 8 maggio 2026 Ciao, se ricevi questa newsletter è perché hai scelto di iscriverti a Tessere, allora innanzitutto lascia che ti ringraziamo per la fiducia! Questo è il primo numero di Tessere, una newsletter del Chiostro per la Pace, curata dell’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”! E questo che ricevi, non solo è il primo numero di Tessere, ma è proprio la prima uscita di una newsletter del Chiostro. Perciò non sappiamo bene come sia più efficace iniziare. Proviamo così: benvenuta, benvenuto, oggi iniziamo un viaggio insieme tra i fili della Pace. Come abbiamo raccontato nell’articolo di presentazione di questa novità editoriale, il giorno 8 ci ricorda l’invito del Fiac (Forum internazionale dell’Azione cattolica) a vivere un minuto per la pace ogni anno nel mese di giugno, in memoria dell’incontro di preghiera per la pace nei Giardini vaticani nel 2014. Oggi, poi, ricorre anche il primo anniversario dall’elezione al soglio pontificio di Papa Leone XIV. Un anno fa, alla sua prima benedizione “Urbi et Orbi”, salutò i fedeli con il saluto di Cristo risorto, «La pace sia con tutti voi», provocandoci a vivere fin dal suo primo saluto una «pace disarmata e disarmante, umile e perseverante». È proprio in questo orizzonte che nasce Tessere: uno spazio di approfondimento scientifico e culturale, pensato per leggere la complessità di questi tempi attraverso la grammatica del diritto e la profondità della dottrina sociale, senza farsi inghiottire dalle logiche odierne della semplificazione. Ad aprire questo primo numero è Sandro Calvani, Presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto Toniolo, ex diplomatico Onu, docente universitario e scrittore. Nel suo testo ci guida in una riflessione sul significato e sulla costruzione della pace, attraverso la suggestiva metafora della tessitura, proprio quella che abbiamo immaginato anche per il titolo di questa rubrica. A partire dall’esperienza concreta di territori un tempo segnati da violenza e conflitti, come i villaggi del Triangolo d’Oro, Calvani ci mostra che la pace non accade, ma si costruisce: è un lavoro paziente e collettivo, che richiede cura, competenza e responsabilità condivisa. In questa trama, la Carta dell’ONU diventa esempio vivo di diplomazia, sostenibilità e vera pace. Un filo che non deve spezzarsi, perché tiene insieme i popoli nel segno del dialogo e della convivenza. Buona lettura!
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Il telaio della pace
di Sandro Calvani

Credits: Shuterstock | Beto Santillan
Il mese scorso ho visitato alcuni villaggi del Triangolo d’Oro dove circa 50 anni fa si combatteva un terribile conflitto tra milizie di ribelli, narcotrafficanti, produttori di oppio ed eroina, trafficanti di persone, bande armate di etnie diverse che vivevano di abusi, violenza e criminalità organizzata; le forze dell’ordine erano impotenti. Il conflitto causò miseria diffusa, desertificazione quasi completa del territorio al confine tra Thailandia, Myanmar, Laos e Cina; migliaia di minori divennero vittime di sfruttamento del sesso commerciale e c’era almeno un tossicodipendente in ogni famiglia. Le scuole erano chiuse o distrutte, il servizio di salute pubblica inesistente. Nel 1975 la gente cambiò mentalità. Oggi, in quel vasto territorio, tutta la popolazione gode della pace che tutti costruiscono con la loro partecipazione. Diverse imprese sociali producono occupazione e reddito attraverso tessili di alta gamma, cibi gourmet, turismo sostenibile, produzione di ceramica e artigianato per la casa per i negozi Ikea. Tutti i bambini in età scolare frequentano scuole Montessori, il reddito delle famiglie è tra i più alti della Thailandia, mentre il tasso di criminalità è bassissimo. Il miracolo lo ha fatto la pace, voluta dalla gente con tale forza che nessun signore della guerra ha potuto opporsi. Mentre osservavo i risultati del cambio di mentalità ho visitato una fabbrica tessile gestita da una cooperativa di donne dove si producono tessuti di alta moda per collezioni vendute in tutto il mondo. L’osservazione del lavoro molto complesso di una produzione in lino, seta e fibra di loto ha ammaliato i miei occhi e la mia mente. Da docente universitario di diritto internazionale, specializzato in riduzione dei conflitti, ho visto l’immagine della pace scorrere sui telai. Nel lavoro manuale silenzioso delle tessitrici, ho visto in 3D una rappresentazione dell'arte della diplomazia e della costruzione della pace: essa non è mai un atto di forza bruta, né un dialogo urlato, ma un esercizio di pazienza certosina, assimilabile proprio all'antica e nobile maestria di tessere su un telaio a pedali. Ho riconosciuto l’immagine della risoluzione di un conflitto come la creazione di un arazzo prezioso che permette di comprendere la delicatezza necessaria per riunire popoli divisi. 
