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Due passi avanti nel cammino

Il “Patto delle Chiese Cristiane in Italia” e il “Patto delle religioni presenti in Italia”, un anno importante per ecumenismo e dialogo interreligioso
03/10/2026 di Lucio Turra

Il 2026 sarà ricordato l’anno dei patti: il “Patto delle Chiese Cristiane in Italia” e il “Patto delle religioni presenti in Italia”. Il cammino è umano e il dialogo interreligioso in Italia è stato un percorso durato tre anni con ascolti, confronti ed infine individuazione di alcuni impegni condivisi. 

Bisogna dire che i patti partono da un processo che potremmo definire sinodale. Le comunità di fede hanno compreso, nella vita sociale del nostro Paese, che un ruolo pubblico genera giustizia, pace, convivenza fraterna.

Dobbiamo, però, tener conto di alcuni passaggi che hanno anticipato questo percorso positivo che ci stimola oggi, in ogni caso, di custodire uno stile di dialogo, che va coltivato e fatto cresce.

Il cammino promosso nel Concilio Vaticano II, nel decreto Unitatis Redintegratio sull’ecumenismo e nella dichiarazione Nostra Aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, ha dato uno scatto importantissimo. L’incontro di Assisi che Giovanni Paolo II ha promosso con i capi religiosi nella storica Giornata mondiale di preghiera della pace il 27 ottobre 1986 per arrivare alla firma del documento di Abu Dhabi sulla “Fratellanza umana per la pace e la convivenza comune” di papa Francesco e del grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.

 

Mi permetto di indicare, di questo singolare documento, alcuni passaggi per indicare la cornice dello sviluppo dei patti sottoscritti a Bari il 23 gennaio di quest’anno e a Roma il 25 giugno.

Eccoli.

“In nome di D-o e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif - con i musulmani d’Oriente e d’Occidente -, insieme alla Chiesa Cattolica - con i cattolici d’Oriente e d’Occidente -, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”. Queste parole sono una vera e propria direzione di marcia per costruire la pace e la convivenza comune.

Ed ancora.

“Altresì dichiariamo - fermamente - che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue”.

“Il concetto di cittadinanza si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo è necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre società il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con sé i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità; esso prepara il terreno alle ostilità e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli”.

Questi tre punti, tra i tanti che sono indicati in quel documento, sono propedeutici per comprendere il processo che ci ha condotti ai patti di Bari e Roma.

 Qualcuno si domanderà perché Bari e Roma?

Bari é un luogo simbolo per la presenza di un grande santo della cristianità: San Nicola considerato il santo del ponte fra Oriente e Occidente, ma potremmo anche dire tra il Nord e il Sud della nostra Europa.

E Roma perché è stata da sempre la città al centro del Mediterraneo, luogo dove le fedi si incontrano e si sono incontrate. Il Mediterraneo rappresenta quel mare che congiunge culture, tradizioni, religioni, fedi, fin dai tempi antichi.

Pensiamo poi alla più antica comunità ebraica. Ma Roma é la città capitale del nostro Paese, luogo dove la nostra cittadinanza trova un punto unitario di convergenza.

 Il “Patto tra Chiese Cristiane in Italia” si può condensare nei cinque articoli di contenuto indicato nella dichiarazionemedesima: il fondamento della comunione; l’impegno al rispetto reciproco; la collaborazione per la coesione sociale e il bene comune; la testimonianza comune; l’impegno permanente al dialogo. Possiamo cogliere in questi titoli la spinta di un processo, nato dal Concilio e maturato, soprattutto in Italia, in un dialogo semplice di condivisione, di preghiera, di discernimento e di collaborazione.

 L’aspetto interessante è la collaborazione per la coesione e il bene comune: tutela della dignità di ogni persona; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; custodia del creato; lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa. È un cambio di passo importante il patto delle Chiese Cristiane in Italia.

 Il patto “La via italiana del dialogo interreligioso, le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale” contiene molti degli impegni del patto delle Chiese Cristiane. In questo caso, però, vengono indicate alcune azioni per attuare l’impegno comune. E sono azioni che di per sé rappresentano un percorso davvero significativo.

In conclusione, vorrei sottolineare che il ruolo pubblico delle religioni può disinnescare molti conflitti e abbattere muri e dare segnali che vadano in una direzione diversa rispetto alle logiche funeste, in molte altre parti del mondo, e soprattutto di logiche politiche foriere solo di dominio, di potere fine a se stesso, di supremazia sulla testa soprattutto dei poveri e gli ultimi del mondo.

Dobbiamo cambiare alcune narrazioni che fanno parte di una certa politica, di un modo di gestire l’economia, di una società egoista e che non pensa se non con la pancia. C’è una narrazione della solidarietà, dell’amore per l’altro.

La logica della fraternità rimane l’unica via per sconfiggere le logiche del soggettivismo e del liberalismo senza regole. Le comunità cristiane e le altre fedi religiose hanno il compito concreto di dissuadere le violenze, l’odio e le guerre.

 

Compito preciso dell’Azione Cattolica è quello di rendersi promotrice di questo processo nei territori del nostro Paese.

 Vorrei sottolineare alcune strade che si possono attuare concretamente, con semplicità ed efficacia.

Prima di tutto bisogna chiedersi se nei nostri territori sono presenti comunità di fede che si ritrovano per pregare, per svolgere alcune attività. Bisogna prendere contatto con i responsabili. Bisogna conoscere e comprendere le tradizioni, il loro modo di esprimersi. Tutto questo coinvolgendo il servizio pastorale della diocesi.

 Le comunità di fede cristiana e di altre fedi religiose vanno invitate in alcune iniziative ed esperienze che l’Ac programma e propone nel cammino ordinario della vita associativa. Un esempio consolidato é da sempre il Mese della Pace o il Mese del Ciao promosse dall’Acr. 

E  poi condividere occasioni semplici di incontro, di cultura, di conoscenza gastronomica, di attività di famiglie o di attività sportive, in oratorio, nella scuola.

Uno degli obiettivi del cammino associativo é quello di coinvolgere. Una parola chiave che appartiene al dnaassociativo, é quella di unire, di creare sensibilità e opinioni condivise, di favorire il discernimento e il dialogo, sempre insieme, abbattendo muri e frontiere, pregiudizi. Siamo tutti umani!