 8 agosto 2026 Ciao, ben ritrovato su Tessere, la newsletter del Chiostro curata dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”! Pochi giorni fa, a Bari, abbiamo vissuto insieme l’esperienza di Orizzonti mediterranei: giornate intense di incontro, ascolto e confronto, in cui abbiamo sperimentato come il dialogo possa trasformarsi in un autentico esercizio di fraternità. È proprio da questa esperienza, di cui sicuramente avrai letto molti contenuti sul Chiostro e sui social dell’Ac, che prende avvio questo numero. In un tempo in cui le cronache sembrano raccontare soprattutto guerre e divisioni, abbiamo bisogno di riscoprire e comunicare una verità spesso dimenticata: la fraternità non è un’utopia. È una possibilità concreta che attraversa la storia e che grandi uomini e donne di tutte le fedi hanno saputo testimoniare. Cristiani e musulmani, attingendo alle proprie radici spirituali, possono scoprirsi compagni di strada nell’edificazione della pace. Ce ne ha parlato Shahrzad Houshmand Zadeh, lettrice di lingua e letteratura persiana all’Università Sapienza di Roma, al convegno internazionale Pax et bonum. Nel segno di San Francesco lo scorso 7 giugno. In questa newsletter ti riproponiamo una parte del suo intervento per mostrarti quel filo d’oro che lega Francesco d’Assisi ad alcune delle più alte espressioni spirituali dell’Islam. Un inedito ponte tra le religioni, fatto di contemplazione del creato, umiltà e preghiera, come premessa di pace e fratellanza. Buona lettura!
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Il dialogo come prassi di fraternità, prospettive islamiche per una convivenza globale
di Shahrzad Houshmand Zadeh
La fraternità non nasce soltanto dal confronto tra le religioni, ma anche dalla riscoperta di un patrimonio spirituale condiviso. È in questa prospettiva che si colloca la riflessione che segue.Il Pensiero dei Pontefici: Cultura e UnitàQuesto cammino di pace ha bisogno di ponti culturali. Nelle parole dei pontefici emerge la necessità di una cultura accogliente. Papa Leone XIV il 14 maggio scorso all’Università “La Sapienza” di Roma[1] ha incentrato il suo intervento sulla cultura come spazio di incontro e non di scontro: «L’università è per sua natura il luogo in cui le differenze si incontrano non per scontrarsi, ma per arricchirsi reciprocamente. La vera sapienza non è mai escludente, ma inclusiva: essa riconosce in ogni cultura, in ogni pensiero orientato al bene, un frammento dell’unica verità che unisce la famiglia umana». E la sua Lettera enciclica Magnifica humanitas[2] risuona come un inno alla cooperazione globale e al disarmo dei cuori: «Guardiamo all’umanità non come a un insieme di nazioni separate da confini e interessi, ma come a una magnifica e polifonica espressione dell'amore creativo. Ogni popolo, ogni tradizione spirituale apporta una nota unica a questo immenso concerto. È dovere di ogni uomo di buona volontà custodire questa armonia, disarmando i cuori e costruendo una civiltà dell’amore, dove l'unica vera legge sia la solidarietà vicendevole».L’incontro a Damietta tra Francesco e il SultanoQuesto legame spirituale nasce a Damietta nel 1219 nell’incontro pacifico tra Francesco e il Sultano al-Malik al-Kamil, ed è fiorito nel nostro presente attraverso passaggi storici e istituzionali di immensa portata inclusiva.
Le cronache dell’epoca ci ricordano che accanto al Sultano vi era un saggio consulente spirituale, l’anziano sufi Fakhr al-Din al-Farisi. Egli non vide in Francesco un nemico o un infedele, ma ne riconobbe immediatamente la statura autentica di mistico, proprio perché l’Islam stesso ha vivo e centrale nella sua mistica il concetto di faqir (il “povero”), colui che si svuota di ogni possesso materiale e dell’ego per essere colmato solo da Dio. L’assoluta povertà e l’umiltà del Poverello d’Assisi risuonarono così come un linguaggio familiare e venerabile agli occhi dei saggi musulmani. A testimonianza di questo profondo legame, San Francesco portò con sé al suo ritorno un dono prezioso fattogli dal Sultano: un corno d’avorio. Colpito profondamente dall'usanza islamica dell’Adhan - l’appello alla preghiera cantato dal muezzin -, Francesco decise di utilizzare quel corno proprio per radunare il popolo e invitare i fedeli cristiani alla lode di Dio e alla preghiera, fondendo i costumi dei due mondi in un unico richiamo spirituale.Il Documento sulla Fratellanza UmanaFirmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, il testo del Documento sulla Fratellanza Umana[3] rappresenta la continuazione ideale del viaggio di Damietta. «La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere».Le voci dei Papi e del Concilio Vaticano IILa via del dialogo è stata tracciata con vigore anche dai predecessori di Francesco, che hanno ribadito il legame indissolubile tra la fede in Dio, la pace e il rispetto reciproco tra le diverse tradizioni religiose, come Papa San Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 alla Giornata mondiale di Preghiera per la Pace[4], e Papa Benedetto XVI in un incontro a Colonia nel 2005.