 8 luglio 2026 Ciao, ben ritrovato su Tessere, la newsletter del Chiostro curata dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”! In questo nuovo numero ci soffermiamo su una parola che hai sicuramente sentito spesso nel dibattito pubblico, ma che oggi richiede più che mai di essere compresa nella sua portata concreta: sostenibilità. A ormai pochi anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, il percorso verso uno sviluppo più giusto e inclusivo si confronta con sfide sempre più complesse: crisi internazionali, crescenti disuguaglianze, cambiamenti climatici e un multilateralismo messo a dura prova. Il contributo di questo mese, a cura di Riccardo Moro, economista e membro del Consiglio scientifico dell’Istituto Toniolo, ci accompagna a leggere gli esiti e i nuovi orizzonti aperti dalla Conferenza di Siviglia (IV Conferenza Internazionale sul Finanziamento allo Sviluppo - FfD4), svoltasi un anno fa, dal 30 giugno al 3 luglio 2025 in Spagna. Nel tempo della crisi del multilateralismo, questo contributo ci invita a riflettere sulla dimensione dell’Agenda legata alle risorse finanziarie, e ci illustra il contenuto concreto del nuovo impegno internazionale per poter raggiungere gli obiettivi. Buona lettura!
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Realizzare l’Agenda 2030: le sfide finanziarie a un anno della Conferenza ONU di Siviglia
di Riccardo Moro
La comunità internazionale ha scelto nel 2015 di impegnarsi nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. In questa prospettiva, ogni paese definisce una agenda per creare condizioni complessive di sostenibilità ora e per le generazioni future. L’obiettivo è ambizioso, ma tutti i membri delle Nazioni Unite, sia pure con intensità diverse, sono impegnati nelle Agende nazionali. Questo impegno globale ha fatto sì che l’attenzione alla sostenibilità nelle sue diverse dimensioni sociale, economica e ambientale, si sia gradualmente diffusa, coinvolgendo società civile, università e mondo delle imprese e degli operatori finanziari, che oggi si misurano con i parametri ESG (Environmental, Social, Governance).Si assiste insomma ad una sorta di generale consenso verso la necessità di muoversi verso lo sviluppo sostenibile in un quadro condiviso, nel quale non mancano però gravi voci dissonanti, come l’attacco furioso dell’Amministrazione Trump contro il sistema multilaterale e contro l’istituzione stessa delle Nazioni Unite, seguito e condiviso da crescenti populismi e nazionalismi in varie parti del mondo. Diventa importante quindi che l’impegno in questi ultimi quattro anni di implementazione dell’Agenda sia efficace, per creare un clima positivo nel 2030 che permetta di lanciare una nuova fase di impegno. La vulnerabilità di miliardi di donne e uomini, infatti, è ancora troppo alta, molte disuguaglianze rimangono scandalose e le minacce alla salute del pianeta, che vediamo anche nel cambiamento del clima, continuano ad essere gravi.Uno degli ostacoli principali alla realizzazione dell’Agenda è quello legato alle risorse finanziarie. Per questo la comunità internazionale ha avviato le Conferenze delle Nazioni Unite per il finanziamento dello sviluppo, FFD (in inglese Financing for Development). L’ultima si è svolta un anno fa a Siviglia per affrontare i nodi principali per realizzare l’ultima fase dell’Agenda 2030.
