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Da Bari al cammino assembleare

Dall'esperienza di "Orizzonti Mediterranei" a Bari prende avvio il cammino verso la XIX Assemblea nazionale: un percorso di discernimento e corresponsabilità nel segno dei 160 anni dell'Azione cattolica
02/09/2026 di Michele Tridente

Un mese fa ci siamo ritrovati a Bari per l’Incontro delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali di Ac. Orizzonti Mediterranei, questo il titolo, non è stato solo un evento associativo. Su quel mare, infatti, si affacciano popoli, culture, religioni e tradizioni differenti. Sul Mediterraneo si consumano guerre e si aprono percorsi di pace; si incontrano storie di sofferenza e testimonianze di speranza; si intrecciano le sfide delle migrazioni, delle disuguaglianze, della convivenza tra culture e della costruzione di un futuro condiviso.

L’Azione cattolica italiana ha scelto di assumere il Mediterraneo come immagine e orizzonte del proprio discernimento associativo, raccogliendo l’eredità del Cammino sinodale delle Chiese in Italia e gli appelli di papa Francesco a promuovere una cultura dell’incontro e della fraternità. Orizzonti Mediterranei è dunque un invito a guardare oltre i confini, ad abitare le differenze come opportunità e a costruire percorsi di dialogo, corresponsabilità e pace. L’evento ha interessato alcuni dei luoghi più significativi del centro storico di Bari, dal Teatro Petruzzelli alla basilica di San Nicola, fino alle piazze che hanno ospitato gli incontri aperti alla cittadinanza. La basilica, custode delle reliquie di san Nicola, sono state al cuore dell’evento, perché ha assunto un valore che va oltre la dimensione religiosa: è diventata segno di una fraternità possibile, di un dialogo che attraversa confini geografici e di una pace che si costruisce attraverso relazioni autentiche.

Verso la XIX Assemblea nazionale

Bari, dunque, e la costruzione della città dell’uomo a misura d’uomo, per usare un termine caro a Giuseppe Lazzati. Non è un caso che proprio in questi giorni, come Ac, diamo avvio all’itinerario che ci accompagnerà verso la XIX Assemblea nazionale. Un percorso che abbiamo voluto intitolare «E vi fu grande gioia in quella città » (At 8,8). L’icona biblica scelta mette in relazione la città e la gioia. La gioia evangelica di riconoscere il cammino compiuto, di custodire il bene seminato nelle comunità. Ma anche, come scriviamo nella traccia del Documento del cammino assembleare, la gioia di immaginare insieme il futuro, con la fiducia di chi sa che il Signore continua a precederci e ad abitare la storia, aprendo strade nuove da percorrere. L’itinerario assembleare, che si concluderà nel mese di aprile 2027, assume poi un significato ancora più profondo perché si intreccia con il 160° anniversario della nascita dell’Ac. Una ricorrenza che invita tutta l’associazione a riscoprire la propria identità e la propria missione. Fare memoria della storia vissuta significa riconoscere la “santità” delle figure che ci hanno preceduto e che continuano a orientare il nostro presente. Un percorso che appartiene a tutti, dalle associazioni territoriali e diocesane ai bambini e ai ragazzi dell’Acr, ai giovanissimi, ai giovani, agli adulti e agli adultissimi. Siamo consapevoli che proprio questa corresponsabilità diffusa e questo coinvolgimento delle generazioni e delle realtà ecclesiali e civili rappresentano una condizione essenziale per costruire la pace.

C’è anche il 160° anniversario della nascita dell’Ac

Il Documento non può essere esaustivo di tutto, ma vuole indicare un orizzonte comune dentro il quale leggere il tempo presente. L’Ac si riconosce infatti come una palestra di sinodalità, ecclesialità e corresponsabilità laicale ed è chiamata a percorrere le vie dell’evangelizzazione, della sinodalità, della carità e della corresponsabilità dentro contesti sociali e culturali in rapida trasformazione. A 160 anni dalla nascita dell’Azione cattolica, questo cammino ci invita a riscoprire il primato dell’evangelizzazione.

Allo stesso tempo, proveremo a custodire lo sguardo profetico. Lo Spirito continua a condurre la Chiesa verso luoghi che possono apparire marginali o deserti, ma che si rivelano abitati da domande profonde e da attese autentiche. È lì che siamo chiamati a lasciarci sorprendere, educandoci allo stupore che sa riconoscere la presenza di Dio non solo in ciò che già conosciamo, ma anche nell’inedito che si apre davanti a noi. Spesso è proprio nei deserti delle nostre città, nelle solitudini e nelle periferie del nostro tempo, che il Signore