Credits: Shutterstock
Il telaio della diplomaziaOgni processo di pace inizia con l'allestimento dell’ordito, quella serie di fili tesi verticalmente che rappresentano i principi fondamentali del diritto e della coesistenza pacifica. L’ordito è difficile da preparare e difficilissimo da maneggiare. Per prima cosa l’ordito va messo insieme superando la riluttanza a far stare insieme fili diversi e rifiutando in ogni momento la tentazione di buttare via quelli diversi. Poi, per metterlo sul telaio, l’ordito va preso con cura e contemporaneamente da più persone esperte, altrimenti si ingarbuglia in modo irreparabile; nessuno può farlo da solo, perché per compromettere questa prima mossa basta che un filo su cento si infili nel liccio sbagliato. L’ordito deve essere solido, tutti i fili devono avere la stessa tensione; deve essere ben distribuito attraverso i licci, altrimenti la struttura stessa del tessuto cederebbe subito alla minima pressione. Il diplomatico, come il tessitore, deve azionare i pedali con ritmo costante per sollevare alternativamente i fili, creando il passo — quel varco necessario affinché la navetta (o spola) possa scivolare da una parte all'altra. Poi parte la navetta che trasporta la trama, il filo orizzontale che rappresenta il dialogo quotidiano, il compromesso e la parola data. Se la navetta corre troppo velocemente o viene lanciata con rabbia, il filo rischia di aggrovigliarsi o spezzarsi, vanificando ore di meticoloso lavoro. La fragilità delle fibre diverseNel tessere tessuti di alta qualità si usano fibre miste e dunque diverse; la vera sfida sta nel conoscere bene la natura dei materiali trattati. Costruire la pace di qualità non è come lavorare la rozza canapa o il cotone; tocca invece intrecciare fibre che - prese una a una - sono di una fragilità estrema. La fibra di loto rappresenta la purezza delle intenzioni originali. Estratto dai gambi dei fiori, è un filo che richiede una manipolazione umida e delicatissima; se si secca a causa dell'indifferenza o del cinismo, si polverizza subito. Se si strappa si può riannodare, ma ogni nodo peggiora la qualità del tessuto. Il lino simboleggia la resistenza storica delle comunità. È forte ma poco elastico; se teso eccessivamente durante il passaggio nel pettine, si spezza senza preavviso. La seta rappresenta la fiducia reciproca: è lucente e preziosa, ma soggetta a sfilacciarsi se sfiorata da mani ruvide, disattente o inesperte. Ogni volta che la trama attraversa l’ordito, il tessitore deve usare il battente con estrema sensibilità per uniformare la parte di tessuto già realizzata. Una pressione troppo forte del pettine potrebbe schiacciare le fibre, creando un tessuto rigido e privo di vita; una pressione troppo debole lascerebbe buchi pericolosi nella struttura sociale, dove l’odio potrebbe tornare a infiltrarsi. L'armonia del prodotto finitoMentre l'opera avanza, il tessuto viene avvolto sul subbio, il grande cilindro che custodisce ciò che è già stato costruito. È qui che si vede la precisione del tempio, lo strumento che mantiene costante la larghezza del tessuto: senza di esso, i bordi tenderebbero a restringersi, portando al collasso dell'intera altezza della stoffa. In questa metafora, la pace non è mai un evento statico, ma un manufatto in divenire. Richiede che il tessitore sorvegli ogni singolo bozzolo di seta e ogni fibra di lino, pronto a riparare ogni nodo che si scioglie o ogni filo che si spezza. Solo attraverso questa cura quasi rituale, il passaggio incessante della navetta tra i fili dell'ordito può trasformare il caos delle fibre grezze e diverse in un mantello capace di proteggere e scaldare un'intera nazione. Le tessitrici che lavorano i tessuti