Il percorso verso la Conferenza di Siviglia
📷 Credits: Shutterstock La prima Conferenza Internazionale ONU sul finanziamento dello sviluppo, nel gergo FFD 1, si svolse a Monterrey nel 2002 con l’approvazione del Monterrey Consensus. Il titolo indicava esplicitamente che era terminato il tempo del Washington Consensus, il processo informale per cui le decisioni di Banca Mondiale (BM) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), che hanno entrambe sede a Washington, venivano concordate con la Casa Bianca. FFD 1 si svolge in una stagione di grandi speranze. Le campagne giubilari sul debito, lanciate alla fine degli anni ’90, avevano ottenuto cancellazioni del debito di molti paesi e cambiamento delle politiche. Le politiche di aggiustamento strutturale, liberalizzazioni selvagge e tagli della spesa sociale, imposte fino ad allora da Banca e Fondo ai paesi a basso e medio reddito, vennero cancellate. Avevano fallito, impoverendo i paesi del Sud globale, e nel 1999 vennero sostituite dalle Strategie di riduzione della povertà che promuovevano invece spesa sociale e ruolo attivo dello stato. L’anno successivo l’ONU lanciò i Millennium Development Goals (MDG) per “dimezzare la povertà nel pianeta entro il 2015” e, nel marzo 2002, organizzò la prima Conferenza FFD per finanziare gli Obiettivi, cui seguì qualche anno dopo FFD 2 per verificare gli impegni.Nel 2015, allo scadere degli MDG, le Nazioni Unite varano l’Agenda 2030 e nel mese di luglio dello stesso anno celebrano FFD 3 ad Addis Abeba, per finanziare la nuova stagione.Nel 2025, dieci anni dopo, si svolge FFD 4 a Siviglia, in un’atmosfera molto diversa da quella di Monterrey e di Addis. La preparazione inizia con un’ampia partecipazione di attori istituzionali, società civile e settore privato. Il primo draft del documento finale è interessante e apre buone prospettive. I governi occidentali sono relativamente freddi e il gruppo africano spinge per maggiori aperture. Il dibattito è acceso. L’elezione di Trump cambia il clima. Il dibattito si muove a colpi di veti e le successive versioni del draft finale ne riducono la prospettiva, per cercare di assecondare le nuove posizioni USA. Si arriva ad un testo finale molto meno ambizioso, che viene approvato a distanza dalle delegazioni la settimana che precede la Conferenza.Pochi giorni dopo gli USA, seguiti immediatamente dall’Argentina di Milei, annunciano che non parteciperanno alla Conferenza e non firmeranno il documento finale. Questo viene irritualmente approvato all’avvio della Conferenza, che prosegue in una condizione strana, in cui il consistente disagio per l’assenza USA genera una partecipazione effettivamente più coesa, ma non di buon auspicio per il futuro del multilateralismo.
Le conclusioni di Siviglia a un anno dalla Conferenza
📷 Credits: Shutterstock In termini sintetici, il Compromiso de Sevilla, il documento finale della Conferenza FFD 4, ha rilanciato, nonostante il disimpegno USA, l’impegno internazionale in tre direzioni, che insieme incidono su quello che viene chiamato lo spazio fiscale dei governi, cioè la disponibilità di risorse e l’autonomia per gestirle.La prima direzione è la più semplice, quella del rinnovo degli impegni internazionali. Richiamato il principio delle common but differentiated responsibilities presente nell’Agenda 2030, FFD 4 ha ribadito l’importanza di mantenere gli impegni dei paesi ad alto reddito assunti in sede ONU e nelle COP legate agli Accordi di Parigi sul clima: contribuire alla cooperazione internazionale con lo 0,70% del proprio PIL e, complessivamente, raggiungere entro il 2030 contributi per 300 miliardi di dollari l’anno per il finanziamento delle politiche sul clima. Si tratta di impegni che era importante ribadire e che tuttora rimangono disattesi. Le stime OCSE, infatti, parlano di una nuova riduzione nel 2025 dei fondi per la cooperazione.La seconda direzione è quella della tassazione. Il prelievo fiscale è la prima forma di finanziamento di uno stato. Non è soggetta a vincoli o condizionalità imposti dall’esterno e può essere utilizzata in autonomia dai governi secondo le scelte democratiche espresse dai parlamenti. Per i paesi a basso reddito, però, non è sufficiente a finanziare i servizi necessari. Molti attori privati multinazionali, poi, si sottraggono alla corresponsabilità fiscale, trasferendo i profitti nei paesi a minor prelievo, quando non nei paradisi fiscali. Siviglia ha ribadito la necessità di approvare una Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul coordinamento fiscale il cui negoziato è in corso. La Convenzione dovrebbe costituire uno strumento efficace per un sistema fiscale internazionale più coordinato e più vincolante.La terza direzione è la più ampia: il rinnovo dell’architettura finanziaria internazionale. Tutti i paesi devono finanziarsi oltre il prelievo fiscale. Negli ultimi 15 anni però il debito ha creato di nuovo situazioni di insostenibilità che si traducono in servizi mancati e aumento della vulnerabilità e delle disuguaglianze.FFD 4 impegna alla revisione dei criteri di sostenibilità del debito, che permettano da un lato di erogare nuovi prestiti sostenibili e dall’altro di definire quando intervenire con cancellazioni. Inoltre, poiché