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La democrazia al primo posto

La lezione di Vittorio Bachelet, ancora viva per la coscienza civile e democratica del Paese.
10/02/2026 di Beatrice Zabotti

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Tra pochi giorni faremo memoria dei cento anni dalla nascita di Vittorio Bachelet (20 febbraio 1926), giurista e docente, uomo delle istituzioni e figura di cristiano laico coerente, lucido riferimento per la vita democratica del nostro Paese. Ucciso in un agguato delle Brigate rosse il 12 febbraio 1980 all’Università “La Sapienza” di Roma, Bachelet ha lasciato un’eredità morale e civile di straordinario valore, fondata sul servizio alle istituzioni, sulla fedeltà alla Costituzione e sull’impegno evangelico per il bene comune. 

Un impegno, quello di Bachelet, che si è manifestato sia nell’intensa attività scientifica e didattica come professore universitario, sia nel servizio nelle istituzioni come vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura, sia nella dimensione ecclesiale, guidando come presidente l’Azione cattolica dal 1964 al 1973 e inserendo l’associazione nel coraggioso percorso di rinnovamento avviato con il Concilio Vaticano II. Per Matteo Truffelli, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici Vittorio Bachelet, «Bachelet è stato una persona che ha saputo sempre fare unità nella propria vita delle diverse dimensioni del suo impegno: fede, evangelizzazione e associazione, impegno intellettuale e accademico, e come persona al servizio delle istituzioni. Ha sempre vissuto in maniera unitaria e credo che sia significativo ricordare la sua testimonianza mettendo insieme le realtà in cui la sua unitarietà si è spesa e realizzata». La volontà di ricordare il costante e prezioso impegno di Bachelet nella cura delle persone e dell’Italia costituisce la bussola che guida l’opera del Comitato, costituito per la celebrazione del centenario, che coinvolge numerose realtà e studiosi, capofila l'Istituto Bachelet, l’Azione cattolica e l’Università “La Sapienza”.

Il convegno di Febbraio.

Il 20 e il 21 febbraio prossimi il convegno dal titolo L’impegno civile ed ecclesiale di Vittorio Bachelet. Uomo del presente, costruttore di futuro segnerà l’avvio di questo cammino di memoria e rinnovato impegno, offrendo l’occasione di rileggere l’attualità del pensiero e della testimonianza di Bachelet nel presente e nel futuro del Paese. 
La prima giornata di studi si aprirà nell’Aula magna dell’Università “La Sapienza” a Roma con le introduzioni dei rappresentanti delle istituzioni. A seguire, una serie di relazioni che offriranno, anzitutto, un profilo complessivo dell’impegno di Bachelet, credente, laico impegnato in Ac, intellettuale, cittadino appassionato alla politica e uomo delle istituzioni. Spazio quindi alla tavola rotonda, incentrata sul rapporto tra i giovani e Bachelet. «Il convegno vorrebbe restituire – sono le parole di Truffelli – la pluralità e l’unitarietà della sua lezione e testimonianza, e ricordarne la figura a 360 gradi sia sul versante ecclesiale sia su quello civile e culturale, con un’attenzione particolare a quello che Bachelet ha da dire oggi al mondo giovanile, e a chi di questo tempo è protagonista». 
La seconda giornata si svolgerà alla Domus Mariae, sempre a Roma, e verterà sull’attualità della figura e della lezione di Bachelet in relazione ad alcune sfaccettature tematiche: la riforma dell’Azione cattolica e l’attuazione del Concilio, la scelta religiosa, Bachelet intellettuale e docente, giurista e uomo delle istituzioni. Dopo il dibattito, la relazione conclusiva sarà affidata al presidente nazionale di Azione cattolica, Giuseppe Notarstefano, prima della consegna del premio “Vittorio Bachelet” per tesi di laurea al vincitore dell’edizione 2025. 

Un programma fino al 2027

Fino a febbraio 2027 saranno messe in programma numerose iniziative sull’intero territorio nazionale: convegni, seminari, giornate di studio, pubblicazioni, strumenti multimediali, mostre, intitolazioni di sale o edifici, per ricordare la passione civile ed ecclesiale di Vittorio Bachelet, la sua fedeltà al Vangelo e alla Costituzione, il suo contributo alla costruzione del bene comune, e il suo impegno come costruttore di pace e di unità. «Vorremmo – continua Truffelli – che anche a livello territoriale le associazioni dessero vita a iniziative su Vittorio Bachelet: convegni, seminari, ma anche raccogliendo memorie di chi l’ha conosciuto, oppure incontrando quelle realtà che sono intitolate a Bachelet, e organizzando momenti pubblici. So che alcune diocesi già si sono mobilitate in questo senso». 
In questa prospettiva, la lezione umana, intellettuale, ecclesiale e civile di Bachelet costituisce una chiave di lettura feconda per affrontare alcune grandi questioni del presente, offrendo concreti orizzonti per la vita democratica, il ruolo delle istituzioni, la costruzione del bene comune, il valore del diritto, l’impegno per la pace, il rapporto tra fede e responsabilità pubblica e il contributo del pensiero cattolico alla società contemporanea. Oggi più che mai, infatti, va sottolineato e ricordato che Vittorio Bachelet era un giurista rigoroso e servitore delle istituzioni, profondamente convinto del valore del diritto e della Costituzione come fondamento della convivenza democratica; intellettuale attento all’Europa, vissuta come orizzonte di pace e di responsabilità comune; testimone lucido e coraggioso di fronte alla violenza politica, impegnato nella difesa della democrazia senza cedere alla logica dello scontro; educatore al bene comune, capace di coniugare formazione delle coscienze, impegno civile e servizio pubblico; e, infine, uomo di Chiesa, protagonista del Concilio e interprete di una fede vissuta come responsabilità nella storia. 

Importante ricordare anche le sue parole all’Assemblea nazionale dell’Azione cattolica del 1973, che suonano come un testamento spirituale e associativo. L’Ac non può cercare certezze separate dal cammino della Chiesa: «Anche noi partecipiamo dell’incertezza, della fatica della ricerca della Chiesa di oggi, e guai se non ne partecipassimo». È un’indicazione preziosa anche per l’Ac di oggi, chiamata a vivere la propria identità laicale con uno stile di fraternità, fiducia, dialogo e corresponsabilità leale, e rifiuto di ogni nostalgia di potere. 
Conclude, infine, Truffelli: «Bachelet è stato un credente che ha messo la fede al servizio del proprio tempo, in modo particolare rispetto a due grandi questioni: la Costituzione e la difesa della democrazia, per la quale ha dato la vita, e il tema della pace e del ruolo dell’Europa. Oggi dovremmo tornare a riflettere proprio su questo, e chiederci anche da credenti come costruire la pace e come l’Europa può tornare protagonista». 

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