Pace
A Largo Vito Maurogiovanni, la piazza dedicata alla Pace ha proposto una riflessione che ha guardato oltre la semplice assenza di conflitti, interrogandosi sulle radici delle guerre e sulle responsabilità di ciascuno nella costruzione di una convivenza fondata sul dialogo. A confrontarsi con i partecipanti sono stati Nello Scavo, inviato di Avvenire, Pasquale Ferrara, già ambasciatore e direttore generale per gli Affari politici del Ministero degli Esteri, e Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace, moderati dalla giornalista di Avvenire Angela Napoletano.
Dalla comunicazione sempre più polarizzata alla competizione globale per le risorse, fino al Mediterraneo come spazio di incontro e non di divisione, il dialogo ha attraversato alcune delle grandi questioni del presente. Bari, città ponte tra Europa e Mediterraneo, è stata indicata come simbolo di una vocazione all’accoglienza che chiede di trasformarsi in impegno concreto, senza dimenticare le contraddizioni del territorio, dal caporalato alle nuove povertà. Al centro dell’incontro anche l’esperienza di Rondine, dove la pace prende forma nella ricostruzione dei legami tra persone provenienti da Paesi in conflitto. Un invito, rivolto anche all’Azione cattolica, a coltivare una cultura dell’ascolto e della responsabilità, scegliendo la forza del diritto contro il diritto della forza.

Migrazioni
In Piazza Mercantile, la piazza dedicata alle Migrazioni ha provato a superare una narrazione troppo spesso limitata all’emergenza e alla sicurezza, riportando al centro le persone, le cause profonde degli spostamenti e la sfida dell’integrazione.
Ad aprire l’incontro è stata la testimonianza, particolarmente intensa, di Dalila Ardito, consigliera nazionale del Settore adulti dell’Azione cattolica e subacquea volontaria. Dalila ha raccontato la propria esperienza nelle operazioni di recupero dei corpi dei migranti morti in mare, restituendo alla piazza il peso umano di tragedie che rischiano spesso di ridursi a numeri. Le sue parole, accompagnate dal ricordo di chi non è riuscito a completare la traversata, hanno profondamente colpito i partecipanti e creato un clima di forte commozione.
Il confronto, moderato dalla giornalista Rai Giuseppina Paterniti, è proseguito con la sociologa Laura Zanfrini, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, monsignor Giovanni Peragine, vescovo dell’Albania meridionale, e l’attivista Sonny Olumati, protagonista di una carismatica testimonianza sul proprio percorso, sulle difficoltà dell’inclusione e sul riconoscimento della cittadinanza.
Dai dati demografici al caso dei centri italiani in Albania, il dibattito ha indicato nel governo dei flussi, nell’integrazione e nella piena cittadinanza la vera sfida delle politiche migratorie. Un invito a guardare il Mediterraneo non come un confine da difendere, ma come uno spazio di umanità, incontro e responsabilità condivisa.
Mediterraneo e Convivialità delle differenze
Il Mediterraneo: un mare che separa e insieme unisce, che segna confini ma custodisce anche una profonda vocazione all'incontro. Le culture che lo attraversano sono nate anche dagli scambi, dalle contaminazioni, dagli incontri. Una vocazione tutta da rivivere per creare una nuova umanità. Questa la riflessione proposta in Piazza San Pietro alla presenza di Giuseppina De Simone, del professor Giuseppe Lupo e Francesco Patton, moderata da Vania De Luca.
Una pluralità che va vissuta con lo stile della convivialità delle differenze. Un’immagine che, però, non è ingenua o rassicurante. È la fatica quotidiana dello stare insieme, ha affermato Giuseppina De Simone. Come una tavola di famiglia, dove convivono affetti e tensioni, vicinanze e distanze. La convivialità è l'intreccio degli sguardi e delle vite, qualcosa che va costruito, perché l'incontro non è mai scontato.
Ed è proprio qui che il Mediterraneo diventa una domanda rivolta al nostro tempo. Le tragedie dei migranti, i respingimenti, le paure alimentate verso chi arriva da lontano mostrano la ferita di una umanità che rischia di dimenticare se stessa. Ma quella ferita può diventare anche un richiamo, perché l'altro non è una minaccia da cui difendersi, ma parte di quel tessuto di relazioni che ci rende umani.
È in questo senso che il Mediterraneo diventa un «luogo teologico»: non solo uno spazio geografico, ma un luogo in cui imparare nuovamente il senso dell'umano alla luce del Vangelo. Un mare che continua a consegnarci una sfida: imparare ad essere insieme, senza cancellare le differenze.

Cambiamenti
Nell’abbraccio della Piazza San Nicola l’attenzione si concentra sulla vertigine del contemporaneo, attraverso una pluralità di linguaggi per raccontare il cambiamento non solo con le parole, ma anche attraverso forme nuove di partecipazione e dialogo. A dare voce a questa pluralità di prospettive sono stati Ilaria Vellani, docente e membro del Comitato di Direzione della rivista Dialoghi; Matteo Zorzanello, presbitero della Diocesi di Vicenza con la sua band Controcanto; e Giovanni Berti, in arte Gioba, presbitero della Diocesi di Verona e vignettista. Attraverso riflessioni, musica e immagini, il confronto — moderato da Enzo Romeo ed Erminia Foti — ha messo in dialogo esperienze e sensibilità diverse per interrogarsi sul presente e sulle trasformazioni che attraversano la società.
Il cambiamento appartiene alla vita stessa. Dove c’è vita, c’è cambiamento. Per questo non può essere né negato né vissuto con angoscia. Va invece conosciuto, interpretato e guardato con simpatia, secondo quello sguardo aperto che il Concilio Vaticano II ci ha consegnato e che il Papa, nella Magnifica Humanitas, richiama fin dall’inizio.
Leggere il cambiamento significa educarsi alla speranza. Non soltanto subire le trasformazioni in atto, ma coglierne le possibilità e offrire scenari capaci di orientare il futuro. In questo compito gli adulti sono chiamati a tracciare orizzonti di senso, accompagnando le nuove generazioni nella comprensione del presente.
Tra i cambiamenti evocati emergono alcune grandi sfide del nostro tempo, come il cambiamento climatico, l’intelligenza digitale, la smaterializzazione delle relazioni. Fenomeni che chiedono discernimento e responsabilità.
