Il “giorno dopo” è sempre un momento molto particolare, che giunga dopo una festa importante o dopo un grande traguardo raggiunto, perché mischia molti stati d’animo. Il giorno dopo la finale del Festival di Sanremo è forse il più strano di tutti: ci si sveglia stanchi per il lungo tour de force e con il ricordo di chi è diventato il vincitore. Pare quasi di sentirsi un po’ orfani rispetto a un evento che, in quel lasso di tempo, diventa quasi un genitore, lì davanti a noi per “parlarci” tramite il mezzo più profondo che esista: la musica.
La settimana più intensa dell’anno coinvolge proprio tutti, addetti ai lavori o meno: ormai sono anni che impazza il fenomeno del Fantasanremo, un’invenzione che ha riavvicinato tanti giovani al Festival, e molte sono le famiglie e i gruppi di amici che si riuniscono per seguire le puntate e fare le proprie pagelle. Insomma, bisogna dire la verità: è quasi impossibile sfuggire al più grande evento musicale d’Italia, che sia per curiosità o per passione. Anche quest’anno è stato così: tra vestiti particolari e interpretazioni canore varie, ognuno ha potuto individuare i propri preferiti e cantare a squarciagola, tra accesi dibattiti casalinghi e giurie improvvisate. In un mondo sempre più in balia del caos, ogni manifestazione diventa occasione per promuovere valori e cercare, almeno simbolicamente, di riaggiustare il mondo, magari ricalibrandone l’equilibrio.
Tra le trenta canzoni in gara molti artisti hanno osato pur di toccare nel profondo il pubblico e smuovere gli animi, navigando tra i temi più disparati, come la (non più) cara amica guerra, la fragilità esistenziale e il delicato sentimento dell’amore. Ad esempio Ermal Meta, con “Stella stellina”, ha ricordato le vere vittime dei conflitti, i bambini, i cui nomi ha deciso di portare scritti sui propri vestiti, chiudendo ogni esibizione con frasi come “i bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio”. Fedez e Masini hanno unito i propri stili per evidenziare i drammi che ognuno può ritrovarsi a vivere tra alti e bassi, ricordando però che esiste sempre una possibile luce in fondo al tunnel. Poi c’è Dargen D’Amico che, con il suo fare dissacrante, racconta dell’intelligenza artificiale e di come questa stia modificando e modificherà le nostre vite; J-Ax e Sayf hanno disegnato la nostra cara Italia, entrambi a modo loro, rappresentandone aspetti positivi e negativi sempre in modo intelligente, ironico e satirico.
Come non menzionare i profondi racconti dell’amore in tutte le sue sfaccettature: Levante ha descritto bene quali effetti possa causare sul corpo umano, facendoci vacillare; Serena Brancale ha cantato con tutto il cuore un amore immenso per la madre che non c’è più, diretta proprio dalla sorella; Tommaso Paradiso ha raccontato cosa voglia dire essere romantici e quanto questo serva oggi più che mai. Ovviamente meritano di essere nominati anche i tormentoni che probabilmente ci faranno ballare per tutta l’estate, quelli di LDA & Aka 7even, Samurai Jay, Elettra Lamborghini e soprattutto del vincitore Sal Da Vinci che, con la sua “Per sempre sì”, suggella la promessa per antonomasia: il matrimonio. Non bisogna dimenticare il fantastico usignolo Arisa, che canta la sua “Magica favola”, e il divertentissimo racconto di tutto ciò che ci dà noia e fastidio proposto da Ditonellapiaga su un ritmo totalmente elettronico.
Sono ancora molti gli artisti che andrebbero nominati, sia per la bellezza delle loro composizioni sia per le relative anime portate sul palco, ma non basterebbero dieci pagine per sviscerare a dovere tutte le opere, perché per comprendere, apprezzare e fare propria la musica c’è bisogno di tempo e ascolto. In un certo senso, forse, il Festival inizia da domani, quando, tornati alla vita di tutti i giorni, verremo assaliti da uno strano senso di vuoto che potremo facilmente colmare accendendo la radio o aprendo le piattaforme di streaming per riascoltare, altre cento volte o più, la melodia che ci ha fatto stare tanto bene. Ci capiterà così di ritrovarci nuovamente davanti al televisore, avvolti dalla maestosità che può dare solo un brano suonato da una grande orchestra.
Si attende sempre questa caotica settimana con aspettative altissime, facendo paragoni con le edizioni precedenti e, oggi più che mai, scervellandosi per la giusta formazione del fanta-gioco, sognando già di vedere il proprio beniamino alzare il fantomatico leoncino d’oro. Ma alla fine il risultato è quasi sempre lo stesso: si resta felici. Ognuno porterà con sé una canzone, qualcuno ricorderà gli sketch comici tra un’esibizione e l’altra, altri saranno rimasti a bocca aperta davanti alla bellezza degli ospiti; però tutti, tra dieci anni, sapranno raccontare qualcosa di questa edizione, e sarà ciò che avrà colpito mente, cuore o anima, oppure tutti e tre. Polemiche, dibattiti e voti spariscono nel giro di pochi giorni: le luci si spengono, la scenografia viene smontata e l’attenzione mediatica passa verso qualcos’altro.
Ciò che resta, invece, sono le note, le emozioni e l’attesa di ciò che sarà l’anno prossimo, perché come diceva il grande Pippo: “Sanremo è Sanremo!”.
