Cinque giorni insieme, immersi nella natura, per scoprire che la santità può parlare anche ai ragazzi di oggi. È questa l’esperienza vissuta dai 67 ragazzi al campo diocesano dell’ACR di Teramo-Atri, un’avventura che ha portato ragazze e ragazzi a incontrare la figura di san Pier Giorgio Frassati e, attraverso la sua storia, a interrogarsi sull’amicizia, sulla fede e sulla bellezza di camminare insieme.
Erano 45 ragazzi delle scuole medie e 22 delle elementari, provenienti da sette parrocchie della diocesi. I due gruppi hanno vissuto due campi paralleli e autonomi, condividendo alcuni momenti significativi, come i pasti e la preghiera, e soprattutto un unico grande filo conduttore: conoscere Pier Giorgio Frassati e lasciarsi provocare dalla sua vita.
«Da diversi anni, come tematica per il campo, utilizziamo la proposta del centro nazionale perché è ben strutturata, ma allo stesso tempo facile da adattare alle esigenze della nostra diocesi», raccontano gli educatori. Quest’anno, però, la proposta ha avuto qualcosa di particolarmente significativo. «Ci è piaciuta molto l’idea di far conoscere meglio, o per la prima volta, la straordinaria figura di san Pier Giorgio Frassati. Nonostante sia vissuto in un tempo diverso dal nostro, lo riteniamo molto vicino ai ragazzi. La sua vita e i suoi insegnamenti sono ancora oggi attuali e capaci di trasmettere valori profondi».
Per cinque giorni e quattro notti, la quotidianità del campo è stata scandita da ritmi semplici ma intensi. Ogni mattina iniziava con la preghiera e con un breve «aggancio»: la voce di Pier Giorgio arrivava ai ragazzi attraverso delle immaginarie onde radio e introduceva il tema della giornata. Poi spazio alle attività nei gruppi, mentre i pomeriggi erano dedicati ai laboratori creativi e sportivi. Le serate, invece, diventavano il tempo dei grandi giochi e delle esperienze condivise. Una su tutte, la «veglia sotto le stelle», che ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell’intero campo.

Proprio il secondo giorno è rimasto particolarmente impresso nella memoria di tutti. Il tema era quello dell’amicizia, riconosciuta come un dono prezioso da valorizzare e custodire. Dopo aver ricevuto una lettera «firmata» idealmente da Pier Giorgio, ciascun ragazzo è stato invitato a scrivere una lettera a un compagno del gruppo estratto a caso. Non era un compito semplice: non tutti si conoscevano e alcuni abbinamenti hanno messo alla prova i ragazzi, chiamati a trovare parole sincere per qualcuno incontrato da poco.
La sorpresa è arrivata la sera, durante la veglia. A ogni ragazzo è stata consegnata la lettera scritta per lui, senza rivelare immediatamente il nome dell’autore. «Molti sono rimasti particolarmente colpiti», raccontano gli educatori. «Non si aspettavano che una persona conosciuta da così poco tempo potesse scrivere qualcosa per loro di tanto significativo». Una delle giornate più impegnative, dunque, ma forse proprio per questo una di quelle destinate a rimanere più a lungo nella memoria e nel cuore.
La possibilità di vivere il campo lontano dalla routine quotidiana ha permesso ai ragazzi di riscoprire il valore del cammino e della contemplazione. «Durante una piccola escursione nei dintorni della casa, hanno potuto guardare il paesaggio con occhi diversi. Come Pier Giorgio amava percorrere i sentieri delle sue montagne per sentirsi più vicino a Dio, così anche loro sono stati invitati a riconoscere la presenza del Signore in tutte le cose: nei panorami, nella bellezza del creato, nella fatica del cammino e nella compagnia degli altri».
Ma forse uno dei segni più belli
dell’esperienza è emerso quasi alla fine, quando gli educatori si
sono accorti di un particolare ripetutosi ogni giorno. Durante i
laboratori sportivi e ludici, infatti, gli educatori si limitavano a
mettere a disposizione il materiale e a introdurre le attività.
Erano i ragazzi a organizzarsi, a decidere insieme quali giochi
svolgere e a formare le squadre.
«Ci ha stupiti è stata quella di notare che nessuno è mai rimasto escluso», spiegano gli educatori. «Anche chi inizialmente si mostrava stanco, annoiato o poco disposto a partecipare veniva coinvolto dagli altri e accompagnato all’interno di un gruppo». Un gesto semplice, forse, ma capace di raccontare molto di più di tante parole: la capacità di fare spazio, di accorgersi di chi è accanto, di non lasciare indietro nessuno.
In fondo, è proprio questa una delle eredità più preziose che un campo ACR può lasciare: non soltanto attività da ricordare o giochi da raccontare al ritorno a casa, ma relazioni nuove e uno sguardo diverso su se stessi e sugli altri. «La sensazione principale, alla fine del campo, è quella di aver gettato un seme nel cuore dei ragazzi», sottolineano gli educatori. «Siamo sicuri che ognuno di loro sia tornato a casa con un “pezzo” di Pier Giorgio che potrà accompagnarlo nella sua crescita».
Forse è questo il segreto di un campo riuscito: partire insieme per qualche giorno e tornare con qualcosa che resta. Un’amicizia nuova, una parola ricevuta, un passo fatto nella natura, il ricordo di qualcuno che non è stato lasciato solo. E, nel cuore, un piccolo ma prezioso «pezzo» di Pier Giorgio Frassati.