In un tempo storico come oggi, dove il lavoro sembra aver perso i suoi punti di riferimento storici. In un’epoca di algoritmi, di precariato cronico (e ancor peggio!), di lavoro umano che si intreccia sempre di più con la guerra, dove mani e intelligenza dei lavoratori vengono usate per operare sterminio e distruzione, ha ancora oggi senso festeggiare il 1 Maggio.
Festeggiarlo oggi non è solo una tradizione, ma una serie di valori profondi legati sì alla memoria storica, ma anche a riflessioni sulle sfide attuali del mondo del lavoro.
La festa nasce per ricordare le lotte operaie, in particolare i tragici eventi di Chicago del 1886 (rivolta di Haymarket), dove i lavoratori scesero in piazza per reclamare la giornata lavorativa di 8 ore (all'epoca si arrivava anche a 12 o addirittura a 16 ore giornaliere). Festeggiare la Festa dei Lavoratori, ancora oggi, è importante perché ci ricorda tutto quello che è stato conquistato, grazie all’impegno di chi ha lottato e sacrificato la vita per avere diritti e condizioni di lavoro più giuste. È un’occasione per dire grazie a chi ha reso possibile cose che oggi diamo per scontate, come la giornata lavorativa di otto ore o il diritto al riposo. Ma è anche un momento per guardarci attorno e riflettere su cosa ancora c’è da migliorare, soprattutto per chi oggi vive in precarietà, sfruttamento o disuguaglianza.
Il nostro promemoria dei problemi
Il 1° maggio deve essere il nostro "promemoria" per i problemi odierni che affliggono il mercato del lavoro. Dobbiamo, su questo, far cassa di risonanza per i più fragili, dando voce ai più deboli e indifesi perchè la vera ricchezza del lavoro sono le persone. Eppure, paradossalmente, è proprio oggi che questa ricorrenza recupera una sua urgenza drammatica. Festeggiare il 1° Maggio non significa solo onorare la memoria delle lotte per le otto ore o per i diritti sanciti dallo Statuto dei Lavoratori del 1970; ma significa, prima di tutto, rimettere al centro della discussione pubblica la dignità della persona.
Nonostante le forme siano cambiate, le fragilità sono rimaste le stesse, se non peggiorate. La sicurezza sul lavoro resta un’emergenza nazionale (le "morti bianche" sono una ferita aperta che non accenna a rimarginarsi). Non basta indignarsi quando succedono, ma dobbiamo lavorare insieme con imprenditori, lavoratori e istituzioni per una cultura della sicurezza per attivare percorsi di accompagnamento delle famiglie.
I salari in Italia sono fermi da trent’anni e il "lavoro povero", quello che, pur essendoci, non permette di superare la soglia di povertà, è una realtà per milioni di persone. Il 1° Maggio serve, allora, a ricordarci che il lavoro non è una merce, ma il fondamento della nostra democrazia, come recita il primo articolo della nostra Costituzione.
Se un tempo, la lotta era contro la fatica fisica, oggi spesso è contro l'invasività digitale. Lo smart working, che pure ha offerto flessibilità e ristretto il confine tra tempo di riposo e tempo di lavoro Rivendicare oggi il "diritto alla disconnessione" è la versione moderna della lotta per la riduzione dell’orario di lavoro. La sfida dell'Intelligenza Artificiale ci chiede: quale sarà il ruolo dell'uomo in un mercato del lavoro dove l'automazione può sostituire non solo i muscoli, ma anche il pensiero? Festeggiare significa pretendere che la tecnologia sia uno strumento di emancipazione e non un pretesto per ulteriori licenziamenti o per il declassamento delle competenze
Il 1° Maggio non deve essere solo la festa di chi il lavoro ce l’ha. Deve essere, soprattutto, la giornata di chi lo cerca, di chi l’ha perso a cinquant’anni e non sa come ricollocarsi, dei giovani costretti all’espatrio per vedere riconosciuto il proprio talento. Ha senso festeggiarlo se diventa un momento di riflessione critica sulle disuguaglianze: tra generazioni, tra generi (il divario salariale tra uomini e donne è ancora una realtà).
In conclusione, il 1° Maggio ha senso oggi più che mai se ci fermiamo per dire che la qualità della nostra democrazia si misura sulla qualità del nostro lavoro. Finché ci sarà un solo lavoratore non pagato dignitosamente, un solo stagista sfruttato o un solo morto in un cantiere, il Primo Maggio non sarà superato, ma rimarrà una necessaria, doverosa e attuale protesta. Auguri a tutti di buon Lavoro!
