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Discepoli-missionari: il trattino che sostanzia

“Smuoviti: noi siamo missione”, il racconto del convegno nazionale del settore adulti.
23/03/2026 di Maria Rosaria Attini

Si è svolto nella bella cornice di Paola, dal 6 all'8 Marzo scorso, il convegno nazionale del settore adulti dal titolo “Smuoviti: noi siamo missione”.

Come sempre, gli appuntamenti nazionali non tradiscono le aspettative: sono state giornate dense, ricche e stimolanti. Il fulcro è stato rappresentato dagli interventi di fratel Luciano Manicardi, monaco di Bose, e Lucio Turra, già amministratore nazionale di AC. Ma un altro momento gioioso e significativo è stata la serata animata da una band musicale, la Bendissima, composta da giovani di AC della diocesi ospitante di Cosenza-Bisignano: abbiamo sperimentato la potenza dell’intergenerazionalità e quanto i giovani possano essere per noi adulti un motore di propulsione.

Non basta essere nati per essere umani

L'intervento di Manicardi ha aperto una riflessione sull'essere discepoli oggi nel nostro tempo, partendo dal discernimento che ha come fonti di orientamento il Vangelo, ma anche il mondo. Dunque, è fondamentale domandarsi cosa chiedono i tempi oggi e non si può non partire da una riflessione sull'umano, sull’inumano e sul post-umano. Non basta essere nati per essere umani ed è su questa verità che si incardina la missione della Chiesa oggi. Sempre più diffusamente osserviamo la tendenza all'inumano, ovvero la negazione dell'umanità dell'altro e quindi della propria, dimenticando che l'altro è un mio simile. A questo si aggiunge anche il fenomeno del post-umano, quel fenomeno che toglie il limite tra la macchina e l'uomo: macchinizza l'uomo e umanizza la macchina. E’ facile immaginare che vulnerabilità e fragilità costituiscano il perimetro dell'uomo, che ha dunque come compito proprio farsi umano. Questa criticità si affronta mantenendo come bussola il Vangelo, scuola di umanizzazione alla sequela di Gesù, l'uomo che ha raccontato Dio. Fratel Manicardi smitizza il concetto di utopia, tensione che ci spinge a continuare a camminare e vi accosta il termine eutopia, dal greco posto buono, identificandolo come il processo che ci permette di dare luogo oggi al nostro futuro. Per concretizzare tutto questo è necessario ricorrere a tre aspetti irrinunciabili: l'immaginazione, ovvero la ristrutturazione delle informazioni per soluzioni inedite; la creatività, ciò che si oppone al restare comodi, al “si è sempre fatto così”; e il coraggio, la virtù del cuore, la dimostrazione che l'uomo è capace di trascendenza.

Educarsi e formarsi per comunicare e informare

Lucio Turra ci ha indicato che queste riflessioni sull'essere discepolo-missionario oggi devono trovare concretezza nei nostri gesti, nei nostri comportamenti e nelle nostre scelte di uomini, di credenti, di associati di Azione Cattolica. Il discepolo-missionario deve educarsi e formarsi per poi attuare una adeguata comunicazione e informazione in tutti gli ambiti che l'uomo di oggi abita: famiglia, scuola, lavoro, economia, società politica. E’ in questi ambiti che il discepolo-missionario di Azione Cattolica deve saper intervenire con creatività.

Sei cappelli per pensare

I laboratori sono stati un momento in cui abbiamo potuto metterci in gioco con i nostri processi creativi, applicati ai diversi ambiti con cui un adulto di AC si confronta, attraverso la tecnica de “I sei cappelli per pensare”. Lo psicologo statunitense Edward De Bono ha messo a punto la metodologia “I sei cappelli per pensare” che ha come scopo quello di migliorare il pensiero, veder il problema da prospettive diverse e trovare soluzioni creative. Indossando i diversi cappelli, abbiamo cercato di mettere a fuoco l’ambito che ci era stato affidato (cappello bianco), per poi fare i conti con le nostre emozioni (cappello rosso), la nostra positività (cappello giallo) e negatività (cappello nero), stimolare le nostre idee creative (cappello verde), per poi trasformarle in lucidi progetti (cappello blu).

Non si può seguire senza camminare

Le parole discepolo e missionario non possono essere interposte da una congiunzione, perché non possono essere separate. L’adulto di AC è discepolo, ma nel momento in cui fa una scelta di sequela inizia immediatamente la sua missionarietà, leggendo il presente con gli occhi del futuro e cercando di trasmettere la fede in maniera nuova. Il trattino di “discepolo-missionario” ricorda a noi adulti che c’è continuità e reciprocità tra le due istanze, che non si piò essere l’uno senza l’altro, che non si può seguire senza camminare.