Come si può, da giovani, cambiare sguardo su sé stessi e sulla propria vita? In questo mutamento, come possiamo provare a scovare la presenza di Dio nelle cose che ci circondano? Questi sono stati gli iniziali spunti di riflessione per il campo del settore giovani della Parrocchia di Beata Maria Vergine Addolorata (Pietà) di Lamezia Terme. Diciotto, tra giovani e giovanissimi, si sono messi in viaggio verso Assisi e lì, accolti dalle Missionarie Francescane del Verbo Incarnato, dal 16 al 19 agosto, hanno vissuto «giorni belli, veri e profondi, ricolmi di Grazia», come racconta Mariarosaria, vice presidente giovani parrocchiale.
Il campo si è articolato in un itinerario attraverso i luoghi più significativi della vita di san Francesco, per mettersi in ascolto e lasciarsi interrogare dalla sua storia: «Abbiamo scelto di far parlare i luoghi e i testimoni» spiega ancora Mariarosaria «per sperimentare il cambiamento di sguardo del santo e rintracciarlo nelle nostre vite, nei gesti semplici della quotidianità. Un’esperienza per scoprire insieme che la chiamata alla santità non è destinata a pochi, ma è la vocazione di ciascuno».
Così i luoghi si sono fatti testimoni di una storia e compagni del percorso interiore di ognuno e del gruppo. Quel mutamento di sguardo abbracciato da Francesco, che lo ha condotto a cercare la gioia piena, è stato il tema centrale del campo.

La Chiesa di san Francesco Piccolino, tradizionalmente luogo della nascita del santo, la casa del padre, la Chiesa Nuova e la chiesa di San Rufino, dove è stato battezzato, sono stati preziosi per ripercorrere le tappe della giovinezza di Francesco, un ragazzo che tentava di capire quali fossero le proprie aspirazioni e cercava il proprio posto nel mondo. Lo sguardo concreto di un giovane sulla sua realtà e sul suo futuro che muta quando incontra l’amore misericordioso di Cristo.
Da uomo abituato a vivere nell’agio decide di abbandonare le sue certezze per vivere con il Signore: un cambiamento radicale, di cui il Santuario della Spogliazione si fa testimonianza. Qui i giovanissimi e i giovani hanno iniziato il secondo giorno di campo, ripercorrendo anche la vita di Carlo Acutis, grazie alla guida di Fra Maurizio Lenti. Le sue parole e le sue riflessioni hanno aiutato i partecipanti ad addentrarsi nel momento di deserto vissuto nel pomeriggio, con la consapevolezza che «se si vuol essere strumenti di Dio, amare il prossimo, bisogna spogliarsi e lasciare che il Signore agisca nel cuore». Un momento chiave del campo per custodire quanto accolto fino a quel momento, continuare il cammino e riconoscere come il cambiamento non sia da temere ma da accogliere come necessità umana e spirituale.
La vera rivoluzione di Francesco è stata quella di amare oltre sé stesso, come espresso dalla sua vicinanza con santa Chiara. «Vincenzo Scaramuzzino, un giovane della parrocchia che ha intrapreso un percorso di discernimento, ci ha accompagnati nella visita della chiesa di Santa Chiara, ricordandoci come sia prezioso coltivare amicizie sincere in Cristo».
E mentre lo sguardo di Francesco si posa su Sorella Morte, il cammino dei giovanissimi e dei giovani di Lamezia Terme giunge alla Basilica di S. Francesco, testimonianza di come la bellezza sia un riflesso dell’amore di Dio, preziosa riflessione consegnata da Fra Fabrizio De Lellis. Infine, l’incontro con Suor Maria Chiara delle Clarisse di San Quirico è stato non solo testimonianza di vita claustrale, ma anche di come la vita eterna cominci dai sogni grandi che il Signore pone nel cuore.
È con il cuore ricolmo di una bellezza terrena e spirituale che i giovanissimi e i giovani della parrocchia hanno vissuto questi giorni di cammino, di allenamento dello sguardo e dell’ascolto. Bellezza che ha trovato compimento in un segno conclusivo: scrivere e spedire una cartolina a sé stessi, come sintesi personale del campo. Una consuetudine d’altri tempi, ma anche un intramontabile segno tangibile di esperienze vissute. Un esercizio di condivisione dello sguardo che passa attraverso immagini e parole scelte con cura, che affronta l’indeterminatezza del tempo e si fa pratica di pazienza e attenzione.
La santità osservata nei giorni trascorsi ad Assisi si incarna dunque nel tentativo di cambiare sguardo per riconoscere le tracce di Dio nella quotidianità. «Il Signore compie cose belle in noi se gliene diamo l’opportunità, se ci fidiamo e apriamo il nostro cuore. Come gruppo abbiamo maturato una maggiore consapevolezza nella capacità di fare cose grandi insieme», ha sottolineato Mariarosaria, facendosi portavoce della gratitudine dei giovani alla parrocchia tutta, che si è fatta prossima sin dal primo momento. Ecco che si ritorna a casa arricchiti e grati, custodendo un rinnovato desiderio condiviso di provare a cambiare sguardo per riuscire a vivere pienamente nel mondo.