Non tutti i fine settimana restano confinati nel calendario. Alcuni, invece di finire, iniziano a crescere e si aprono su una strada che va oltre. A Carovigno, dal 17 al 19 aprile scorsi, è stato così.
In Puglia, abbiamo vissuto il secondo dei cinque incontri territoriali del percorso nazionale “Custodire la speranza” per sintonizzarci – in questa terza fase - sui bisogni delle comunità e sui possibili progetti da avviare, concentrandoci particolarmente sul tema della missionarietà della Chiesa nel territorio. Un passaggio importante, certo, ma soprattutto un'opportunità preziosa per formarsi insieme, un tempo condiviso che ha rimesso al centro volti, storie, responsabilità.
Fin dal venerdì sera, con l’introduzione a due voci di Michele Tridente ed Emanuela Gitto, la linea d’azione è stata chiara: questo percorso non è pensato per chiudersi in sé stesso. Ha dentro un respiro più lungo. È già parte del cammino assembleare che ci attende e chiede di essere abitato nei territori, nelle parrocchie, nella vita ordinaria delle nostre associazioni. Una sollecitazione a tenere insieme la dimensione locale e quella nazionale.
Il sabato mattina ha suscitato pensieri e domande fin dall’Eucaristia presieduta da S.E. Mons. Giuliodori, che ha consegnato un’immagine forte: quella della barca nel mare della storia, attraversato insieme, con la fiducia di una presenza del Signore che non viene mai meno.
Le parole di Don Giuliano Zanchi hanno poi focalizzato tutto su un punto essenziale: la vita cristiana coincide con la vita, con tutto ciò che la attraversa. La vita cristiana se non è vita non è neanche cristiana. Dentro questo orizzonte cambia anche il modo di vivere la passione. Non si tratta di rincorrere ciò che accende emotivamente o di lasciarsi rimorchiare dalle tante “passioni tristi” del nostro tempo che possono trascinare verso obiettivi sbagliati, ma di lasciarsi plasmare da una passione cattolica radicata nell’universalità del Vangelo, per tutti e per tutto. Una passione che prende forma nelle relazioni, nel modo di stare accanto, nella capacità di custodire e toccare l’umano. Il gesto del discepolo missionario può ruotare proprio attorno a questa parola semplice: “tocco”. Tocco del credente, del testimone. Tocco che non è mai quello del seduttore, né quello di un militante molesto.
Contestualmente,
l’intervento di Francesca Rispoli ha mantenuto i piedi ben saldi
per terra, dentro le pieghe concrete della realtà. La speranza
prende corpo quando si fa spazio a una cultura dell’apertura, dando
la possibilità alle persone di stare, di fare, anche di sbagliare.
C’è una responsabilità che ci chiama, che riguarda il coraggio di
prendere posizione, a partire dai diritti, dalle diseguaglianze,
dall’ascolto delle persone e delle loro vite.
Il pomeriggio dei laboratori ha dato modo di mettere mano a tutto ciò. Ci si è confrontati, si è provato a scegliere, a individuare direzioni possibili. Nel laboratorio sulla “passione educativa”, che ho avuto la possibilità di accompagnare, è emersa una consapevolezza semplice e allo stesso tempo impegnativa: educare oggi significa abitare i percorsi delle persone con pazienza, senza scorciatoie, con uno sguardo capace di mantenere unite fragilità e possibilità.
E poi c’è stata la sera. Una di quelle serate che restano. La musica della band tarantina “Children of the Sun” ha trasformato il momento in un’esperienza piena: coinvolgente, inclusiva, curata. Si è respirata leggerezza, quella che non svuota ma rigenera. È stato bello vedere insieme generazioni diverse, stili diversi, tutti dentro lo stesso spazio, con lo stesso entusiasmo. Anche questo è custodire la speranza.
La domenica mattina è cominciata con la Celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Intini, che ha richiamato una direzione precisa: non tornare indietro, come i discepoli di Emmaus nella loro delusione, ma rimettersi in cammino a partire da una relazione viva con Cristo. Un richiamo a lasciarsi guidare dalla Parola, dall’Eucaristia e da uno slancio missionario capace di incontrare le persone lì dove si trovano, portando semplicemente ciò che si è ricevuto. Subito dopo, la restituzione ha avuto il sapore della concretezza. Le esperienze raccontate dalle Ac delle diocesi pugliesi, da sud a nord, hanno dato forma a quanto vissuto. Storie diverse, sensibilità differenti, tutte attraversate da una stessa tensione: esserci nei territori intrecciando vita e Vangelo.
Nel dialogo conclusivo con il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano si è raccolto tutto, con uno sguardo molto concreto sulla vita associativa. È tornato più volte il tema della responsabilità, vissuta dentro relazioni che si costruiscono e si condividono evitando accentramenti che alla lunga impoveriscono. Valorizzare i talenti, dare spazio, saper coinvolgere: sono passaggi che chiedono tempo, fatica e pazienza, ma tengono viva l’Associazione. Sullo sfondo, la consapevolezza di voler abitare, ciascuno con la propria identità, la complessità del tempo che viviamo, dove ascolto, dialogo e partecipazione restano strade concrete da praticare ogni giorno.
Carovigno lascia una traccia chiara. E consegna un invito aperto.
Il percorso prosegue con gli incontri di Sassari, Calambrone e Roma. Occasioni da cogliere per continuare a tessere trame di bene, per allargare lo sguardo, per non restare fermi dentro ciò che già conosciamo. Vale la pena esserci, per portare il proprio pezzo di strada e lasciarsi attraversare da quello degli altri, tutti illuminati dalla luce del Risorto.
La speranza, alla fine, cresce così. Camminando insieme, alla Sua sequela.
