Passa al contenuto

Tessitori di vita. L'arte di narrarsi

L'esperienza del campo adulti di Nola
23/08/2026 di Redazione

Ci sono esperienze che rivelano fino in fondo il loro significato solo dopo averle vissute. Il campo Adulti itinerante dell'Azione Cattolica di Nola, dal titolo "Tessitori di vita. L'arte di narrarsi", è stato una di queste: tre giorni di fraternità, formazione e preghiera, attorno al valore della narrazione e del discernimento come vie per riconoscere l'azione di Dio nell'esistenza.

Anche i luoghi hanno dato profondità al percorso: tappa a Viterbo, con la testimonianza di Santa Rosa, giovane donna che ha fatto della propria vita un Vangelo vissuto.

Fin dall'inizio si è voluto un segno semplice capace di accompagnare l'esperienza: a ciascuno è stato chiesto di portare da casa un piccolo nastro, diventato il filo rosso del cammino — fili diversi, colori differenti, storie uniche, tutti parte della stessa trama.

Il campo si è svolto al Monastero di San Vincenzo Martire a Bassano Romano, immerso nel verde dei Monti Cimini.

Nel pomeriggio di apertura, ciascun adulto ha annotato su una linea del tempo alcune date significative della propria vita, e in molti hanno sentito il desiderio di condividerle con l'assemblea: le date hanno smesso di essere numeri e sono diventate volti, incontri, ferite, rinascite. Ogni adulto ha poi scritto sul proprio nastro una data importante, e tutti i nastri sono stati appesi su una corda lungo il corridoio: un filo teso tra due pareti, racconto visibile di una comunità che iniziava a intrecciarsi.

Il giorno seguente è stato dedicato a uno dei momenti più intensi del campo: la scrittura di una lettera autobiografica rivolta a se stessi ha invitato a rileggere la propria vita con occhi diversi. Ne sono nati gruppi di condivisione sempre più profondi, in una giornata conclusa con una veglia sotto le stelle.

Il momento più significativo, però, è arrivato l'ultima mattina. Cercando il luogo per il laboratorio conclusivo, ci si è trovati davanti a un maestoso pino secolare che dominava il cortile: era il luogo che si stava cercando. Ancora oggi è difficile considerarla una semplice coincidenza.



Ai quattro angoli del cortile sono stati sistemati quattro grandi telai: gli adulti, divisi per fasce d'età, hanno lavorato contemporaneamente a una parte dell'arazzo — radici, tronco, rami, chioma — ciascun gruppo intento a intrecciare il proprio pezzo dell'insieme.

Uno dopo l'altro, ciascuno ha intrecciato il proprio nastro. Nessuno lavorava da solo: ci si aiutava, si legavano e scioglievano nodi. L'arazzo cresceva lentamente, come crescono le relazioni autentiche: con pazienza, fiducia e reciprocità. Il laboratorio ha smesso di essere un semplice lavoro manuale, diventando la fotografia della vita: nessuno costruisce la propria storia da solo, c'è bisogno di mani che sostengano e di chi intrecci il proprio filo con quello degli altri.

Mentre gli adulti concludevano un ultimo momento di rilettura, per l'équipe è iniziata una corsa contro il tempo: i quattro telai sono stati smontati e ricomposti in un unico grande arazzo. Al rientro in assemblea, tutti hanno trovato davanti a sé un grande albero nato dall'intreccio dei nastri: ciascuno ha ripreso il proprio, vi ha scritto una parola significativa emersa durante il campo, e lo ha annodato sulla chioma.

Solo allora si è capito che quei nastri non erano più i nastri con cui si era arrivati: erano diventati frutti. Frutti di incontri, ascolto, preghiera e fraternità. Il bene ricevuto era pronto a trasformarsi in bene donato. Durante la celebrazione finale l'arazzo è stato deposto ai piedi dell'altare, gesto più eloquente del cammino: le storie, finalmente intrecciate, venivano riconsegnate.

Ci sono fili che sembrano fragili, sottili, a volte spezzati o annodati male. Eppure nessun tessuto nasce da un solo filo. Così è la vita: un intreccio di incontri, parole, ferite e speranze. Ci sono persone che hanno tenuto insieme quando si stava per sfilacciarsi, che hanno ricucito gli strappi e aggiunto colore alla storia.

Un segno da portare a casa

Non poteva mancare un piccolo gadget come ricordo. In sintonia con il tema del campo, è stato donato a ciascun adulto un sacchettino con un astuccio di aghi, un gomitolo di cotone, un pezzetto di stoffa e alcuni bottoni: semplici strumenti del cucire, segno concreto per ricordare che anche le relazioni, come un tessuto, hanno bisogno di essere custodite, intrecciate e, quando necessario, ricucite con pazienza e amore.