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Ceuta, la percezione e la realtà: perché le chiusure non fermano i flussi

Mentre si contano le vittime al confine spagnolo, la retorica dell'invasione nasconde le vere dinamiche dell'immigrazione
01/08/2026 di Maurizio Ambrosini
Adobe Stock

Della crisi di Ceuta dovrebbero preoccupare soprattutto le vittime: già 57 morti accertati nel momento in cui scriviamo (venerdì 31 luglio pomeriggio), destinati molto probabilmente ad aumentare. Pochi ne stanno parlando, nel diluvio di dichiarazioni di queste ore su frontiere violate, immigrazione fuori controllo, residenti sotto assedio. Musk ha dato l’esempio, parlando su X di “un’invasione di zombi”. Per colpire un presunto nemico facendo tacere gli scrupoli di coscienza, occorre disumanizzarlo.

Far coincidere l’immigrazione irregolare con gli approdi così visibili e rischiosi a Ceuta è una dimostrazione di come la percezione prenda il posto della realtà. Proprio in Spagna la sanatoria lanciata dal governo Sanchez ha ricevuto quasi 1,2 milioni di domande. I richiedenti vengono in gran parte dall’America Latina: sono riusciti a entrare e a insediarsi in Spagna, ma non certo passando da Ceuta o attraversando il mare. Fanno molto più rumore alcune migliaia di marocchini e altri africani che superano il confine fisico dell’exclave spagnola, in confronto a  centinaia di migliaia di finti turisti, arrivati tranquillamente in aereo, senza bisogno di un visto -in Spagna come in Italia-. che poi sono rimasti sul territorio. Questi anzi sono ora in via di regolarizzazione, accolti positivamente da datori di lavoro e governo in carica come una provvidenziale risorsa per l’economia, per il fisco e per la previdenza sociale spagnola. Ora non lavoreranno più in nero, ma pagheranno tasse e contributi, mentre i loro datori di lavoro non potranno più godere del vantaggio di una forza lavoro poco costosa e senza diritti. 

Resta da trovare la spiegazione di questo improvviso afflusso nell’exclave spagnola sul suolo africano. Può avere influito la sentenza della Corte suprema di Madrid, che ha giudicato illegali i respingimenti di chi approda dal mare senza violare barriere fisiche. Se così fosse, sarebbe un esempio di come la voglia di chiusura verso profughi e migranti arrivi a comprimere diritti umani fondamentali, e di come una magistratura indipendente possa frenare questa deriva. Un altro fattore esplicativo rimanda alle relazioni tra Spagna e Marocco: a quanto pare Madrid ha dato un dispiacere a Rabat accogliendo una delegazione algerina, che sostiene le rivendicazioni indipendentiste del Fronte Polisario. Come è già avvenuto in passato, il Marocco esercita un potere di ricatto verso la Spagna allentando i controlli alla frontiera di Ceuta e Melilla. E come in passato, c’è da aspettarsi che la Spagna recepisca la lezione e si adegui rapidamente alle pressioni marocchine. In altri termini i nostri governi, pur di contrastare gli ingressi indesiderati, si espongono ai ricatti di partner autoritari.

Quanto alla sospensione degli accordi di Schengen di cui si parla in queste ore, è difficile vederne l’utilità, al di là dell’interesse propagandistico: si danneggerà il turismo, proprio in questo momento, poi la mobilità studentesca, più complessivamente gli scambi economici e culturali, senza che vi sia riscontro dell’ipotesi che i migranti di Ceuta vogliano spostarsi verso l’Italia. 

La crisi dovrebbe insegnarci piuttosto che  se si vuole ridurre l’immigrazione spontanea  e disordinata, bisogna incrementare le opportunità d’immigrazione legale e ordinata.