[5]La via del dialogo è stata tracciata con vigore anche dai predecessori di Francesco, che hanno ribadito il legame indissolubile tra la fede in Dio, la pace e il rispetto reciproco tra le diverse tradizioni religiose, come Papa San Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 alla Giornata mondiale di Preghiera per la Pace[4], e Papa Benedetto XVI in un incontro a Colonia nel 2005.Tornando indietro di circa sessant’anni leggiamo un documento offerto dai grandi padri del Concilio su questo argomento. La Dichiarazione “Nostra Aetate” del Concilio Vaticano II esprime infatti un profondo e solenne riconoscimento della fede islamica e si configura come la pietra miliare del dialogo interreligioso contemporaneo: «Se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».[6]La lode delle Creature e del Cosmo: Francesco e la SahifaSe guardiamo la storia con gli occhi del cuore, ci accorgiamo che esiste un filo d’oro invisibile che unisce le epoche, le culture e le religioni. È il filo della pace, dell’abbraccio fraterno che supera i confini per ricordarci che siamo tutti foglie della stessa umanità. Questo viaggio tra parole e anime dimostra come la vera spiritualità parli sempre lo stesso linguaggio pacifico e inclusivo.Nel XIII secolo, San Francesco rivoluziona l’Occidente cantando la lode a Dio attraverso la natura e le sue mutazioni. Cinque secoli prima, in Oriente, l’Imam Zayn al-Abidin (659–713 d.C.) il pronipote del profeta Mohammad scriveva la Sahifa al-Sajjadiya, dove il cosmo non è uno sfondo inerte, ma uno specchio solenne della maestà divina. Nella preghiera per il Giorno e la Notte, l’Imam contempla il moto incessante del tempo e degli astri come creature sottomesse all’ordine d’amore del Creatore, anticipando perfettamente la lode cosmica.
San Francesco d’Assisi: «Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bello e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et omne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento».[7]Imam Zayn al-Abidin: «Sia lode a Dio che ha creato la notte e il giorno con la Sua potenza, e li ha distinti con la Sua forza, e ha stabilito per ciascuno di essi un confine preciso e un limite fisso. Egli fa entrare l'una nell'altro e l'altro nell'una, per un sostentamento che Egli elargisce ai Suoi servi e per la crescita delle loro creature. Ha creato per loro la notte, affinché in essa riposino dalle fatiche e dai movimenti stancanti, e ne ha fatto un manto di pace; e ha creato per loro il giorno, colmo di luce, affinché in esso cerchino la Sua grazia e camminino verso il Suo sostentamento... Egli guida i cieli e costringe gli astri a muoversi per l'utilità del mondo. Sia lode a Dio per queste meraviglie intessute nel tempo, lode che non ha fine e che risuona nel coro incessante di tutto il creato».[8]Lo svuotamento dell’ego e l’umiltà: Francesco e i Salmi dell’IslamSia Francesco che l’Imam Zayn al-Abidin sanno che l’orgoglio umano è la radice di ogni separazione e violenza. Entrambi hanno vissuto traumi immensi - la guerra per Francesco, il massacro della sua famiglia a Kerbala per l'Imam - e hanno risposto spogliandosi del proprio “io” per fare spazio a Dio. Nelle Lodi di Dio Altissimo di Francesco e nelle Munajat (Preghiere intime) della Sahifa, la struttura litanica degli attributi divini è identica.
San Francesco d’Assisi: «Tu sei santo, Signore solo Dio, che fai cose mirabili. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo... Tu sei amore, carità; Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine; Tu sei sicurezza, Tu sei quiete...».[9]
Imam Zayn al-Abidin: «Mio Dio, i miei peccati mi hanno rivestito dell'abito dell'umiliazione... O Tu che sei il Paradiso dei poveri e dei bisognosi, io non ho nulla se non la mia povertà da offrirti. [...] Tu sei la delizia del mio cuore quando sono terrorizzato, Tu sei la mia quiete quando sono solo, Tu sei il mio rifugio...».[10]La danza dell’amore e la morte: Francesco e RumiContemporaneo di Francesco, Gialal al-Din Rumi (1207–1273) canta l’universo come un immenso ballo guidato dall’Amore. Quando Francesco accoglie la morte chiamandola “sorella”, Rumi le risponde chiamandola “notte di nozze” (Shab-i Arus), il momento in cui la goccia d'acqua torna finalmente all’oceano.
San Francesco d'Assisi: «Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare... beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male».[11]
Rumi: «Quando vedrai il mio feretro, non dire: “Che separazione!”. Per me quel momento è l’incontro e l’abbraccio eterno. Quando mi caleranno nella tomba, non dire: “Addio, addio!”. La tomba non è che un velo che nasconde il banchetto di nozze».[12]La gioia del creato e il canto armonioso: Francesco e RumiPer entrambi questi mistici, la vicinanza a Dio non si esprime attraverso una fede cupa o severa, ma esplode in una gioia incontenibile e in un canto che coinvolge l’universo intero. Francesco, l’infiammato “giullare di Dio”, usava spesso due legnetti a mo’ di archetto per mimare il suono di una viola e cantare in francese le lodi del Signore, invitando fiumi, uccelli e stelle a fare festa con lui. Rumi risponde dall’Oriente elevando la poesia e la musica (Sama') a vie maestre di preghiera: per il maestro persiano, l'intero cosmo è una danza armonica guidata dall'Amore divino, dove ogni atomo canta la gioia di appartenere al Creatore.