più complessi, come il jacquard, il damasco e il broccato, devono muovere i pedali velocemente e senza errori in migliaia di posizioni accoppiate, come sulla tastiera di un piano. Infatti, per ricordarsi le sequenze complesse, le tessitrici spesso associano ogni passaggio a una cantilena che cantano in testa per non fare sbagli. Per gli architetti e gli artigiani della pace, la melodia da tenere sempre in mente nel guidare i negoziati di pace è la Carta delle Nazioni Unite; essa va pensata non solo come un documento legale fatto di regole da ravvivare, come se fosse solo la cimosa che impedisce lo sfilacciarsi dei tessuti. La carta ONU è anche il solido castello del telaio, la struttura portante che permette a tutti gli altri ingranaggi di funzionare in armonia. Se il telaio è la struttura portante della pace, il Diritto Internazionale è la tensione costante che mantiene i fili allineati, impedendo che il tessuto sociale globale si trasformi in una matassa informe e ingarbugliata. La Carta ONU: l'ordito universaleL'articolo 2 della Carta, che stabilisce l'uguaglianza sovrana degli Stati e l'obbligo di risolvere le controversie con mezzi pacifici, costituisce l'ordito fondamentale per tessere la pace. Questi fili longitudinali sono stati tesi nel 1945 con l'intento di non spezzarsi mai più sotto il peso di conflitti globali. Finora nessuno ha proposto un metodo alternativo. I licci della legalità: i vari organi delle Nazioni Unite agiscono come i licci nel telaio. Proprio come i licci, essi sollevano gruppi specifici di fili per creare il disegno; le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia guidano le relazioni tra i popoli, alzando o abbassando le "barriere" del diritto per permettere il passaggio della cooperazione. La navetta della mediazione: la diplomazia preventiva, citata nel Capitolo VI della Carta, è la navetta che viaggia instancabilmente tra i fili. Essa trasporta la trama del dialogo, assicurandosi che il contatto tra le nazioni non sia mai uno scontro frontale, ma un intreccio costruttivo. Lo stato di diritto come "tempio" e "pettine" del telaio della paceNessun tessuto può essere armonioso se la larghezza varia arbitrariamente. Qui interviene il Diritto Internazionale, che funge da tempio (lo strumento che mantiene costante l'ampiezza della stoffa). Esso assicura che nessuna nazione, per quanto potente, possa restringere il campo dei diritti altrui, mantenendo la "misura" della giustizia uguale per tutti i continenti. Il pettine del telaio, mosso dal battente, rappresenta invece l'applicazione delle norme. Ogni volta che un nuovo accordo viene siglato (una nuova riga di trama), il pettine deve battere con fermezza per consolidare il risultato. Se lo stato di diritto è debole e pieno di eccezioni, la "battuta" sarà fiacca e il tessuto della pace risulterà rado, fragile e permeabile alla violenza. Il trattamento delle fibre nobili sotto il dirittoL'integrazione delle norme internazionali permette di proteggere le fibre fragili. La seta dei diritti umani: il diritto internazionale agisce come l'appretto, la sostanza protettiva che riveste la seta. Senza la protezione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la fibra della dignità individuale si spezzerebbe al primo attrito con il potere statale. Il lino della sovranità: la sovranità è una fibra forte ma rigida. Il diritto internazionale fornisce i lubrificanti necessari (trattati, convenzioni, protocolli) affinché il lino possa piegarsi nel telaio della cooperazione senza subire fratture catastrofiche. Il loto dello sviluppo sostenibile: la pace moderna richiede di tessere anche la fibra del loto, che rappresenta l'ambiente e il futuro. La Carta