In un tempo attraversato da guerre che sembrano cronicizzarsi, da una corsa al riarmo presentata come inevitabile e da una violenza che permea linguaggi, relazioni e immaginari, parlare di pace rischia di apparire retorico o ingenuo. Eppure, proprio quando la pace sembra più lontana, diventa più urgente tornare a educarla, a pensarla, a praticarla come cammino possibile e necessario. Non come slogan, ma come responsabilità.
È in questo orizzonte che si colloca il webinar Educazione e pace, oggi, promosso dall’Istituto di Diritto Internazionale della Pace “Giuseppe Toniolo”, dall’Azione Cattolica Italiana e dalle Acli – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, in programma mercoledì 14 gennaio 2026, dalle 18.30 alle 19.30, con diretta streaming sul canale YouTube dell’Ac. Un appuntamento che non si limita a presentare un documento, ma intende rilanciare una prospettiva ecclesiale e civile sul nesso decisivo tra educazione e costruzione della pace.
Al centro della riflessione la Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana Educare a una pace disarmata e disarmante, approvata dall’81ª Assemblea Generale della Cei il 19 novembre 2025 ad Assisi. Un testo che nasce da un discernimento corale e che invita a riscoprire «la centralità di Cristo, nostra pace, in ogni annuncio e impegno per promuovere la riconciliazione e la concordia», in un contesto globale segnato da conflitti persistenti e da una cultura che continua a legittimare la deterrenza armata come strumento di sicurezza.
La Nota non edulcora la realtà. Al contrario, chiama per nome le ferite del nostro tempo: «numerosi conflitti», l’«inutile strage» di persone, per lo più civili e bambini, «una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti», insieme a «una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura capace di affascinare soprattutto i più giovani». È dentro questo scenario che la Chiesa italiana sceglie di rilanciare la categoria dell’educazione come luogo decisivo della pace, ricordando che il Signore «ci dona e ci affida la sua pace» e ci chiama a esserne operatori concreti, perché la pace non resti un ideale astratto, ma diventi pratica quotidiana.
Questa prospettiva trova una significativa consonanza nel magistero di papa Leone XIV, che fin dall’inizio del suo pontificato ha insistito sul carattere evangelico di una pace «disarmata e disarmante», umile e perseverante, che non nasce da equilibri di forza ma dalla conversione dei cuori. Nel Messaggio per la 59ª Giornata mondiale della pace, il Pontefice ha messo in guardia da una concezione riduttiva della pace come utopia lontana, ricordando che «quando la pace è trattata come un ideale irraggiungibile, non scandalizza più il fatto che la si neghi e che persino si faccia la guerra in suo nome». Una denuncia che interpella non solo la politica internazionale, ma anche le comunità educanti e le coscienze credenti.
Per papa Leone XIV la pace non è un accessorio del Vangelo, ma un suo tratto costitutivo: «non è un semplice ideale, ma un attributo di Dio», e per questo chiede di essere annunciata, motivata, educata. Da qui l’invito a fare delle comunità cristiane “case della pace”, luoghi in cui si apprendono stili di relazione nonviolenti, si coltiva il dialogo e si costruiscono percorsi di giustizia sociale. Un compito che passa in modo decisivo dalla scuola, dalla famiglia, dall’associazionismo, dal lavoro educativo quotidiano.
Il webinar del 14 gennaio si muove in questa direzione, affidando la riflessione a voci diverse e complementari: don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro; Vincenzo Buonomo, docente di Diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense; Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli; Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac; Isabel Trujillo, docente di Filosofia del diritto all’Università di Palermo. Prospettive teologiche, giuridiche, associative ed educative si intrecceranno per interrogare il significato di una pace che non si limita a contenere la violenza, ma prova a disinnescarla alla radice.
In gioco non c’è soltanto un linguaggio diverso sulla pace, ma una vera e propria conversione dello sguardo. Come ricorda la Nota pastorale, la pace cristiana non coincide con l’assenza di conflitto, ma è un cammino esigente, che chiede scelte coerenti, rinunce, capacità di perdono e impegno per la giustizia. È un percorso educativo che attraversa le biografie personali e le strutture sociali, chiamando ciascuno a fare la propria parte.
In un mondo segnato da tensioni crescenti, educare alla pace oggi significa resistere alla rassegnazione e alla logica dell’inevitabile. Significa credere che il Vangelo continui a indicare una strada possibile, anche quando appare stretta e controcorrente. E significa assumere, come Chiesa e come società, la responsabilità di formare coscienze capaci di pace, perché la pace, prima ancora di essere negoziata, deve essere imparata.


