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La paura di essere dimenticati

A metà ottobre una settimana di accoglienza per ragazzi ucraini organizzata dalle Ac diocesane di Bologna, Imola, Ravenna e Faenza
25/10/2025 di Daniele Migliozzi

«C’è un rischio silenzioso che incombe in ogni conflitto e che rischia di aggiungere al dramma della guerra il carico della disperazione: è la paura di essere dimenticati. È per questo che, come Azione cattolica diocesana di Bologna, abbiamo organizzato – insieme alle associazioni di Ac diocesane di Imola, Ravenna e Faenza – un’altra settimana di accoglienza, dal 12 al 19 ottobre, di circa 50 ragazzi ucraini provenienti dalle zone di conflitto, accompagnati da padre Roman Demush vice presidente della Commissione patriarcale per gli affari giovanili della Chiesa cattolica ucraina.

Una settimana di fraternità e testimonianza, che ha visto il seminario di Imola al centro dell’ospitalità. È lì, infatti, che i ragazzi sono stati ospitati e dove hanno vissuto momenti di incontro e di fraternità.

L’iniziativa è nata da un’esperienza promossa due anni fa dall’Azione cattolica nazionale con le diocesi di Bologna e Vicenza. Quel primo incontro ha creato un legame così profondo che abbiamo sentito il bisogno di continuare. È un modo per offrire a questi ragazzi una settimana di tranquillità, lontana dalle atrocità del conflitto, e per condividere con loro tempo e relazioni autentiche.  

Dopo le accoglienze del 2023 e 2024, che hanno dato origine a una visita in Ucraina della delegazione bolognese insieme a Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale per il Settore giovani, l’esperienza si è allargata quest’anno a nuove diocesi: Imola, Faenza, Ravenna e Bologna.


L’esperienza dell’accoglienza ucraina è diventata una testimonianza di comunione, ma anche un segno di speranza. «Il dono più grande che la Chiesa può fare alle persone è la speranza», ricordava il Nunzio apostolico a Kyiv durante l’incontro che abbiamo avuto presso la Nunziatura apostolica lo scorso febbraio, insieme alla delegazione recatasi in Ucraina. È quella stessa speranza che ora, con questa esperienza di accoglienza, si è tradotta in gesti concreti di pace.