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Futuro

Attualità, sfide contemporanee e visione ecclesiale: perché il 2033 è l’anno che ci interpella oggi.
Rubrica: 2033
02/03/2026 di Rosario Carello | No comments yet

Spiegare il nome di una rubrica è come spiegare una barzelletta, se devi farlo vuol dire che non è stata capita. È così anche per questo titolo? Nel dubbio, mi metto avanti: cosa vuol dire 2033?

 È un desiderio di futuro, in un’epoca fondata sulla nostalgia. È un orizzonte abbastanza lontano per sperare che tante incognite contemporanee trovino un assetto, per esempio: che fine faremo con l'intelligenza artificiale? È una data, entro la quale la Chiesa di Papa Leone avrà la sua piena fisionomia (e noi con essa), ma sarà anche l’anno di un nuovo Giubileo, nel bimillenario della resurrezione di Cristo. Ed è proprio nel 2033 che Prevost spera di riunire tutte le confessioni cristiane nel Cenacolo, a Gerusalemme, in un segno ecumenico che parla da solo.  

Insomma, il titolo di questa rubrica si richiama al futuro del mondo e della Chiesa e lo fa prendendo a larghe mani dal magistero di Leone XIV.

Vogliamo provare a mettere insieme l’attualità, le parole del Papa e le nostre riflessioni, certi che il contributo alla chiarezza che arriva dal Santo Padre è straordinario. Bastano poche frasi per cogliere la potenza di questo magistero: “Il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia”. “Nella legge naturale possono riconoscersi anche i non credenti". “Il cristianesimo non si può ridurre ad una semplice devozione privata”. “Duole constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione”. “Va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”. Così dice Leone.

Via via mi piacerebbe sentire la vostra voce, anche quella dei più giovani. Ritroviamoci qui, riprendiamoci il gusto di un’opinione, di un commento, di un consiglio, di un titolo, di una lettura da condividere. Sì, se vi va, vi aspetto qui.

 

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