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Dalla guerra ibrida alla pace possibile

Droni, satelliti e intelligenza artificiale stanno ridisegnando i conflitti, dall’Invasione russa dell'Ucraina a Gaza. Tra profitti bellici e nuove tecnologie, la sfida è convertirle al bene comune e rilanciare, anche in Europa, una visione di difesa orientata alla pace.
28/02/2026 di Tommaso Marino

Il mondo sta cambiando, lo diciamo da sempre. La differenza sta nel fatto che mai, come negli ultimi anni, l’economia di guerra sta prendendo il sopravvento su quella di pace. L’invasione russa in Ucraina,
avvenuta più di quattro anni fa, ha cambiato in modo definitivo le modalità di gestione di un conflitto armato. L’utilizzo di strumenti quali droni, oggetti volanti in grado di colpire in maniera chirurgica obiettivi selezionati, affiancati alla rete satellitare in grado di fotografare teatri di guerra con incredibile precisione, stanno cambiando il modo con cui si contrappongono gli eserciti. A questo si aggiunge anche l’introduzione dell’Intelligenza artificiale come strumento di decisione e di supporto ai decisori militari. Probabilmente è vera l’analisi che papa Francesco aveva pronunciato parlando di terza mondiale a pezzi, diffusa a Gaza come in altri luoghi del nostro pianeta. Sono una cinquantina i conflitti nel pianeta, come certificato da diversi enti, tra cui il global Peace index (https://www.visionofhumanity.org). Viviamo un tempo dove si svolge la guerra ibrida, combattuta non solo sul campo di battaglia, ma anche a distanza, collegati con sistemi di trasmissione di dati ad alta velocità. I metadati sono entrati a far parte dell’economia di guerra: il sapere è potere e le nazioni che possiedono maggiori informazioni e le sanno trattare hanno un vantaggio competitivo sugli altri, basato sull’elaborazione di questi beni immateriali molto preziosi. Questa economia di guerra ha prodotto un clamoroso aumento di ordini e profitti a favore delle aziende che producono armi e sistemi di difesa/attacco tecnologicamente avanzate. Come possiamo, in queste condizioni, andare verso una pace disarmata e disarmante, così come proposto da Papa Leone? Diventa un grande dilemma decidere come comportarsi quando si vive sotto le bombe, a Gaza come in Ucraina e negli altri teatri di guerra. La pace va costruita, ma va soprattutto mantenuta, attraverso il dialogo e il confronto diplomatico. La necessità di possedere armi deve essere limitata alle operazioni di difesa e di mantenimento dell’ordine pubblico. Altri usi risultano impropri, offensivi e pericolosi per la costruzione di una pace giusta e duratura. La visione di Isaia rappresenta lo sfondo di pace verso ciascuno di noi può camminare, sia come singoli che come strutture organizzate e per i Paesi in conflitto tra loro.

L’Europa in questo scenario appare debole e con diverse idee e vedute di prospettiva. Sarebbe utile e necessario camminare assieme verso un sistema di difesa europeo, con standard di funzionamento e di procedure operative comuni, capaci di dare maggiore forza alla spinta europea verso la pace e la difesa stessa del continente. La guerra produce profitto, in alcuni settori e in diversi campi di produzione. Sarebbe una grande sfida poter convertire tutti i risultati ottenuti con scopi bellici in attività legate alla pace. I droni, usati per uccidere e per svolgere attività di spionaggio in terra nemica possono servire per la salvaguardia e la sorveglianza del pianeta anche dagli eventi metereologici estremi. Le tecnologie sviluppate per lo svolgimento di attività belliche possono essere riconvertite e finalizzate al bene comune, alla crescita sociale ed economica senza dover rinunciare alle attività di studio, ricerca e di trasferimento tecnologico. L’intelligenza artificiale, invece di essere usate stupidamente per attività di guerra, può essere utilmente utilizzata per lo sviluppo della ricerca e delle applicazioni etiche a favore del benessere e del miglioramento della qualità della vita. Questa scelta eviterebbe la contrapposizione sterile tra lavoro e pace, che può coniugarsi con modalità virtuose dove una situazione di pace (con mancanza di guerra) può sviluppare lavoro legato alla ricerca scientifica e sociale. Come ha detto Papa Leone all’Angelus dello scorso 8 febbraio: “Continuiamo a pregare per la pace. Le strategie di potenza economica e militare – ce lo insegna la storia – non danno futuro all’umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli”.