuova enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, dove sono delineati due modelli di comunità attraverso  due racconti biblici. Da un lato, la torre di Babele, in cui l’umanità cerca la propria stabilità ed elevazione attraverso una costruzione monumentale, autosufficiente ed escludente. A Babele si prescinde da Dio, si abbattono  diversità e comunione  tra gli uomini in favore di uniformità e omologazione, tanto che il papa definisce la “Sindrome di Babele” una realtà fatta di disumanizzazione tecnica, idolatria del profitto e riduzione della persona a mero algoritmo. Il secondo racconto è la ricostruzione delle mura di Gerusalemme nel libro di Neemia, dove non avviene un’imposizione dall’alto, ma una condivisione nella scelta. Neemia convoca le famiglie e assegna a ciascuna un tratto di muro da costruire insieme, ma non finisce lì:  ascolta le paure, coordina gli sforzi e collabora contro le opposizioni.  La costruzione della città avviene grazie all’aiuto di tutti, mettendo Dio al centro e ponendo la comunione come fondamenta della comunità.

Rifiutando la logica alienante di Babele, noi scegliamo consapevolmente la «via di Neemia», ovvero l'impegno a edificare insieme, a trasformare la diversità in risorsa e a fare dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui coltivare giustizia e fraternità. A Camaldoli vorremmo approfondire proprio questa via alternativa per costruire la "civiltà dell’amore": una comunità che rimetta al centro la relazione, il pluralismo e la custodia dell’umano. Vogliamo tracciare un percorso concreto che ci conduca fuori dall'isolamento, per iniziare a vivere sin da subito, con coraggio e passione, il tema che ci guiderà nei mesi a venire.

Ad accompagnare i partecipanti saranno alcuni autorevoli relatori: don Francesco Vermigli, presbitero della Diocesi di Firenze, assistente Fuci della Toscana e del gruppo di Firenze, docente della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale e nuovo rettore del Seminario di Firenze; don Bruno Bignami, presbitero della Diocesi di Cremona, docente di Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana e direttore dell'Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della CEI; dom Matteo Ferrari, priore generale della Congregazione Camaldolese dell'Ordine di San Benedetto, biblista ed esperto di liturgia; e dom Emanuele Bordello, monaco della Comunità di Camaldoli e docente presso il Pontificio Ateneo Sant'Anselmo di Roma e l'Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana.

Camaldoli ci ricorda che nessuno è chiamato a essere un semplice spettatore della storia. Come giovani universitari siamo invitati a diventare costruttori di comunità, custodi del bene comune e protagonisti della vita della nostra polis, mettendo al centro la fede, il dialogo e la responsabilità condivisa.