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Antonella Perugini, una vita donata alla Chiesa tra Ac e clausura

Un lungo cammino che ha attraversato le grandi stagioni del post-Concilio, il protagonismo dei laici e la vita contemplativa, sempre vissuto con radicalità evangelica e spirito di servizio
20/05/2026 di Emma Cavallaro
Lo scorso 10 aprile, venerdì dell’Ottava di Pasqua, Antonella Perugini, suor Antonella della Divina Volontà, clarissa cappuccina, è tornata alla Casa del Padre dopo una lunga ed operosa vita donata alla Chiesa italiana e universale in tanti servizi e ruoli diversi e vissuta sempre nella radicalità evangelica.

Era nata il 13 giugno del 1928. La famiglia si trasferì dalla Calabria a Roma e Antonella si impegnò presto nella Gioventù Femminile di Azione Cattolica. La conoscenza con Antonella risale all’inizio degli anni 60 del secolo scorso, quando Sitia Sassudelli, che proveniva come me dalla FUCI di cui era stata presidente, venne nominata presidente dell’Unione Donne di Azione Cattolica e mi chiese se potevo darle una mano. Così iniziò il rapporto di amicizia con Antonella che non si è mai più interrotto.

Antonella divenne presidente della Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica nel 1964 e viaggiò moltissimo sia in Italia che in Europa, si impegnò al massimo per convincere le responsabili dei paesi europei della necessità di trovare nuovi tempi e modi per portare avanti un lavoro comune. Erano gli anni della presidenza di Vittorio Bachelet e dell’impegno per il rinnovamento alla luce del Concilio Vaticano II, un grande rinnovamento, anche dello Statuto e della struttura organizzativa dell’Azione Cattolica Italiana.

Antonella si impegnò moltissimo visitando le diverse diocesi per aiutare e facilitare un impegno necessario e bellissimo, ma non per tutti facile. In quegli anni, e sempre alla luce del Concilio, Antonella con Mons. Giuseppe Scabini, per tutti don Pino, portarono avanti una attenta riflessione sull’impegno dei laici nella Chiesa, nella società e nel mondo, insieme ad alcuni laici, uomini e donne, sacerdoti, vescovi e cardinali; un gruppo che lavorò molto anche partendo dai risultati del III Congresso Mondiale dell’Apostolato dei Laici, che si tenne a Roma nell’ottobre del 1967. Durante il Congresso risultò molto evidente che il continente Europa come tale esisteva solo nelle parole, ma che ogni paese era isolato e aveva i suoi problemi, progetti e percorsi. Gli esiti di due guerre mondiali erano evidenti e non proprio facili da superare. Da tutto questo immenso lavoro nacquero la Consulta dell’Apostolato dei Laici oggi Consulta delle Aggregazioni Laicali ed anche il Forum Europeo dei Comitati Nazionali dei Laici, che ebbe la sua nascita ufficiale nel 1967, solo dopo vari incontri realizzati in diversi paesi europei. Senza l’impegno dell’Italia questa realtà non sarebbe mai nata.

La nuova struttura organizzativa dell’Azione Cattolica Italiana ne sottolineò maggiormente l’unitarietà, prevedendo un Settore Adulti e un Settore Giovani e dando vita all’Azione Cattolica Ragazzi.

Il podcast de il Chiostro condotto da Giuseppe Notarstefano


Nel 1973 alla presidenza dell’Azione Cattolica Italiana a Vittorio Bachelet successe Mario Agnes, in un periodo assai complesso che chiedeva all’A.C. di rendere sempre più incisivo il Concilio Vaticano II, anche vivendo la “scelta religiosa”, quella scelta che significa “centralità del Vangelo e servizio come laici nel mondo senza essere del mondo”, scelta che ancora oggi sembra per alcuni incomprensibile.

