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Lasciamoci contagiare dal Sommo Bene

Per celebrare gli 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi, l’Editrice Ave ha rieditato il saggio “Io, Francesco” di Carlo Carretto, con la prefazione del vescovo di Rieti. L’invito radicale del Santo d’Assisi alla sobrietà e all’essenzialità conserva una profonda attualità, capace di orientare lo sguardo alla fraternità universale, alla cura del creato e all’amore autentico per il prossimo
02/10/2026 di Vito Piccinonna

Quando mi è stato chiesto di dedicare alcune pagine di presentazione alla nuova edizione, mi sono posto alcune domande: oggi, in questo millennio, per le giovani generazioni soprattutto, quale potrebbe essere il messaggio umano e spirituale del Poverello di Assisi? In che modo la testimonianza del Santo potrebbe orientarci nella “labirintica” società odierna?

Con semplicità e umiltà mi permetto di suggerire quattro indicazioni che hanno fatto prima di tutto bene a me e che possono aiutare coloro che si avventureranno nella lettura del libro. 

Carlo Carretto ci ha fatto veramente un gran bel dono. È un’avventura stupenda. Non ve ne pentirete!

 Vangelo e Madonna povertà

Francesco, mentre era in carcere, si ritrovò tra le mani il Vangelo. Aveva letto questo passo: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!» (Mc 10, 23). 

Francesco fece una scelta: si spogliò di tutte le sue vesti. Era un ricco borghese, poteva permettersi di sfoggiare gli abiti più belli che commerciava suo padre, di banchettare e festeggiare ogni giorno, di viaggiare. Intuì che la ricchezza lo rendeva cieco. Si spogliò e si rivestì di stracci. Una scelta radicale. Non ci teneva più alla sua “immagine”. Non ebbe paura di essere giudicato dai suoi amici, da chi lo conosceva in città. Comprese che quegli abiti, e la ricchezza in genere, lo ingabbiavano in uno status che non gli apparteneva più. 

Possiamo ricavare da quanto detto un invito a non seguire ciò che in questo tempo è il leitmotiv “appaio dunque sono”. Qualche sociologo parla di massificazione della società: dalle tendenze spersonalizzanti della moda – che inducono a vestirsi tutti allo stesso modo – al modo di agire, perché “così fanno tutti”, fino a giungere alla temibile omologazione del pensiero. Francesco attraverso la sua spogliazione ci dice, ancora oggi, in maniera decisa, non di rinunciare a tutto, ma di ricercare la sobrietà e l’essenzialità nella vita, modalità che possono aiutare chiunque ad essere persone uniche e originali. C’è una grande voglia di essere sé stessi e non ridursi ad essere uomini e donne fotocopia.

Il creato da custodire e cantare

Il creato si mostrava ai suoi occhi come manifestazione, trasparenza del divino. Attraverso le bellezze naturali l’uomo di ogni tempo può pervenire alla visione di Dio. Dalla contemplazione della bellezza sgorgavano nel suo cuore sentimenti di meraviglia e di lode. Tutti abbiamo studiato, pregato, cantato il suo Cantico delle Creature, in cui, in maniera poetica, canta l’amore per ciò che esiste e inneggia al Creatore. Un modo bello per esortare alla cura della casa comune alla quale oggi ci sprona con forza papa Francesco attraverso la lettera enciclica Laudato si’ al n. 11. «La testimonianza di Francesco d’Assisi ci mostra anche che l’ecologia integrale richiede apertura verso categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia e ci collegano con l’essenza dell’umano. (…) Egli entrava in comunicazione con tutto il creato, e predicava persino ai fiori e li invitava a lodare e amare Iddio, come esseri dotati di ragione». La sua reazione era molto più che un apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui qualsiasi creatura era una sorella, unita a lui con vincoli di affetto. Per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste». 

Quanto è estremamente attuale la questione ecologica che si profila come esperienza spirituale e che chiama tutti a un impegno serio per la salvaguardia del creato!

La fraternità fonte della vera letizia

Per Francesco d’Assisi rispettare il creato significava essere in relazione con le altre creature. Egli scorgeva nell’uomo e nella donna i segni dell’amore di Dio per l’umanità. Frate Francesco ci mostra che tutto è connesso, tutto è in relazione, in profonda unità. 

Ed essere uniti significa essere fratelli. È emblematico che la parola “fraternità” non compaia mai nelle Sacre Scritture. Nelle Scritture troviamo storie di fratelli che vivono anche conflitti, competitività, gelosie. Basta ricordare il racconto di Caino e Abele. Una relazione ferita che porta un fratello a uccidere l’altro. La fraternità, invece, porta a rispondere a una domanda fondamentale: «Dov’è tuo fratello?». E la risposta alla quale siamo chiamati è quella di essere e diventare custodi dell’altro. Dovremmo chiederci non cosa fare per l’altro, ma cosa essere per l’altro.

La fraternità, questa è la vera letizia. E Francesco d’Assisi rappresenta per noi un prezioso maestro in tale materia. 

 Cristo in tutto e per tutto

Il sentirsi armonicamente inserito nel creato, la vita fraterna sperimentata e vissuta nella comunità conducono Francesco ad essere veramente un uomo innamorato di Dio. Egli si sente profondamente amato dal Signore. Quanto legge nel Vangelo lo porta a riconoscere Gesù come Figlio di Dio, strumento di salvezza per tutti. Il cammino di fede lo forgia nella verità di una piena somiglianza a Gesù Cristo. Francesco si fa povero con i poveri, malato con gli ammalati, fragile con i fragili, anonimo con tutti gli anonimi della storia. Questo percorso difficile, ma al tempo stesso liberante, lo rende “alter Christus”. È bello il passaggio che Carlo Carretto ci consegna in questo libro: «Quando provai ad avere i buchi nelle mani e nei piedi e più ancora ad avere il fianco aperto capii cosa voleva dire amare senza scherzare sull’amore». Le stimmate di Cristo gli s’imprimono nella sua carne, nel suo corpo solo e solamente segnato dall’amore per l’uomo. Francesco non ha scherzato minimamente sull’amore.

Francesco d’Assisi, per questi motivi, a mio modesto parere, è stato un compagno di viaggio, ha orientato la vita, le scelte di tanti giovani e adulti che nei secoli hanno aderito alla fede in Gesù. E lo continua a fare ancora oggi.

San Francesco è un punto di riferimento sempre attuale, perché al suo tempo non si preoccupava di essere à la page, alla moda, ma era intento solo a seguire Gesù di Nazaret, via, verità e vita, morto e Risorto.