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«La scuola? Il nostro posto preferito» Fede e amicizia, la “ricetta” dell’ Ac

Duemila ragazzi da tutta Italia in Abruzzo, fino a domani, per la nona edizione della Scuola di formazione del Movimento studenti dell’ Azione Cattolica «Da qui un segno di speranza per la Chiesa»: le voci dei partecipanti
14/03/2026 di Agnese Palmucci

Non accade spesso, anzi quasi mai, di sentir parlare così degli adolescenti. Di sentirgli dire che la scuola è il loro «posto preferito». A fare la differenza, racconta Elisabetta Di Tucci, 18 anni, «è il cammino in Azione Cattolica e nel Movimento studenti di Ac», in cui «si impara che fede e partecipazione sono due ambiti che non si possono tenere separati, soprattutto a scuola». Da ieri anche lei, insieme ad altri duemila ragazzi delle superiori, provenienti da ogni diocesi d’Italia, è a Montesilvano, in Abruzzo, per vivere la nona edizione della Scuola di formazione per studenti del Msac (Sfs). Hanno preso pullman, treni, aerei per vivere assieme ai loro professori e agli educatori tre giorni di formazione e confronto. Da rappresentante di classe nel suo liceo classico di Formia, Elisabetta cerca di far trasparire quello che vive in parrocchia anche nel modo in cui chiede «ai professori di spostare le verifiche per aiutare i compagni» o propone loro «nuove idee per le lezioni». Questa, dal titolo “ High Hopes”, è la sua prima Sfs. «Stiamo trattando temi interessanti, che spesso sono considerati non adatti per noi ragazzi – aggiunge – come l’intelligenza emotiva, l’educazione finanziaria, la salute mentale e la cittadinanza attiva».

Il Pala Dean Martin di Montesilvano è una festa di maglie colorate, zaini, pc e tablet per gli appunti. L ’esperienza formativa, spiegano gli organizzatori, è ispirata anche alla visione della piattaforma ministeriale “Scuola Futura”. «Durante il Giubileo del mondo educativo ho ricordato che noi e voi insieme sogniamo una scuola che metta al centro la persona – ha scritto in un messaggio ai partecipanti il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara –. Dobbiamo essere testimoni attivi e consapevoli del fatto che educare significa camminare insieme verso il bene». Tra workshop tematici, momenti di preghiera, talk di approfondimento e serate musicali, la Sfs vuole essere l’occasione per aiutare gli studenti, e il Paese, «a vedere la scuola come un punto di riferimento per costruire pace e dialogo, in questo periodo di guerre e trasformazioni», spiega Elena Giannini, segretaria nazionale del Msac. Ogni giorno il Movimento, diffuso tramite i suoi circoli in moltissimi istituti superiori, si impegna tra i banchi per fare della scuola non più il luogo dell’ansia e del giudizio, ma il posto della partecipazione e del desiderio. «Non ci interessa solo conoscere nozioni di economia, diritto, matematica – prosegue la segretaria – ma vogliamo renderci forti anche dal punto di vista emotivo, delle relazioni con gli altri ». La Sfs punta ad essere anche un tempo in cui aprire gli occhi su ciò che accade nel mondo. «Come Msac vorremmo provare a dare risposte all’incertezza sul futuro che i ragazzi percepiscono – conclude – e la sfida di questi giorni è sperimentare “la speranza nella fatica”, come diceva don Lorenzo Milani».

Intervenendo ieri all’inizio dell’evento, il presidente dell’ Ac Giuseppe Notarstefano ha ricordato ai ragazzi che la società ha «bisogno» del loro «protagonismo », della loro «energia e capacità di guardare al futuro con fiducia ». In un tempo «attraversato da cambiamenti profondi e da inquietudini diffuse, ha aggiunto, «il vostro contributo non è solo importante: è indispensabile». Prima di conoscere il Msac, Marta Torcasio viveva la scuola come «un’utente senza grandi speranze». Poi due anni fa, quando aveva 13 anni e già frequentava il gruppo giovanissimi di Ac nella sua parrocchia di Lamezia Terme, tutto è cambiato. «Il Movimento mi ha fatto capire che quello che accade a scuola è anche responsabilità mia, che tutti siamo protagonisti – racconta da Montesilvano –. Quelle aule hanno bisogno di noi per diventare un luogo accogliente, dove ciascuno possa trovare spazio e dare forma ai propri sogni». Ma niente di tutto questo sarebbe possibile senza la fede. «È lei che ci permette di vivere questa tensione di crescita, di osservare il cambiamento con la consapevolezza che il Signore conosce le fatiche e le gioie, le paure e le speranze ». Alla Sfs c’è anche Gabriele Bosco, studente di quinta superiore a Pavia. «Far parte di questa esperienza unica per me è stato molto importante anche a livello scolastico – dice il ragazzo – perché mi ha aiutato a relazionarmi con i docenti e, a livello spirituale, per vivere la mia fede all’interno della scuola». E poi, Movimento è anche sinonimo di amicizia vera, come racconta Riccardo Diamante, studente di quarta superiore di Tortona. «Credo che la cosa più bella sia proprio il dialogo tra coetanei che, seppur in ambienti e contesti diversi – sottolinea – stanno vivendo sfide e esperienze simili». Insomma, duemila adolescenti riuniti insieme per formarsi «rappresentano per la Chiesa davvero un segno di speranza», ha sottolineato ancora Giannini.