San Francesco d’Assisi: «Altissimo, omnipotente, bon Signore, tue so' le laude, la gloria e l'onore et omne benedictione... Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature... Concedi a noi, tuoi servi, di portare la tua gioia nel mondo, affinché quanti ci ascoltano possano cantare con noi la lode del tuo nome eterno e misericordioso».
Rumi: «Ascolta i musicisti dell'universo[13], guarda come ogni foglia batte le mani in segno di festa! Il cielo danza, la terra danza, le anime pure cantano la melodia dell'Unito. Questa armonia è il respiro stesso di Dio. Entra in questo coro, unisciti alla lode cosmica, poiché la gioia dell'Amore è l'unica vera realtà».[14]Un solo coro di FratellanzaTutti questi scritti formano un unico, splendido arazzo. Ci dimostrano che quando l’uomo scende nel profondo del suo cuore, non trova motivi di divisione, ma unicamente il desiderio di amare ed essere amato. Francesco, l’Imam Zayn al-Abidin e Rumi ci invitano a essere “costruttori di ponti” e a riconoscere nell'altro, chiunque esso sia, un riflesso dello stesso, identico soffio di vita. Allora oltre il dialogo c'è l’incontro, è vivo il riconoscimento reciproco e l’abbraccio in Dio per il bene comune dell’unica famiglia umana e per una convivenza globale in gioia e pace.
[1] Visita pastorale di Leone XIV all’Università “Sapienza” di Roma [2] Lettera Enciclica Magnifica Humanitas [3] Documento sulla Fratellanza Umana [4] Discorso ai rappresentanti delle comunità cristiane ed ecclesiali e delle altre religioni, Assisi, Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace, 27 ottobre 1986 [5] Discorso ai rappresentanti di alcune comunità musulmane, Colonia (Giornata Mondiale della Gioventù), 20 agosto 2005 [6] Dichiarazione "Nostra Aetate" sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Concilio Vaticano II, Sezione 3 (La religione musulmana), 28 ottobre 1965 [7] Fonti Francescane (FF), numero 263 (Il Cantico delle Creature) [8] Sahifa al-Sajjadiya, Preghiera 6 (Preghiera per il Mattino e la Sera) [9] Fonti Francescane (FF), numero 261 (Lodi di Dio Altissimo) [10] Sahifa al-Sajjadiya, Munajat al-Ta'ibin (Preghiera dei Penitenti) e Munajat al-Dhakirin (Preghiera dei Ricordanti). [11] Fonti Francescane (FF), numero 263 (Il Cantico delle Creature [12] Divan-i Shams-i Tabrizi (Il Canzoniere), Ghazal sulla Morte [13] Fonti Francescane (FF), numero 263 (Dalle introduzioni e varianti del Cantico delle Creature e dei Fioretti) [14] Divan-i Shams-i Tabrizi (Il Canzoniere), Odi sulla Gioia e sul Sama'
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Alcune segnalazioni prima di salutarciChe tu stia leggendo questa newsletter dalla montagna, dal mare o da una meta delle tue vacanze, speriamo di averti fatto compagnia con qualche spunto di riflessione. Se hai ancora qualche minuto, ti proponiamo qualche altro contenuto. Inoltre, per trasformare la riflessione in scelta concreta, ti segnaliamo la raccolta firme “Un’altra difesa è possibile” per l'istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. È un'iniziativa che va nella direzione di valorizzare le politiche di pace, affiancandosi alla campagna per l’istituzione del Ministero della Pace promossa dall’Azione cattolica. Ti invitiamo a leggere il contenuto della proposta e ad aggiungere la tua firma! Visto che è estate, in questo numero abbiamo due podcast da consigliarvi. Se ti va di approfondire l’incontro di Damietta, ascolta “Francesco l’uomo disarmato”, l’episodio 1 del podcast di Avvenire Non è Francesco. Se vuoi riflettere sul tema della pace e del disarmo, ti consigliamo Ripudia, il podcast di Chora Media per Emergency.
Di dialogo, religioni, fraternità e Mediterraneo abbiamo parlato molto in queste settimane, soprattutto in preparazione all’incontro di Bari. Sul Chiostro puoi recuperare tutti gli articoli da “Orizzonti mediterranei”. A questi temi abbiamo dedicato l’ultima edizione di Segno nel mondo, con interviste e approfondimenti. Infine, ti consigliamo di non perderti “Tra cambiamenti climatici e la rivoluzione della gratuità”, l’ultima puntata di Controtempo, il podcast del Presidente AC Giuseppe Notarstefano: ascoltala sul Chiostro e su tutte le piattaforme! Per questo mese è tutto. Buona estate!
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