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Una pace che si fa presenza: il cammino della Custodia di Terra Santa

L'intervista a Gerusalemme del Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo.
08/01/2026 di Francesco Guaraldi | No comments yet
Custodia Terrae Sanctae
A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, che si aprirà con il mese della Pace, abbiamo incontrato  a Gerusalemme il Custode di Terra Santa, Fr. Francesco Ielpo, OFM. In questa breve chiacchierata, gli abbiamo chiesto quali sono le sfide concrete della Terra Santa, delle “pietre vive” che la abitano. Quali le sfide per i francescani e la Chiesa Madre di Gerusalemme. Come poter sostenere i Cristiani e i popoli che abita questa Terra, che rimane Santa per tutte le religioni Abramitiche.

Nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, Papa Leone XIV ha ricordato che «prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino». Come vive la Custodia (con frati, religiosi e volontari) la quotidianità nella convinzione che una pace umana e duratura sia possibile?
La Custodia di Terra Santa vive questa frase come una bussola spirituale. In un contesto che, fin dalle origini, è segnato dalla guerra, la pace non viene attesa come un traguardo terreno, ma accolta come un dono che cammina insieme ai frati: il Principe della pace. È Lui la speranza a cui affidarsi, il compagno di strada che non abbandona, anche quando l’orizzonte umano sembra negarla.
Per questo la missione non si limita a un annuncio, ma diventa testimonianza: essere noi una presenza di pace. Ogni gesto quotidiano, dalla preghiera condivisa all’ascolto silenzioso di chi soffre, è un passo nel cammino che dura tutta la vita. Perché la pace non si costruisce in un giorno: è un percorso che accompagnerà l’intera esistenza, un impegno a disarmare ciò che divide dentro e fuori di noi.
E quando i frati restano, resistono, pregano, accolgono, non dimostrano un’idea: rendono visibile una persona. La pace non è un concetto, ma una presenza viva, Cristo stesso. E così anche la loro vita diventa un segno: la nostra presenza diventa segno di un’altra Presenza.

Cosa significa “custodire” la Terra Santa in un tempo ancora di sofferenza per questi popoli? In che modo la presenza dei frati è segno di speranza per le comunità locali e per i giovani?
Custodire significa avere tra le mani un bene che non ci appartiene, ma che ci viene affidato perché sia protetto, amato, difeso. Come fece Giuseppe, custode di Gesù: un padre che non genera per possedere, ma accoglie per proteggere. La Custodia ricalca quel modello: essere custodi significa prendersi cura fino al dono totale della vita del bene più prezioso, Cristo, senza il quale nessun altro bene potrebbe fiorire.
E custodire oggi significa soprattutto proteggere le “pietre vive” della Terra Santa: le persone. Significa gioire con chi gioisce, piangere con chi piange, compatire - patire con - chi soffre. È un ministero fatto di condivisione, compassione e speranza, generata non da strategie umane ma dalla prossimità.
Per i giovani, i frati sono segno di speranza perché credono in loro, non con proclami, ma offrendo strade concrete per crescere. I giovani non sono il futuro da attendere, ma il presente da accompagnare: protagonisti di una nuova era di questa terra, semi di rinascita in un suolo che ha conosciuto troppe ferite.




L’Azione Cattolica Italiana, nel Mese della Pace 2026, ha deciso di sostenere due progetti: “Educare: strada per la pace” e “Una carezza per la Terra Santa”. Cosa significa educare insieme cristiani e musulmani oggi? Come si traduce nel concreto il ruolo dell’educazione nel messaggio di Pace?
Educare insieme significa anzitutto riconoscere che l’altro non è un nemico ma un fratello, con cui condividere la stessa terra e lo stesso tratto di strada. La scuola diventa così un laboratorio quotidiano di pace: banco a banco si impara che la diversità non minaccia, ma arricchisce.
La pace nasce dalla conoscenza reciproca: l’altro va conosciuto per poterlo rispettare, comprendere e apprezzare nella sua originalità. Le differenze non sono un limite allo sviluppo, ma una ricchezza, un dono che allarga l’orizzonte umano e spirituale.
Nel concreto, l’educazione è il primo motore di ogni rinascita. Perché ricostruire qui non significa solo rialzare muri, ma ricostruire il cuore dell’uomo, guarire ciò che la paura e l’odio sgretolano. L’educazione diventa quindi un atto di pace quando insegna a convivere, studiare, giocare, riconoscere le feste dell'altro, costruendo rispetto e fiducia giorno dopo giorno.

Quali sono le necessità più urgenti che incontrate nelle famiglie cristiane di Gerusalemme, Betlemme e non solo?
I bisogni sono molti e spesso essenziali. C’è innanzitutto il bisogno di cura: tante famiglie non hanno risorse economiche per accedere alle cure mediche adeguate per sé o per i propri cari. È una sofferenza concreta che non chiede spiegazioni, ma vicinanza e aiuto.Poi c’è la necessità di mantenere i figli nelle scuole, per non interrompere il cammino di crescita culturale e umana. Perché perdere l’educazione significherebbe perdere la speranza stessa.
C’è  il bisogno di lavoro: avviare microprogetti, creare esperienze nuove, sostenere borse di studio. Piccoli germogli lavorativi che restituiscono dignità a un padre, a una madre, a una famiglia.
E ancora: il tema abitativo. Affitti sostenibili per le giovani coppie che desiderano costruire nuove famiglie. E le piccole e grandi ristrutturazioni, manutenzioni di case danneggiate dall’umidità, dall’acqua, dal tempo: perché una vita dignitosa non è un lusso, ma il minimo da proteggere.

Quale messaggio vuole rivolgere a coloro che, attraverso l’iniziativa Terra in Pace 2026, decidono di sostenere questi progetti e restare vicini alla Terra Santa?
L’appello è semplice e profondo, come San Francesco ci ha insegnato: coltivate a vostra volta la passione per Dio e la passione per l’uomo, inseparabili, indivisibili. Perché chi ama Dio non può non amare l’uomo, e chi si prende cura dell’uomo rende visibile il volto stesso di Dio.
Restate vicini alla Terra Santa non solo per sostenerla, ma per imparare da essa: la fede di chi resiste in minoranza, la forza di chi non fugge, la speranza di chi continua ad amare anche tra le macerie.
La pace è possibile quando diventa presenza. E anche la vostra presenza, come la nostra, può diventare segno di un’altra Presenza, quella di Cristo. Non ci salveranno le idee di pace, ma le vite che si fanno casa per la pace.
Per questo desideriamo esprimere anche la nostra gratitudine profonda per chi ci cammina accanto: l’Azione Cattolica Italiana, che da sempre ci riserva amicizia, prossimità e sostegno concreto. Un grazie che nasce dall’esperienza quotidiana della vostra vicinanza, che ci sostiene nella missione e ci permette di custodire questa terra santa, casa condivisa delle fedi abramitiche.
Grazie. Con il cuore colmo di riconoscenza, vi attendiamo: come pellegrini, come volontari, come fratelli nel cammino.


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Foto a cura di Custodia Terrae Sanctae

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