queste relazioni sono spesso squilibrate, definisce la creazione di una Borrowers’ Platform, che permetta maggiore sinergia tra i debitori. Promuove un registro di tutti i prestiti, con i creditori pubblici e con i privati, che consenta trasparenza e adeguata valutazione della sostenibilità. Sposta il baricentro del dibattito su debito e sustainable lending dalle sedi di Banca e Fondo, che sono parte in causa, alle Nazioni Unite, dove tutti seggono con lo stesso ruolo. Viene proposto quindi un percorso intergovernativo per costruire il consenso intorno alla nuova architettura. Ruolo importante, infine, è assegnato alle Banche di sviluppo, multilaterali e nazionali (in Italia la Cassa Depositi e Prestiti) che possono costituire uno strumento prezioso di convergenza tra settore privato e programmazione pubblica.A Siviglia ci si è impegnati a riunirsi ogni anno nel FFD Forum per condividere le realizzazioni. Il primo, svolto a New York nel mese di maggio è stato ancora interlocutorio e ha rinviato al Forum del prossimo anno la presentazione dei risultati. Per ora la Piattaforma dei debitori non è stata ancora formalizzata, il registro è stato avviato dalla Banca Mondiale, ma non ancora completato. Il processo intergovernativo si muove con molta cautela, perché una resistenza seria è opposta dalla Cina e dai creditori privati che si muovono con logiche di profitto e sono restii a convenire su accordi orientati alla solidarietà.Un giudizio più definito si potrà articolare fra un anno. Per ora si può fare una considerazione sull’Italia e sull’Unione Europea. I paesi europei hanno deciso di muoversi insieme e hanno spesso mostrato molta cautela nel procedere. Il loro atteggiamento è spinto dal timore che cercare soluzioni nuove possa rivelarsi inefficace e indebolire ulteriormente i pochi strumenti esistenti. Sul debito evitano di procedere con cancellazioni o riduzioni unilaterali per evitare che le risorse liberate vengano usate dai debitori per pagare altri creditori meno disponibili, che sarebbero gli unici a beneficiare di queste iniziative. Tutto ciò è comprensibile, ma questo atteggiamento dà all’UE l’immagine di retroguardia di chi, in un mondo in cambiamento, non vuole rinunciare al potere che ancora ha. In realtà proprio la migliore tradizione europea, che ha generato attenzione ai diritti e promosso cooperazione internazionale, dovrebbe muovere l’UE a una iniziativa maggiore, capace di provocare la comunità internazionale e gli attori più resistenti. Vi è insomma uno spazio notevole da giocare, ma occorre una coesione interna europea che ancora non c’è. Una coesione a cui anche il nostro paese dovrebbe concorrere, senza dare spazio a iniziative nazionali slegate, che spesso generano confusione che fanno il gioco di chi, dentro e fuori Europa, promuove populismi spregiudicati.
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Alcune segnalazioni prima di salutarciAspetta! Prima di darci appuntamento al mese prossimo, ti suggeriamo alcuni spunti di interventi, iniziative e approfondimenti. Per rimanere aggiornato sui temi dello sviluppo e della sostenibilità, consulta il sito Cambiarelarotta.it: riguarda la campagna che vuole trasformare il debito in speranza, per costruire una nuova sensibilità e disponibilità all’impegno con le comunità e i territori. Anche l’Azione cattolica italiana e l’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” sono tra i promotori di questa iniziativa! Suggerimenti "extra": Lo abbiamo scritto dappertutto, ma forse tu non te ne sei ancora accorto: è disponibile l’App del Chiostro. Corri a scaricarla: potrai avere a portata di mano articoli, podcast, video, e anche questa newsletter! 

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Infine, ti segnaliamo tre uscite sul Chiostro che meritano attenzione: La prima riguarda il un nuovo episodio di Controtempo, il podcast del Presidente dell’Azione cattolica, che ci invita a riflettere sul Mediterraneo come spazio che interpella la nostra umanità. L’episodio prepara all’Incontro nazionale delle Presidenze diocesane e delle Delegazioni regionali Orizzonti mediterranei, che si terrà a Bari dal 30 luglio al 2 agosto. Il titolo dell’episodio è Mediterraneo, la convivialità delle differenze: lo puoi ascoltare su tutte le piattaforme audio e sull’App del Chiostro! La seconda segnalazione, invece, riguarda 2033, la rubrica del Chiostro che prova a ragionare sul futuro della Chiesa e del mondo attraverso il pontificato di Leone XIV verso il prossimo Giubileo del 2033. Rosario Carello, nel suo articolo Migranti ci guida nelle parole del Papa a Lampedusa. La terza segnalazione, infine, riguarda una nuova rubrica pensata per chi accompagna i giovani e gli adolescenti. Si chiama Pip e la scrivono Paola Bignardi, che studia il rapporto dei giovani con la spiritualità per l’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed Emanuele Fant, che inventa esperienze per esplorare domande di senso con gli adolescenti. Il perché di questo nome, Bignardi e Fant l’hanno raccontato nel loro primo articolo Cos’ha da dirci Pip, che delinea il mandato del progetto. Per questo mese è tutto. Buona estate e, per chi c’è, ci vediamo a Bari! 
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