«Se pensiamo al mondo come una scheggia impazzita che cambia continuamente cadiamo nell’errore del sentirci separati dal mondo e allo stesso tempo rischiamo di omologarci troppo a esso. In questosenso per l’Ac vedo un futuro di missionarietà: cioè vivere nel mondo la novità di Cristo.
È la scommessa del Concilio, alla quale l’Ac non si è mai sottratta, ma con la quale vanno fatti i conti ogni giorno. Il compito di annuncio e di testimonianza che attende l’Ac si dirige verso una folla fatta di non credenti, di agnostici, di ricercatori della verità. Il nostro compito missionario riguarda la capacità di rendere ragione della nostra speranza a questi nostri fratelli.
La novità cristiana non distacca, anzi avvicina. Bisogna sempre essere vicino agli uomini se vogliamo essere strumenti dell’educazione». Questa la risposta a una intervista di Segno nel Mondo concessa da mons. Agostino Superbo nel 2008, quando era arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e vicepresidentedella Cei. Una risposta che è programma, ancora valido.
La vita terrena di mons. Superbo si è conclusa qualche giorno fa, il 2 agosto, all’età di 86 anni. Mons. Superbo è morto ad Andria, a pochi chilometri da dove era nato, a Minervino Murge, il 7 febbraio 1940. Diventato presbitero nel 1963, nel 1991 era stato eletto alla sede vescovile di Sessa Aurunca; nel 1994 trasferito ad Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Era stato nominato da San Giovanni Paolo II assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica Italiana il 18 maggio 1996 ed era rimasto in associazione con tale incarico fino al 2001, ricomprendo anche l’incarico di assistente generale del Fiac, il Forum Internazionale di Azione Cattolica. Nel 2001 era stato nominato arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo dove era rimasto fino alla rinuncia, per limiti di età, a inizio 2016.
Il vescovo Agostino, che in gioventù era stato anche vice assistente del settore giovani nella sua diocesi, ha amato molto l’associazione e l’ha sostenuta e promossa non solamente negli anni del suo incarico come assistente generale. Amava l’Ac e sapeva valorizzare il ruolo dei laici nella Chiesa: «La presenza dei laici – scriveva su “Nuova Responsabilità” nel 1998 - dona all'azione missionaria la caratteristica della concretezza, della quotidianità: la Parola di salvezza viene portata nelle vicende della umana esistenza, accanto agli uomini, ai loro sentimenti, alle loro famiglie, a tutte le situazioni di vita. (…) Oggi, ogni giorno, uomini e donne lasciano le loro case e raggiungono scuole, università, uffici, fabbriche; i luoghi in cui si costruisce la vita economica, sociale, politica. Il Signore li accompagna». E ancora, su “Presenza Pastorale” nel 2000 negli atti di un convegno assistenti, disse: «La presenza dei laici nel mondo rende più vicina agli uomini la riconciliazione di Dio. Essi hanno dal Signore questa grazia e questa missione. (…) L’Azione Cattolica non cammina nostalgicamente sul viale del tramonto ma procede allegramente verso l'aurora; forse non è più un esercito impetuoso ma è una simpatica porzione del popolo di Dio che "canta e cammina" perché sa che nessuna forma di secolarismo e nessun pensiero debole potrà mai allontanare il Signore dalla nostra umanità. Siamo al servizio dei nostri laici affinché sappiano portare in questo mondo i segni della presenza del Redentore e sappiano indicarli anche a noi; insieme con il Signore Gesù essi saranno i costruttori di un mondo riconciliato, capace di "levare il capo". Essi saranno i nostri maestri nel leggere i segni dei tempi, mentre noi saremo al loro fianco come educatori alla fede coraggiosa».
Ricordiamo il carissimo don Agostino come pastore appassionato edentusiasta che ha sempre avuto cura di promuovere la corresponsabilità nella chiesa, suscitando la partecipazione dei laici e la valorizzazione delle loro competenze. Lo ricordiamo anche come padre ed amico che ha sempre accompagnato la vita di ogni persona che gli è stata affidata, con sollecitudine e delicatezza, soprattutto nei passaggi più impegnativi e complessi. Il suo sguardo luminoso e il suo abbraccio non sono mai mancati, anche quando ne ha avuto bisogno. Anche nel tempo della sua massima vulnerabilità, nella fase finale della sua vita, abbiamo avuto modo di poter sempre ricevere da lui il buon seme della parola che salva e la luminosità dell’uomo che vive ogni giorno del Vangelo e della Provvidenza di Dio.
Tra i molti interventi e articoli di mons. Superbo, come compendio della sua passione per l’Azione Cattolica, concludiamo con questo cameo sulla scelta religiosa, in quest’anno in cui ricordiamo il centenario della nascita di Vittorio Bachelet. L’intervento, datato 29 settembre 2007quando mons. Superbo non era più assistente generale da tempo, riguarda l’incontro di apertura dell’anno assembleare e dei 140 anni dell’associazione: «Se la scelta religiosa è un dono dato dal Signore all'Ac del nostro tempo, la si può comprendere soltanto ponendosi nella prospettiva della Chiesa che vive il Vaticano II, guidata dal Signore, il datore di ogni bene. Non è una lettura tecnico-teologica, né politica o storica, né nostalgica quella che rende ragione della ricchezza della scelta religiosa, ma soltanto una lettura sapienziale, alla luce dello Spirito Santo, darà ragione della scelta religiosa e ci permetterà di scoprirne la ricchezza che essa costituisce per il futuro del servizio che l'Ac è chiamata a rendere alla Chiesa ed al mondo».
Quando don Agostino parlava dell’Azione Cattolica gli brillavano sempre gli occhi. Le sue parole di incoraggiamento e la sua capacità di rileggere le alterne vicende umane alla luce di un bene maggiore non ci sono mai mancate e certo non ci ha fatto mancare la tua gioiosa compagnia. Non potremo dimenticare le sue parole rivolte alle nostre storie e all’Ac nel nostro ultimo incontro: “Coraggio, andate avanti, non abbiate timore, io vi accompagno da qui, come posso, e vi assicuro la mia preghiera incessante. Restate legati alla vite e Dio vi indicherà la strada giusta.” Sappiamo che continuerai a pregare per la tua Azione Cattolica, sappiamo che continuerai ad accompagnare le nostre storie e ad illuminare le nostre scelte e che da oggi, più che mai, non ci farai mancare la tua preghiera.
A Dio, caro amico, padre e vescovo Agostino.
