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Adolescenti, la libertà di diventare sé stessi

In vista del seminario “Chiamati alla libertà” promosso dall’Area famiglia e vita/2
30/09/2025 di Giulia Zanetti

Da sempre la fase adolescenziale è considerato un passaggio cruciale della vita, con i suoi psico-drammi e le sue contraddizioni. Da lì ci siamo passati tutti e ogni generazione che si è trovata nel guado dell’adolescenza è stata messa a nudo di fronte ai suoi limiti con dati e commenti spesso impietosi. Non sono esenti i ragazzi di oggi, dipinti in preda a stati d’ansia o di tristezza (il 51,4% secondo la consultazione pubblica promossa dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ottobre 2024), incollati a device che influenzano le loro giornate e dove spesso subiscono il cyberbullismo (nel 2024 il 47% dei 15-19enni dati Espad Italia del Cnr-Ifc).

Ma chi sono i loro genitori?

È la domanda che ci facciamo soprattutto quando i ragazzi si rendono protagonisti di baby gang o situazioni a rischio, meno ci interessiamo di loro quando la vita scorre anonima e sotto traccia. Di frequente, gli adolescenti hanno di fronte a loro adulti emotivamente fragili in relazione profonda con il figlio ideale presente nel loro mondo interiore (che non esiste nella realtà) e incapace di accorgersi dell’adolescente reale cha hanno di fronte.

I ragazzi dunque “non solo stanno facendo la tragica esperienza di non esistere nella mente degli adulti, ma, pur di non arrecare loro il dolore derivante dal mostrarsi per quello che sono realmente, cercano di adattarsi al bambino interno dei genitori rinunciando a sé stessi, ai propri bisogni e a dare voce e spazio al proprio personale desiderio. L’impegno continuo di non ferire le persone cui vogliono bene lo pagano con la falsificazione di sé stessi, con un vuoto identitario, con l’incapacità di attribuire alle esperienze dei significati emotivi ed affettivi autenticamente sentiti come provenienti da sé” (Dalla generazione zeta alla generazione alfa, Editrice AVE, 2025, p. 49).

La realtà è più importante dell’idea…

Ecco che ci torna utile il criterio che Papa Francesco ci ha consegnato in Evangelii Guadium: la realtà è più importante dell’idea. Da una parte, dunque, la realtà dei ragazzi che sono figli di questo tempo che hanno dentro di sé un seme già racchiuso nella loro vita, nella loro coscienza e nel progetto che Dio ha su ciascuna persona. Ogni adolescente ha di fronte a sé sfide fondamentali per costruire la propria identità che lo porteranno a vivere armonicamente la propria affettività, a diventare una persona capace di scelte autonome, libere e responsabili, a sviluppare la cura di sé stesso, degli altri e dell’ambiente in cui vive, a coltivare il pensiero critico.

Dall’altra, l’idea di un’educazione che accoglie la libertà del ragazzo che cresce di diventare sé stesso e in cui l’educatore (sia esso genitore, insegnante, animatore, prete, allenatore) si mette a servizio di questa libertà, divenendo una persona generativa di vita buona. In fondo, l’educatore è una persona libera: non lega a sé le persone, accetta di diventare progressivamente “inutile”, rimane al contempo capace di stare in relazione e di prendersi cura di loro.