
Nel campo dell’esperienza umana fondamentale evidenza è il fenomeno della cura. A costituire un fatto evidente è che per la vita la cura è cosa irrinunciabile, poiché senza cura la vita non può fiorire. Per tale ragione il mondo sarebbe un luogo migliore se tutti noi avessimo più cura gli uni degli altri. C’è necessità di bene e necessità di difendersi dalla sofferenza: la cura è la risposta a questa necessità. La pratica della cura si realizza: nella cura di sé, degli altri, del mondo costruito e di quello naturale.
L’essere umano ha necessità di cura poiché nasce incompiuto e con il compito di divenire il suo proprio potere essere. Noi siamo energia vitale sprovvista di codice di attuazione; siamo un fascio di possibilità da attualizzare e per tale qualità ontologica il modo proprio dell’esserci è l’agire. È con le azioni che noi fabbrichiamo il nostro esserci, con le parole e con i gesti concreti. Agostino definisce l’essere umano come colui che è «chiamato a iniziare» (Initium ergo ut esset – De Civitate Dei) e l’inizio di qualcosa è l’inizio di un’azione. La cura può essere definita come l’insieme di quelle azioni attraverso le quali ci prendiamo a cuore la vita per conservarla, facilitare il suo fiorire e ripararla quando eventi minacciano la qualità dell’esserci. Aver cura della vita è il senso del lavoro del vivere.
L’esserci è essenzialmente essere possibile. In questo senso venire al mondo significa trovarsi chiamati a dare una forma al nostro essere, e questo lavoro del dare forma alla vita deve fare i conti con l’intrinseca fragilità e vulnerabilità della condizione umana, che viene dal non avere sovranità sull’accadere delle cose poiché dipendiamo dagli altri e dal contesto.
Siamo infatti esseri relazionali che sempre hanno bisogno gli uni degli altri e siamo continuamente dipendenti dal contesto che abitiamo. In quanto esseri incompiuti, sempre mancanti di qualcosa, la cura si attualizza innanzitutto nel procurare cose: il nutrimento e una relazione accogliente al neonato che viene al mondo necessitante di tutto; esperienze educative che non solo istruiscono ma che sanno coltivare la vita dell’anima; un riparo e un lavoro al migrante che arriva spoglio di tutto; le terapie giuste e nel modo giusto a chi soffre nel corpo o nell’anima. In questo senso la cura è essenzialmente procurare ciò che è necessario alla vita.
Il procurare può declinarsi come semplice occuparsi di qualcosa o come preoccuparsi. Occuparsi significa prendersi carico di qualcuno senza un particolare coinvolgimento cognitivo e affettivo; procurare qualcosa nel modo del preoccuparsi significa, invece, agire avendo a cuore di cercare il meglio. La cura è nella sua essenza preoccuparsi di rispondere nel modo migliore alla tensione propria dell’essere umano a cercare ciò che è massimamente buono per la vita. Il preoccuparsi si manifesta in differenti gradazioni: si va dalla premura che mostriamo all’altro nel nostro mostrarci responsivi, alla sollecitudine con cui rispondiamo con prontezza all’appello dell’altro, e alla devozione che consiste nel dare all’altro tutto quanto sta nelle nostre possibilità. La cura come devozione, per le energie cognitive ed emotive che richiede, non può essere un agire continuato nel tempo, ma si attua in certe specifiche frazioni di tempo quando si percepisce nell’altro una fragilità e una bisognosità tale da richiedere la massima attenzione.
Quando ci fermiamo a pensare a quello che siamo, ciò che vediamo non è solo il corpo, una sostanza dai contorni definiti, ma anche un’energia, una tensione, un respiro, perché l’anima, quel respiro sacro che tiene nel più ampio respiro della vita, nella sua essenza è tensione alla trascendenza, ad andare oltre il dato per attualizzare al meglio le proprie potenzialità esistenziali, cercando ciò che massimamente realizza il modo pienamente umano. Apprendere ad avere cura di sé è la condizione per avere cura degli altri, azione questa essenziale poiché ciascuno di noi ha necessità dell’altro e una buona qualità della vita si realizza solo quando tutti agiamo secondo il principio di cura. Per questo la politica dovrebbe declinarsi innanzitutto come cura della comunità, affinché tutti trovino il modo di vivere una vita pienamente umana dove l’anima sente di respirare il necessario.
