Quante volte ci siamo sentiti dire: «Esprimi un desiderio!». Interessante: i desideri non si “pensano”, né si “fanno”, ma si esprimono. Quasi a voler indicare che i desideri, collocati dentro di noi, nella nostra parte più profonda, hanno bisogno di essere in certo modo “spremuti” da questa nostra interiorità, cosicché possano fuoriuscire, come una sorta di “succo concentrato”.
A questo proposito, un ricordo…
Erano gli anni dell’università. Si
condividevano le scoperte fatte durante le lezioni; un giorno,
un’amica che studiava chimica, entusiasta, disse: «da un’arancia
abbiamo estratto l’essenza; e sai? L’essenza di un’arancia è:
una sola goccia».
Ecco: tutto il nostro mondo di
desideri, in fondo si riduce a…. una sola goccia, concentrata…
Tutti i nostri grandi o piccoli, tanti
e diversi desideri, non sono che la modulazione di questo desiderio
di fondo, che, come goccia concentrata, custodiamo nelle profondità
del nostro essere: desiderio che la nostra vita giunga a compimento,
e non resti “a metà”, incompleta e sola, ma trovi compimento
nell’incontro che tutto vale: l’incontro vivificante con la
persona dell’umile Gesù. Talmente decisiva e ricca di attrazione,
che si può addirittura giungere a consegnare a lui tutta la propria
vita: decidere di regalargliela, perché ne disponga come vuole. Per
i Suoi interessi. Per dare spazio ai Suoi desideri di salvezza per
tutti.
È scritto nel cuore dell’uomo
il suo congenito essere proteso al di là di se stesso, alla
struggente ricerca di un “Tu” che lo appaghi fino in fondo, che
lo sazi di pienezza, di vita, di significato. Il desiderio si muove
in questa tensione; e nel vuoto che percepiamo tra ciò che siamo e
ciò verso cui aspiriamo, il desiderio scava uno spazio, che solo la
preghiera può abitare.
Esiste, infatti, un intreccio
strettissimo tra preghiera e desiderio.
Pregare è molto più che “dire
preghiere”.
Pregare è portare davanti al Signore
in silenzio il proprio desiderio. Quella “goccia” in cui è
concentrata ogni altra nostra aspirazione, richiesta, domanda…
Ci vuole il coraggio di fermarsi e la
pazienza di raccogliersi interiormente, cosicché a poco a poco
cadano tutti quegli “strati” che ci siamo lasciati depositare
dentro e che ci rendono impermeabili alla voce del nostro desiderare
interiore: più semplice avvolgersi di frastuoni, perché è scomodo
percepire quella parola di sete che grida in fondo al cuore; più
semplice tapparla con una molteplicità di cose ridondanti, piuttosto
che allenarsi a rimanere in contatto con quella «voce di silenzio
sottile» che ci abita in profondità. Desiderio, cioè, che ci si
sveli il senso di questo nostro affannarci tanto, soffrire, lottare;
e il senso, ciò che dà compimento, si trova solo nell’amore.
È l’amore vissuto, donato,
intercorso, a rendere una vita compiuta; è l’amore mancato,
negato, offeso, a lasciare la vita incompiuta.
Ne era certo anche S. Agostino, che
alla sua gente semplice di Ippona insegnava questa “forma alta”
di preghiera:
Sia dinanzi a Dio il tuo desiderio;
ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo desiderio è
la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la
preghiera.
E ancora: C’è una preghiera interiore che
non conosce interruzione, ed è il desiderio. Qualunque cosa tu
faccia, se alimenti il desiderio della vita eterna, non smetti mai di
pregare.
E infine: Se non vuoi interrompere la
preghiera, non cessare mai di desiderare. Il tuo desiderio continuo
sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare.
Il gelo della carità è il silenzio
del cuore; l’ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre
permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre
desideri… (Esp. Sal 37, 14).
Ma vi è di più.
Nella preghiera non siamo soli a
pregare; ce lo assicura S. Paolo: …Lo Spirito viene in aiuto alla
nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente
domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con
gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i
desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo
i disegni di Dio (Rm 8, 26-27).
Stupendo! portiamo in noi stessi
una presenza che, silenziosamente e dolcemente, fa fluire verso il
Padre desideri di vita e di pace, per noi.
È lo Spirito Santo: una sorgente
abbondante di acqua fresca più intima a noi di noi stessi.
Tuffare la nostra “goccia di
desiderio” nella sorgente interiore che è lo Spirito Santo, questo
è pregare.
Lo Spirito Santo è sempre all’opera per creare novità di bene, di vita e di pace; sempre ricco di fantasia, anzi: di “fantasia scapigliatissima”, per fare nuovo questo mondo così bisognoso, e prima di tutto per fare nuovo il nostro povero cuore.
