Passa al contenuto

Anche in Cina c’è un po’ di Ac

A Xi’an, la città famosa per l’esercito dei guerrieri di terracotta, si trova la casa delle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Un nome che evoca il legame con la beata Armida Barelli
12/04/2026 di Chiara Santomiero
Questo articolo è stato pubblicato su  

C'è un pezzo di cuore dell’Ac che batte in Cina, a Xi’an, la città famosa per l’esercito dei guerrieri di terracotta.
Per trovarlo occorre cercare prima la cattedrale cattolica di San Francesco, con la facciata neobarocca di fine ’800, un timido tocco di antico in un contesto affollato di grattacieli moderni. È qui che si trova la casa della Congregazione delle Suore missionarie del Sacro Cuore di Gesù. 

E già il nome svela il legame con la beata Armida Barelli e la sua fiducia incrollabile nel Sacro Cuore. Armida, che da giovane si era pure immaginata per un momento come “suor Elisabetta missionaria in Cina”, aveva colto con grande prontezza l’invito alla missio ad gentes contenuto nell’enciclica Maximum illud (1919) di Benedetto XV e proposto di sostenere l’attività del vescovo francescano Eugenio Massi nel vicariato di Sian-fu, l’attuale Xi’an. La Missione della Gioventù femminile in Cina, per lunghi anni sostenuta economicamente dai sacrifici delle giovani della Gf in tempi non floridi nemmeno per l’Italia, nacque nel 1921. Con sensibilità e sguardo al futuro – non per niente l’ideogramma cinese che traduce il nome di Armida significa “lungimiranza” – la Barelli e la Gf non solo sostennero i missionari, ma appoggiarono anche alcune giovani donne cinesi desiderose di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Così il 17 settembre 1923, festa delle Stimmate di San Francesco, nacque l’Istituto Benedetto XV. 

Seguendo l’intuizione della Maximum illud, l’Istituto religioso femminile delle Terziarie francescane del S.S. Cuore di Gesù sorge e resta totalmente autoctono. Nessuna gieffina si recò in Cina per orientarne i passi. E questa, nel tempo, è stata la sua fortuna. Per molti anni ci fu una corrispondenza regolare e affettuosa tra le consacrate cinesi e le responsabili della Gf. Fino al 1958 quando, nell’ultima lettera arrivata dalla Cina, il vescovo Pacifico Giulio Vanni scrive che le suore «o con l’abito religioso o secolare, secondo i luoghi, fanno scuola, medicano i malati, assistono i piccoli e portano ovunque il conforto della parola, dell’esempio e, qualche volta anche, occultamente, la comunione ai vecchi, ammalati e carcerati». 

Da quell’anno, a causa della situazione politica del Paese, i rapporti si interrompono e sulla congregazione cinese scende l’oblio. Sembrò quasi un miracolo propiziato da Armida la notizia, arrivata negli anni ’90, che le suore non erano scomparse nei lunghi decenni di silenzio e che l’attività dell’Istituto Benedetto XV stava riprendendo. Nel 2023 le suore hanno festeggiato cent’anni di esistenza. Nella casa di Xi’an un murale colorato realizzato per il centenario raffigura le prime sorelle accanto all’immagine di Gesù dal cui Sacro Cuore sgorga l’acqua viva che nutre la terra e la storia della congregazione. Qui Armida non è mai venuta, ma tutto parla di lei nella piccola stanza museo dove sorridono i suoi ritratti. Oggi la congregazione conta 247 suore, che operano in sei diocesi e 50 parrocchie della provincia di Shaanxi (di cui è capoluogo Xi’an), suddivise in sei case regionali. Le loro attività non sono molto diverse da quelle elencate dal vescovo Vanni nel 1958. Sono impegnate principalmente nel lavoro pastorale e nel servizio alle persone più fragili, dagli anziani ai bambini con gravi disabilità e ai migranti. 

A Xi’an, una “piccola città” di circa 13 milioni di abitanti, pochi rispetto ai 29 milioni di Shangai e ai 21 di Pechino, ci sono 44 università e 700 facoltà universitarie. Le suore supportano anche gli studenti di famiglie meno abbienti che faticano a tenere il passo di un sistema educativo molto competitivo in un Paese che “produce” 10 milioni di laureati all’anno, ma ha un alto tasso di disoccupazione giovanile. Nel cortile della cattedrale, sotto la bandiera rossa dello Stato cinese che sventola in tutti i luoghi pubblici, c’è una riproduzione della stele nestoriana di Xi’an. 

Nel 2024 sono stati celebrati i 400 anni della scoperta (avvenuta tra il 1623 e il 1625) della stele datata 781 e considerata la prima grande opera di trascrizione del cristianesimo in lingua cinese con immagini e categorie taoiste e buddiste. Xi’an, punto di partenza orientale della Via della seta, è stato anche il luogo del primo annuncio del cristianesimo – Jingjiao, “la religione della luce” – nel cuore del Celeste impero. «Dalle esperienze passate – affermano le suore – abbiamo compreso profondamente che la fede cristiana ha ancora un valore e un significato straordinari nella società moderna per rispondere alle sfide dei tempi». «I nostri servizi – proseguono – hanno sempre messo al centro chi ha maggiore bisogno di aiuto, senza preoccuparci se i destinatari abbiano o meno una fede religiosa». Nel testamento alla Gf, Armida raccomandò la fedeltà all’Istituto Benedetto XV. «Grazie all’Ac – ha scritto la superiora della Congregazione, suor Germaine Li Yalon in un messaggio per il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano – per aver aiutato la nostra Congregazione dal principio fino a oggi. Continuiamo a pregare gli uni per gli altri».