La discussione di questi ultimi mesi legata all’approvazione della legge sul suicidio medicalmente assistito della regione Toscana accende nuovamente il faro su una questione molto complessa che chiama in causa elementi molto differenti. La libertà di scegliere il proprio morire tocca corde che interpellano la nostra coscienza su come sappiamo prenderci cura del sofferente.
Non è solo questione di scelta
La questione non si limita a scegliere tra accanimento terapeutico e eutanasia, ma ha dimensioni ben più profonde: è il cambio di ruolo quando si hanno genitori anziani che necessitano di assistenza, è una coniugalità che si trasforma quando l’altro si ammala, è tenere aperti i canali vitali che permettono alla persona di sentirsi comunque considerata e amata.
E quando si avverte che il tempo si è fatto breve, quando il malato stesso si rende conto che non siamo più in un chronos ma che tutto è kairòs intuiamo appena che siamo ai piedi del mistero della morte e della vita, sentiamo che è necessario togliersi i calzari come fece Mosè davanti al roveto ardente, è il volto di Dio che si manifesta. Siamo nel cuore della nostra fede, nella sua Pasqua – passione, morte e risurrezione di Gesù – che colpisce con la forza scandalosa del dolore, della sofferenza, dell’umiliazione, di un Dio che mi ama da morire.
La vita rivela il suo mistero a poco a poco
Annota Paola Bignardi che “vengono i giorni opachi, in cui ci sembrerà di non aver incontrato nessuno, se non la nostra fatica. I giorni del dramma in cui ci sembrerà di aver incontrato solo il nostro silenzio saranno tanti e ci daranno l’idea che la vita sia muta e incomprensibile. Se oggi non si comprende, occorre attendere che il mistero maturi nella storia, perché nulla accade per caso e dunque nulla è senza significato. Il senso dei fatti quasi mai si svela immediatamente. La vita rivela il suo mistero a poco a poco, se abbiamo la pazienza di conservare tutto dentro di noi con la scelta di custodire in un’interiorità sensibile a quello che accade” (Dare sapore alla vita, Editrice AVE, 2009, p.61-62).
La libertà, dunque, che già possediamo è quella di scegliere come morire. Nell’originalità di ogni persona, anche nell’avvicinarsi della morte è unica: potranno emergere ferite della vita, la ricerca di senso di ciò che si sta vivendo, il desiderio di fare verità nella propria storia, la volontà di andare oltre i sensi di colpa e riconciliarsi. E c’è poi un consegnarsi agli altri in un atto di amore senza misura: è qui sta il nostro compito, qui c’è chiesto di mettere in gioco la nostra libertà, a noi che spesso ci ritroviamo in queste situazioni spogliati delle cose superflue con cui riempiamo le nostre giornate.
Il nostro semplice so-stare accanto alle persone, avere per loro gesti di cura e dedizione gratuita, vivere accanto con gratitudine e, con il dono della fede, credere che il passaggio sarà nell’abbraccio eterno con il Padre. Se avremo la grazia e la responsabilità di vivere questo, potremmo essere testimone di vite pienamente compiute.


