Passa al contenuto

«Un’anima per l’Europa che vogliamo»

Pubblicato dall’editrice Ave il testo dell’Associazione Nuova Camaldoli per il futuro del nostro Continente
21/09/2026 di Matteo Maria Zuppi

Questo articolo è stato pubblicato su  

Pubblichiamo la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al volume “Un codice per una Nuova Europa” (Editrice Ave, 132 pagine), che ospita una post-fazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nel luglio del 2023, presso il monastero di Camaldoli immerso nel silenzio delle foreste secolari del Casentino, eravamo riuniti per ricordare gli ottant’anni di un atto straordinariamente coraggioso: un gruppo di giovani cattolici– giuristi, economisti, filosofi, uomini di fede e di cultura nel luglio del 1943, mentre in Italia come in Europa infuriava la guerra, scelsero di pensare al futuro senza arrendersi al presente. Grazie a loro nacque il Codice di Camaldoli: un manifesto super partes, un documento programmatico frutto di un atto di speranza, lucido, esigente e capace di mettere la persona al centro, proprio quando tutto sembrava precipitare rovinosamente senza vie d’uscita. 

In quell’occasione, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lanciai come un appello per qualcosa che sentivo urgente: sarebbe importante, dissi, rilanciare una Camaldoli europea, con partecipanti da tutta Europa, capace di parlare di democrazia e di futuro del nostro continente. Quella parola pronunciata a Camaldoli non è rimasta senza risposta. 

L’anno seguente, a Trieste, la Cinquantesima Settimana sociale dei cattolici italiani ha aperto una delle sue “Piazze della Democrazia” proprio attorno al tema europeo. A Trieste si respirava quella voglia di Europa che i sondaggi dicono viva – il novanta per cento dei cittadini europei vorrebbe un’Unione più capace di agire per la pace – e che tuttavia fatica a farsi sentire nelle stanze dei palazzi. Da quella piazza triestina è partito un processo che mi ha commosso e che tengo a riconoscere con gratitudine.

L’Associazione Nuova Camaldoli di Firenze ha convocato un cantiere di riflessione collettiva come forse non se ne vedevano dalla stagione costituente. Un processo che si è sviluppato dal basso, caratterizzato, da una fatica condivisa, paziente e plurale: oltre centoventi tra docenti universitari, giuristi, economisti, politologi, teologi, operatori sociali, appartenenti a una trentina di associazioni e movimenti ecclesiali e laici, hanno lavorato insieme per mesi, attraverso gruppi di lavoro, webinar, confronti pubblici e privati, con un metodo che non esito a chiamare sinodale. 

Il risultato è il documento che questo volume pubblica nella sua versione integrale, in lingua italiana e in lingua inglese: Un Codice per una Nuova Europa. Che cosa chiede, dunque, questa “Nuova Camaldoli” all’Europa? Le chiede di essere sè stessa. Le chiede di ricordare che è nata come risposta alla guerra, non come progetto di mercato. Le chiede di essere una “Unione di popoli” e non soltanto di burocrazie, di strategie economiche, finanziarie e monetarie, capace di agire per la pace e non soltanto di negoziare i propri interessi.

Le chiede di dotarsi di una vera politica estera comune, di una difesa condivisa che non sia puro riarmo, ma strumento di pace, perseguendo la forza del dialogo, della legge, del diritto internazionale. Le chiede di non dimenticare i più poveri, coloro che bussano alle sue porte portando sul volto la stessa speranza che portavano coloro che costruirono questa nostra casa comune. E le chiede, soprattutto, di avere Anima.