Il primo “Simposio delle Chiese cristiane che sono in Italia” si è svolto a Bari durante la recente settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani.
Dopo tre anni di confronti e riflessioni venti confessioni cristiane presenti in Italia si sono ritrovate per condividere alcune linee di lavoro comune in unità e per sottoscrivere un Patto di incontro, di dialogo e di maturazione reciproca, a livello nazionale e locale. Tutto questo è stato possibile dalla forza dello Spirito che proprio a Bari, san Nicola vescovo, ha trasmesso congiungendo l’Oriente all’Occidente.
I punti di forza e di condivisione del Patto si possono concretamente descrivere in alcuni aspetti sostanziali: l’impegno per la reciproca conoscenza; il coinvolgimento delle comunità locali e nei territori; l’affrontare alcune comuni attenzioni e sfide presenti nella realtà italiana.
Si può pensare e valutare che questo Patto non nasce dal nulla. É il frutto di un cammino che si vuole continuare con maggiore convinzione, al di là delle differenze frutto del percorso storico, delle identità culturali e delle provenienze da territori diversi.
Oggi più che mai quello che interpella le Confessioni cristiane è rimotivare la fede dei credenti e dare insieme testimonianza evangelica di ascolto, di dialogo e di condivisione nel contesto della vita quotidiana.
L’aspetto più arricchente del Simposio è stata la metodologia adottata che ha coinvolto tutte le persone presenti, nel fraterno ascolto reciproco e nell’individuare alcune piste di lavoro su almeno quattro macro aree.
I quattro laboratori hanno messo a fuoco l’ecumenismo come grammatica della pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità, l’ospitalità eucaristica e i temi spinosi (l’ecumenismo come sapienza delle differenze: i matrimoni Interconfessionali in Italia).
Come si può comprendere gli angoli di visuale sono estremamente legati alla fede nel contesto della vita delle persone. Sono importanti le riflessioni teologiche ma oggi si può azzardare anche il fatto che le evidenze etiche interpellano concretamente di più la fede dei cristiani.
Cosa comporta il lavoro svolto al primo Simposio delle Chiese Cristiane che sono in Italia per l’Azione Cattolica?
Suggerirei tre linee di lavoro da porre all’attenzione del cammino associativo, convinti che la “Via Italiana del Dialogo” ecumenico è frutto del Concilio Vaticano II che va realizzato nella concretezza dell’identità dell’Associazione.
La prima linea è quella educativa, formativa e informativa del cammino ecumenico che coinvolge, innanzitutto, gli ambiti del progetto formativo in chiave di discepoli missionari. Educare al dialogo, nella complessità della vita e in un cambiamento d’epoca, non sono una sfida da trascurare. Non incideremo in maniera marcata nei necessari cambiamenti della società per i quali spesso ci vediamo impotenti, ma ci impegneremo a livello personale e come associazione a vivere stili di vita umani, scelte sagge di accoglienza reciproca con gli altri, in particolare dei bisognosi, dei poveri.
La seconda linea è quella di conoscere e cooperare, a partire dal livello nazionale sino all’ultima realtà di gruppo per conoscere le comunità di altre Confessioni cristiane presenti nei nostri territori, creando relazioni, dialoghi e condivisioni concrete. Il mondo ortodosso e quello delle chiese della Riforma sono opportunità per noi cattolici per riconoscere la vita e l’umanità con tutte le sue implicazioni. Non preoccupiamoci del solito tran tran pastorale, perché il dialogo nella società è produttivo se come chiese ci mettiamo insieme, tanto più se vogliamo vivere la cittadinanza in modo attivo ed essere riconosciuti come cristiani. Il cammino sinodale ce l’ha esplicitato chiaramente.
La terza linea è quella più impegnativa e sfidante, ovvero quella di condividere alcuni temi, alcune questioni che riguardano la vita delle persone e delle comunità. É finito il tempo di dire che noi siamo a posto, i migliori e non abbiamo bisogno di complicarci la vita pastorale. Oggi, bisogna rispondere alla complessità delle questioni (ambienti, immigrazione, intelligenza artificiale, sostenibilità, cooperazione, disuguaglianze, potere, prepotenze…) condividendo insieme ad altri e, in particolare, con le comunità cristiane nostre sorelle nella fede.
Consegniamo quindi a noi, associazioni creative e dinamiche, il Patto tra Chiese Cristiane in Italia ad ogni responsabile ed educatore di Azione Cattolica. Abbiamo bisogno di ritrovare un’anima alla nostra società e alle nostre comunità.