dell'ONU, evolvendosi verso gli obiettivi di sviluppo, garantisce che questa fibra acquatica rimanga idratata dalla giustizia sociale, evitando che diventi secca e friabile. In definitiva, la pace costruita nei continenti non è il risultato di un singolo passaggio della navetta, ma della manutenzione continua del telaio. Ogni nodo riparato su un filo spezzato, attraverso l'arbitrato internazionale, è un trionfo della civiltà. Finché il subbio continuerà a raccogliere centimetro dopo centimetro di tessuto intatto, l'umanità potrà dire di aver trasformato la forza bruta nel raffinato arazzo della convivenza pacifica dei popoli. Tutti i passaggi che ho descritto sono ineludibili, non se ne può tagliare nemmeno uno. Se mai, se si vuol dare un’accelerata, sarebbe ora di liberarsi di un manipolo di despoti o aspiranti tali che bullizzano il resto del mondo senza tessere mai nulla di sostenibile.
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Alcune segnalazioni prima di salutarciPrima di darci appuntamento al mese prossimo, chiudiamo con alcune segnalazioni. Questa newsletter nasce per approfondire i temi della pace, ma anche per suggerire spunti e creare connessioni tra informazioni, iniziative, articoli, testi di approfondimento. La prima segnalazione è un appuntamento: il 7 giugno l'Istituto Toniolo, l’Azione cattolica italiana e il Forum internazionale di Ac organizzano il convegno internazionale “Nel segno di San Francesco. Diritto internazionale e fraternità”. L’appuntamento è alle ore 16 al primo piano di via Conciliazione 1, nello storico salone della Presidenza. Alle ore 20.30, poi, l’appuntamento è nei Giardini Vaticani per un momento di preghiera davanti all’ulivo piantato nel 2014 in occasione dell’incontro tra papa Francesco, il presidente israeliano Shimon Peres, quello palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I.
Se desideri approfondire il tema della pace, ti suggeriamo la lettura del libro Ministero della pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte. La proposta di istituire un Ministero della Pace è una questione su cui anche l’Azione cattolica e l’Istituto Toniolo hanno lavorato parecchio. Il Presidente Notarstefano, insieme ai Presidenti delle altre associazioni laicali italiane, ha presentato il progetto anche al Ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Sul Chiostro ne abbiamo parlato a lungo, ecco tre articoli da recuperare: 
Nella foto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani insieme ai Presidenti nazionali di Agesci, Acli, Azione cattolica, Comunità di Sant’Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Fraternità di Comunione e Liberazione; Movimento dei Focolari Italia, Movimento Cristiano Lavoratori; Ordine Francescano Secolare e Rinnovamento nello Spirito Suggerimenti "extra" vivamente consigliati. Se apprezzi questa newsletter, probabilmente ti interessa restare aggiornato sulle notizie del Chiostro e dell’Azione cattolica italiana: se non lo hai ancora fatto, unisciti al nostro Canale WhatsApp! Ogni settimana rilanciamo i contenuti più significativi che potresti esserti perso. Ormai lo abbiamo raccontato dappertutto, ma magari a te non è arrivata la notizia: il Chiostro in questi primi mesi del 2026 ha lanciato due podcast: Era un uomo mite, un podcast su Vittorio Bachelet nel centenario della sua nascita; Controtempo, un podcast del Presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana che esce il primo di ogni mese per affrontare una questione di attualità. Li puoi ascoltare sul Chiostro e su tutte le piattaforme podcast. Per questo numero è davvero tutto, ci sentiamo il mese prossimo, ciao!
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