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Cos’ha da dirci Pip

In ascolto dei mondi giovanili: uno spazio di confronto per capire cosa ci stanno dicendo i ragazzi di oggi.
Rubrica: Pip
03/06/2026 di Paola Bignardi Emanuele Fant | No comments yet

Questa nuova rubrica si chiama Pip. La scrivono Paola, che studia il rapporto dei giovani con la spiritualità; ed Emanuele, che inventa esperienze per esplorare domande di senso con gli adolescenti.

Pip non è un acronimo, né un suono inventato, come può sembrare. Pip è un personaggio minore del romanzo Moby Dick di Herman Melville. Come tanti sanno, questo libro poderoso del 1851 descrive la caccia di Achab e del suo equipaggio alla celebre balena bianca, colpevole di aver tranciato una gamba al capitano e oggetto del suo odio perpetuo. In questa corsa ossessiva per i mari, l’obiettivo perde man mano i contorni, fino a diventare una metafora sfuggente dello scopo che tutti, in modo diverso, ci prefiggiamo per poter definire il nostro passaggio terreno sensato e soddisfacente (“Io salverò l’azienda di famiglia”, “Io cambierò quella persona”, “Io raggiungerò quella posizione", metteteci voi la vostra balena).

Discosto, a pulire il ponte, tra tutti questi adulti impegnati a dimostrare che la loro rotta tende a un approdo logico, c’è Pip. Lui è solo un mozzo di colore che sa suonare il tamburello, imbarcato senza nessuna competenza specifica. Tutti sembrano avere sempre qualcosa da rimproverargli, o da suggerirgli. Tutti sembrano saperla più lunga di lui, che è praticamente l’unico giovane in quella avventura da grandi.

Un giorno Pip viene coinvolto in una battuta di caccia, deve sostituire un marinaio infortunato nella piccola barca da sei posti che avvicina il cetaceo per colpirlo. Nel trambusto delle operazioni, Pip si getta, preso dal panico, in mare. I compagni decidono che la sua punizione sarà restare a mollo per un po’, prima di essere ripescato.

La giornata è serena e non è difficile stare a galla nell’oceano tranquillo. Il problema è un altro, fa notare Melville: “L’intenso concentrarsi dell’io in mezzo a quella immensità spietata”. Pip, senza più riferimenti né approdi, fa esperienza di uno spazio-tempo senza limiti nel quale, per la verità, siamo continuamente immersi, ma che tendiamo a dimenticare per quieto vivere.

Quando torna sulla nave, Pip non è più lo stesso: nell’oliato meccanismo di produzione della baleniera, lui adesso è il testimone di un oltre irriducibile, un orizzonte misterioso che non si può addomesticare in nessuno scopo definito, in nessun soddisfacente teorema. Non tutti sembrano capire la portata dei suoi deliri, ma il capitano inizia a studiarlo con un rispetto nuovo. Achab, il più sconsiderato monomaniaco della storia della letteratura, è anche un uomo di sensibilità sottile, l’unico che mette continuamente in discussione l’obiettivo che ha imposto agli altri. Lo squarcio aperto da Pip, risuona con quello che continuamente interroga il cuore del protagonista: la caccia è davvero uno scopo ultimo, o c’è un orizzonte ulteriore?

“E un significato si cela in tutte le cose, o tutte le cose avrebbero ben poco valore, e il mondo stesso non sarebbe che un vuoto nulla, salvo per venderlo a carrettate”. L’epifania di Pip ricorda al risolto mondo adulto che se in filigrana ai nostri obiettivi non sappiamo più intuire un abisso che continua a interrogare, tutto è destinato ad affondare nel nonsenso, o in un volgare mercato. Pip, l’ultimo dei ragazzini, abbastanza destrutturato da farsi attraversare da una visione che lo supera, è il messaggero di uno sguardo aumentato che torna a far respirare la realtà. Pip è il veggente, proprio in virtù della sua fragilità adolescenziale.

È così che vogliamo considerare giovanissimi e giovani.

Quelli ai quali come educatori spesso guardiamo come destinatari di un'azione educativa che vuole insegnare, correggere, proporre…. Pip ci dice che, senza alcuna pretesa, gli adolescenti come lui possono essere protagonisti di una relazione nella quale hanno da dare l'inaspettato e l'essenziale.

In questa rubrica vorremmo imparare a stare in ascolto dei tanti Pip che incontriamo nelle nostre giornate, che abitano i nostri gruppi, che vivono nelle nostre famiglie e nelle nostre classi. Affronteremo le domande che come educatori ci facciamo, nel desiderio di essere all'altezza di una responsabilità di cui riconosciamo l'importanza e il valore. E su queste domande cercheremo di riflettere, nel desiderio di scoprire che cosa i giovanissimi e i giovani ci stanno dicendo, come ci stanno provocando, in che modo ci chiedono di aiutarli a crescere. E vorremmo raccontarci tutto questo.

Questa rubrica vuole essere uno spazio aperto di dialogo e di confronto, in cui accoglierci con i nostri interrogativi, con le nostre scoperte, con le cose che impariamo dai più giovani mettendoci in ascolto dei loro mondi.

Noi abbiamo fatto il primo passo; ora aspettiamo i vostri.

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