Nel 1974 si tenne il Convegno sui “mali di Roma” che per l’importanza dei problemi affrontati e per la novità della metodologia acquistò un significato che superò di gran lunga il solo riferimento diocesano. Nel 1976 si tenne il primo Convegno Ecclesiale Nazionale su “Evangelizzazione e Promozione Umana”. Nel 1970 fu votata la legge che approvò il divorzio e nel maggio 1974 si svolse il Referendum che confermò la legge. Dopo molte discussioni nel 1978 fu votata la legge 194 che annullava il reato di aborto come era previsto nel Codice di Diritto Penale Italiano. Nel maggio 1981 un Referendum confermò la legge 194.

Fu anche il tempo terribile e doloroso del terrorismo e delle brigate rosse. Tantissime le vittime che abbiamo pianto. Ricordiamo in particolare il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro e dalla sua Scorta e l'omicidio di Vittorio Bachelet all'interno dell’Università La Sapienza.

Antonella fu vicepresidente del Settore Adulti dal 1973 al 1977, continuando a spendersi con grande e convinto impegno per sostenere coloro che più faticavano a vivere questo tempo non facile ma prezioso. Credo che non ci sia diocesi che non abbia incontrato Antonella più volte, arricchendosi dalla sua generosità e dalla sua competenza.

Cara Antonella, abbiamo lavorato davvero tanto, spesso le giornate finivano a tarda notte, ma quanto è stato bello e quanto ci siamo anche divertite, quanto abbiamo riso insieme!

Dopo la morte della mamma, alla quale nonostante tutti i suoi impegni non fece mai mancare niente dandole sempre tempo, attenzione e cure affettuose, Antonella ricevette una Chiamata che le chiese ascolto, riflessione e discernimento. Il 3 giugno del 1980 entrò a Roma nel Monastero di S. Urbano delle Clarisse Cappuccine. Eravamo davvero in tanti quella sera a pregare per te e con te. Il 25 marzo 1984 finito il periodo di formazione, pronunciò i voti perpetui. Successivamente fu inviata a Parma come Maestra delle Novizie della Fondazione delle Clarisse Cappuccine.

L’8 giugno 1991 fu eletta badessa di S. Urbano a Roma e il monastero divenne un centro spirituale e culturale aperto, sempre nel rispetto della particolarità della vita claustrale. Nel settembre del 1991 Antonella fu eletta anche presidente della Fondazione delle Clarisse Cappuccine e questo le chiese ancora grandi viaggi per raggiungere tutte le comunità della Federazione in Italia, Europa ed anche in Tailandia, Messico, Etiopia, Algeria, Cile ed altri paesi ancora. Per dodici anni fu badessa e presidente e il monastero di S. Urbano divenne il luogo dove tutte le novizie venivano per la formazione, apprendendo la lingua italiana e conoscendo direttamente sui luoghi della loro vita San Francesco d’Assisi e Santa Chiara.

Il Monastero si aprì all’aiuto di un volontariato tra conoscenti ed amici, volontariato che ricevette molto più di quello che riuscì a dare.

Dopo tre anni di interruzione dalle responsabilità di badessa e presidente, fu rieletta badessa di S. Urbano. L’attendeva un tempo e un compito assai difficile: dovette farsi carico di tutto quanto necessario alla soppressione del monastero di S. Urbano sostenendo e guidando la Comunità che il 15 febbraio del 2015 si trasferì nel Monastero Internazionale del Santo Corpo, sempre a Roma.

Antonella nel nuovo monastero ha svolto sempre compiti semplici, ma che le hanno permesso di avvicinare tante persone tessendo nuove relazioni e donando ricchezza e saggezza spirituale. Gli ultimi tre anni di vita di Antonella sono stati molto duri e difficili. Li ha vissuti in una dolorosa contemplazione e venerdì dell’Ottava di Pasqua San Francesco ha accolto nelle sue braccia Antonella e l’ha consegnata all’abbraccio di Gesù Risorto, perché potesse continuare una contemplazione gioiosa e festeggiare in Paradiso l’ottocentesimo anniversario del transito del Santo.

Cara Antonella, è grande la gratitudine che persone e istituzioni ti devono per quello che sei stata e per quanto hai donato nella tua vita terrena. Siamo tanti a dirti grazie e lo facciamo nella certezza che ci sei sempre accanto e ci sosterrai nei nostri diversi cammini.