La tragedia di Capodanno non può non richiamarci ad una seria riflessione sul tema della Sicurezza. Il Movimento Lavoratori di AC ha dedicato il mese di dicembre 2025 ad una campagna di sensibilizzazione ed approfondimento sul nodo della Sicurezza sul Lavoro, rivolta alle comunità religiose e civili. Lasciando alla cronaca i problemi di ricostruire i fatti e le responsabilità del singolo evento, a noi non deve sfuggire che quest’evento drammatico ci obbliga a togliere la locuzione “sul Lavoro” per ragionare principalmente sulla “Sicurezza” in ogni ambiente e su come farla diventare cultura.
Negli ambienti dedicati allo svago e al tempo libero, la valutazioni dei rischi di competenza dei responsabili dovrà tenere conto che la maggioranza delle persone presenti in quell’ambiente non avrà avuto una formazione specifica per gestire in sicurezza le attività che sarebbero state, successivamente, svolte. Parallelamente, chi invece ha ruoli professionali in quell’ambiente dovrà ricevere un supplemento di formazione, per poter garantire la sicurezza non solo a se stesso e ad altri colleghi, ma anche ad utenti a cui non può essere richiesto lo stesso grado di attenzione. Questo è ancor più valido se gli utenti sono minori, a cui non può essere richiesto un grado di responsabilità da adulti.
Detto ciò, è però importante un cambio di mentalità: la cultura della sicurezza deve spingere ognuno ad abituarsi a valutare le proprie azioni e quelle delle persone intorno a lui, anche quando è rilassato e non direttamente responsabile dell’attività che si sta svolgendo. È quindi necessaria una formazione di base alla sicurezza, che, partendo già dalla scuola primaria, aumenti col crescere dell’età, della consapevolezza e della responsabilità.
Nei luoghi di lavoro ed assimilati, come le scuole, vengono date istruzioni di sicurezza in gradi diversi (corsi, istruzioni, prove di evacuazione) alle varie figure che li frequentano, ma evidentemente non basta a far sì che l’attenzione alla sicurezza diventi cultura e prassi consolidata.
Un aereo civile non può iniziare le procedure di decollo senza che sia stata data ai passeggeri una puntuale indicazione sui dispositivi e le procedure di sicurezza durante il volo, analogamente dovremmo abituarci a considerare normale valutare ogni ambiente in cui ci troviamo per non farci cogliere impreparati in caso di imprevisti.
Esiste un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito ed il Ministero della Protezione Civile e le Politiche del Mare che intende favorire “Azioni di collaborazione per la diffusione della sicurezza nelle scuole e della cultura della protezione civile”: giustamente non parla solo di diffondere la sicurezza nelle scuole, ma anche una cultura della protezione civile.
Molti lavoratori prendono con superficialità i corsi sulla sicurezza, come un obbligo da adempiere per ottenere un bollino necessario per lavorare; tale superficialità, talvolta, si osserva anche tra gli studenti, quando devono seguire analoghi corsi per accedere al PCTO, che già di per se è spesso vissuto come una formalità necessaria per essere ammessi all’esame finale e non come una preziosa occasione di formazione. C’è il concreto pericolo che anche altre proposte presentate in base al summenzionato protocollo possano essere considerate un di più che esula dal curriculum formativo dello studente, come già avviene per l’educazione civica.
L’aggettivo “civica”, quello “civile”, legati a educazione e a protezione, ci fanno pensare che il problema della sicurezza debba essere visto come interesse del bene comune: la responsabilità non può essere lasciata solo a qualcuno, ci deve essere un impegno collettivo a costruire un futuro fondato su consapevolezza e cura reciproca. Il divertimento in sicurezza è un diritto. Le persone devono pretenderlo e gli addetti ai lavori e le istituzioni hanno il dovere di costruirlo e trasmetterlo, a partire dalle scuole.
Quanto accaduto a Crans-Montana si poteva evitare non solo attraverso un rafforzamento dei controlli, ma anche insegnando a riconoscere il pericolo, a gestire un’emergenza, a prepararsi ad uno sfollamento, a reagire nel modo giusto e a pretendere luoghi adeguati. Sono tanti i Paesi in cui si insegna la cultura della sicurezza; in Italia, al momento, si fa ancora poco o nulla a riguardo.
