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Dalla Visione alla Governance

Alla pace serve un disegno politico: perché l’Italia ha bisogno di un Ministero della Pace
14/05/2026 di Andrea Michieli

Invocare scelte e politiche di pace è, soprattutto nel nostro tempo, una necessità e, parallelamente, rischia di essere un invito che si perde all’ombra del nuovo ordine mondiale e di una deriva - culturale, prima ancora che politica - bellicista. Così il rischio è che la pace appia un obiettivo utopico e che non faccia parte dell’azione politica - pertanto responsabile e verificabile - dei governi. Il volume curato da Laila Simoncelli, Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte (Editore Sempre, 2026), nasce proprio per restituire sostanza politica al progetto costituzionale di pace, trasformandolo da un “sogno necessario” a “mappa per il presente”. Il volume intende declinare e approfondire la proposta per l’istituzione di un Ministero della Pace che è al centro di una Campagna di cui l’Azione Cattolica è parte attiva (www.ministerodellapace.org).


Oltre l’emergenza: organizzare e verificare le politiche per la pace

Il cuore della proposta è semplice quanto rivoluzionario. Se la difesa è un’organizzazione complessa che richiede ministeri, accademie e ingenti finanziamenti, perché la costruzione positiva della pace dovrebbe essere affidata a politiche residuali e all’attivazione del terzo settore?

La pace, come ci ricorda il testo, va imparata, coltivata e organizzata. Il volume delinea cinque “rotte” fondamentali che corrispondono ai cinque Dipartimenti che dovrebbero comporre il Ministero:

  • Educazione e istruzione alla pace: per trasformare le scuole in laboratori di dialogo; la non violenza infatti è un «sapere universale che unisce pedagogia, psicologia sociale, diritto, etica pubblica» (p. 15) e servono specifiche competenze e programmi coordinati perché questo sapere possa entrare a far parte del percorso educativo di ogni ordine e grado.

  • Politiche e territoriali di pace: le città sono presidi di prossimità e di prevenzione dei conflitti violenti e il Ministero potrebbe coordinare le reti di comuni e regioni che negli anni si sono occupate di politiche di pace e di coesione sociale.

  • Disarmo e riconversione civile: il Ministero potrebbe sostenere attivamente una riconversione generativa che possa accompagnare imprese e territori nella transizione dal sistema di difesa armate a un sistema di sicurezza civile integrata.

  • Difesa civile non armata e non violenta: il Ministero potrebbe finalmente essere la casa di tutte quelle iniziative che hanno concorso a definire il dovere costituzionale di difesa in senso “civile”, ex articolo 52 della Costituzione, coordinando le esperienze dei corpi civili di pace, del servizio civile universale e delle missioni di osservazione e mediazione nei conflitti; inoltre il nuovo dicastero potrebbe organizzare e promuovere progetti per sviluppare le competenze dei cittadini per la difesa non armata e non violenta.

  • Diritti umani ed economie di condivisione: questo dipartimento del Ministero si dovrebbe occupare della cosiddetta pace positiva, ovvero di declinare il progetto pacifista non solo come forma di prevenzione dei conflitti armati, ma anche per la costruzione di un ordinamento interno e internazionale che assicuri «la giustizia fra le Nazioni», come recita l’articolo 11 della Costituzione, promuovendo politiche per la pace, la lotta alle diseguaglianze, la cura dei beni comuni e la giustizia climatica.


In queste rotte sono presentate politiche, prassi ed esperienze che dovrebbero trovare sostegno da parte di un Ministero ad hoc, quale luogo istituzionale di coordinamento. L’obiettivo è quello di superare l’attuale frammentarietà delle politiche pubbliche in favore di una strategia coordinata e strutturata per la costruzione della pace. Tale unitarietà organizzativa delle politiche di pace non solo garantirebbe una maggiore efficacia amministrativa, ma offrirebbe anche ai cittadini una chiara leggibilità dell’operato politico, facilitandone la valutazione.


Un impegno civile che diventa istituzionale

L’Azione Cattolica, insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII e a numerose altre associazioni, promuove l’istituzione di un Ministero della Pace. Questa proposta mira a dare piena attuazione alla democrazia costituzionale che è fondata sulla dignità umana e, pertanto, si pone l’obiettivo di conseguire la pace come condizione e fine dell’ordinamento. L’attuale scenario internazionale rende urgente questo passo istituzionale per trasformare la pace in una funzione stabile e strutturata della Repubblica. Il libro che si presenta mette nero su bianco un progetto politico necessario e offre uno strumento concreto per riconoscere che la pace è realistica e realizzabile, se la si organizza.