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febbraio 2026, intorno alle ore 21:50 circa, una signora con passo
lento ma sicuro calca il parco dell’Ariston accompagnata dal figlio
e da Carlo Conti.
È Gianna Capaldi Pratesi, ex-gelataia di Chiavari (GE) con un’età che forse dice già tutto, centocinque anni. Scritta in cifre non avrebbe reso a pieno, perché per raccontare una vita tanto lunga serve ogni lettera di questa parola, nonostante lei abbia simpaticamente e saggiamente affermato che in fondo l’età “tanto non serve a niente”. Gioie, dolori, ricordi d’infanzia, sogni adolescenziali, lacrime, risate, questa donna avrà sicuramente provato tutto questo e molto altro.
Ma perché un ospite così atipico all’interno del grande festival della canzone italiana? Perché altrettanto grande, se non addirittura immenso, è stato un momento molto particolare vissuto da Gianna il 2 Giugno 1946, il primo voto nazionale delle donne italiane dopo il suffragio universale del 1945 (alcuni mesi prima si svolsero diverse amministrative). Circa 12 milioni di donne contribuirono a dare i natali alla nostra Repubblica e tra queste c’era proprio lei, giovane e probabilmente non pienamente cosciente di cosa stesse realmente accadendo. Il suo arrivo sul palco è una dolce carezza (in onore degli 80 anni della Repubblica), genuino il suo stupore nel constatare quante persone ci fossero in platea, ma allo stesso tempo la calma e serenità di non farsi prendere dal panico rispetto ad una manifestazione che fa tremare le ginocchia a molti multiplatinati.
Incalzata dal conduttore per andare al cuore ed al perché della sua presenza, Gianna fa un po’ orecchie da mercante poiché ci tiene a raccontare la sua vita, le sue gesta sportive amatoriali, le sue passioni (pittura e pianoforte), l’abitudine di leggere ancora oggi senza occhiali i suoi quotidiani preferiti, insomma tutto il copione di una nonna qualunque di cui sono piene le case un po’ di tutti, che dolcemente prova a congelare il passato per poi consegnarlo a chi è disposto a darle ascolto ma soprattutto a custodirlo. Dopo aver sottolineato, in modo deciso e forte, il suo ovvio voto espresso allora, Carlo Conti le pone due domande ben precise: il segreto della longevità e cosa vorrebbe dire ai giovani. Un istante in cui il tempo si è fermato, erano tutti lì davanti al televisore ansiosi di ascoltare delle grandi verità, rivelazioni sorprendenti, consigli svolta-vita, ma nulla di tutto ciò è arrivato, o almeno non in questo modo. Oltre alla bella gioventù vissuta, all’alimentazione sana e libera e al movimento continuo, la signora Gianna lancia due messaggi ai ragazzi: non essere severi con gli altri, cercare di capire la vita e volere bene. Tutto qui, pochi concetti semplici, forse per alcuni un po’ banali ma profondamente veri.
Oggi nel mondo che viviamo scandito sempre più da confusione ed individualismo, ai ragazzi ci si dimentica di ricordare e trasmettere queste cose che dovrebbero essere così naturali da dover rendere superfluo il parlarne. Non è stato rivelato nessun mistero, bensì sono stati evidenziati degli aspetti oramai sacrificati e snobbati dalla società attuale, ma sono proprio loro che mancano, l’amore reciproco, la misericordia fraterna verso chi ci è accanto e la volontà di provare a leggere ciò che accade dentro e fuori di noi, che poi è quasi sempre un processo circolare. Una donna alla soglia dei 106 anni (li compirà il 16 marzo) ha sfruttato l’occasione della vita per dire solo questo, amate e guardate, perché oramai è diventato più facile odiare e nessuno è più disposto a vedere oltre la punta del proprio naso con la mano tesa.
Grazie nonna Gianna.
È Gianna Capaldi Pratesi, ex-gelataia di Chiavari (GE) con un’età che forse dice già tutto, centocinque anni. Scritta in cifre non avrebbe reso a pieno, perché per raccontare una vita tanto lunga serve ogni lettera di questa parola, nonostante lei abbia simpaticamente e saggiamente affermato che in fondo l’età “tanto non serve a niente”. Gioie, dolori, ricordi d’infanzia, sogni adolescenziali, lacrime, risate, questa donna avrà sicuramente provato tutto questo e molto altro.
Ma perché un ospite così atipico all’interno del grande festival della canzone italiana? Perché altrettanto grande, se non addirittura immenso, è stato un momento molto particolare vissuto da Gianna il 2 Giugno 1946, il primo voto nazionale delle donne italiane dopo il suffragio universale del 1945 (alcuni mesi prima si svolsero diverse amministrative). Circa 12 milioni di donne contribuirono a dare i natali alla nostra Repubblica e tra queste c’era proprio lei, giovane e probabilmente non pienamente cosciente di cosa stesse realmente accadendo. Il suo arrivo sul palco è una dolce carezza (in onore degli 80 anni della Repubblica), genuino il suo stupore nel constatare quante persone ci fossero in platea, ma allo stesso tempo la calma e serenità di non farsi prendere dal panico rispetto ad una manifestazione che fa tremare le ginocchia a molti multiplatinati.
Incalzata dal conduttore per andare al cuore ed al perché della sua presenza, Gianna fa un po’ orecchie da mercante poiché ci tiene a raccontare la sua vita, le sue gesta sportive amatoriali, le sue passioni (pittura e pianoforte), l’abitudine di leggere ancora oggi senza occhiali i suoi quotidiani preferiti, insomma tutto il copione di una nonna qualunque di cui sono piene le case un po’ di tutti, che dolcemente prova a congelare il passato per poi consegnarlo a chi è disposto a darle ascolto ma soprattutto a custodirlo. Dopo aver sottolineato, in modo deciso e forte, il suo ovvio voto espresso allora, Carlo Conti le pone due domande ben precise: il segreto della longevità e cosa vorrebbe dire ai giovani. Un istante in cui il tempo si è fermato, erano tutti lì davanti al televisore ansiosi di ascoltare delle grandi verità, rivelazioni sorprendenti, consigli svolta-vita, ma nulla di tutto ciò è arrivato, o almeno non in questo modo. Oltre alla bella gioventù vissuta, all’alimentazione sana e libera e al movimento continuo, la signora Gianna lancia due messaggi ai ragazzi: non essere severi con gli altri, cercare di capire la vita e volere bene. Tutto qui, pochi concetti semplici, forse per alcuni un po’ banali ma profondamente veri.
Oggi nel mondo che viviamo scandito sempre più da confusione ed individualismo, ai ragazzi ci si dimentica di ricordare e trasmettere queste cose che dovrebbero essere così naturali da dover rendere superfluo il parlarne. Non è stato rivelato nessun mistero, bensì sono stati evidenziati degli aspetti oramai sacrificati e snobbati dalla società attuale, ma sono proprio loro che mancano, l’amore reciproco, la misericordia fraterna verso chi ci è accanto e la volontà di provare a leggere ciò che accade dentro e fuori di noi, che poi è quasi sempre un processo circolare. Una donna alla soglia dei 106 anni (li compirà il 16 marzo) ha sfruttato l’occasione della vita per dire solo questo, amate e guardate, perché oramai è diventato più facile odiare e nessuno è più disposto a vedere oltre la punta del proprio naso con la mano tesa.
Grazie nonna Gianna.
