Ci sono tradizioni che nel tempo si svuotano del loro senso, diventando ostentazioni di un passato ormai estinto, ed altre che invece si rigenerano continuamente, rimanendo sempre attuali. A queste ultime appartiene la Settimana teologica della FUCI. Ma più che una tradizione sarebbe corretto definirla un grande classico poiché, riprendendo la definizione di “classico” di Calvino, la Settimana teologica «non ha mai finito di dire quel che ha da dire».
Sono passati 90 anni da quando il Movimento Laureati di Azione Cattolica, su iniziativa di Giovanni Battista Montini, già assistente della FUCI, svolse il primo ritiro presso il Monastero di Camaldoli, ma lo stile e il metodo individuati da quella generazione continuano ancora oggi a essere estremamente validi. La Settimana teologica nasceva infatti come laboratorio in cui far incontrare e dialogare insieme teologia, cultura e scienza, nella convinzione che fede e ragione fossero complementari ed entrambe necessarie per la formazione di cristiani capaci di incidere nella società.
Nel solco di questa lunga tradizione, anche quest’anno abbiamo concluso l'approfondimento sul tema dell'individualismo e delsenso di comunità alla luce della teologia e delle Sacre Scritture.
La Settimana teologica 2026 dal titolo “Costruire una responsabilità condivisa. Dalla sindrome di Babele alla via di Neemia” si è sviluppato lungo due sentieri: da un lato il percorso teologico accompagnato da Don Francesco Vermigli, Don Bruno Bignami e Dom Emanuele Bordello; dall'altro quello biblico condotto da Dom Matteo Ferrari. Due percorsi complementari: uno per addentrarsi nel senso del magistero della Chiesa, con particolare riferimento alla Magnifica Humanitas; l'altro per risalire verso la conoscenza del desiderio di Dio. A questi si è affiancato un percorso spirituale composto dalla lectio di Fra' Paolo a La Verna, da quella di Don Michele e dalle meditazioni sulla Passione scritte degli universitari.
Consapevoli che la ricchezza delle riflessioni scaturite è tale da essere difficilmente riassumibile senza correre il rischio di perdere qualche pezzo, proveremo a rileggere il percorso tematico della Settimana teologica secondo tre filoni principali.
Il dono della diversità
Fin dalla Creazione Dio lavora attuando un’opera didifferenziazione. Il Suo sogno sull’umanità è onorare l’unicità di ogni sua creatura. Sicché quando a Babele vede gli uomini abdicare alla propria dignità per sottomettersi a un pericoloso progetto di massificazione, scende per riportare loro il dono della diversità. Dono che viene accolto con dolore e sgomento dagli uomini. Eppure è così fin dai tempi di Adamo, al quale Dio accostò Eva perché gli si opponesse, perché l’alterità gli stesse costantemente difronte e con essa si confrontasse. E ogni volta che gli uomini se ne dimenticano e si rinchiudono compiaciuti nell’armonia degli uguali, Dio manda un diverso, una presenza scomoda che mette in crisi quell’equilibrio.
Confrontarsi con il limite
L’uomo è inchiodato alla verità di sé stesso quando incontra l’altro, perché l’altro è a sua volta una libertà incarnata che pone un confine alla nostra sconfinata volontà. Al contempo però, poiché abbiamo capacità limitate, l’altro è anche colui che ci aiuta a superare i nostri limiti. Questo rapporto ambivalente con l’alterità ha spinto il progresso tecnologico nella direzione del superamento della dipendenza gli uni dagli altri. Gli strumenti di IA, infatti, non sono neutrali ma progettati secondo un’idea,chiamata transumanesimo, che sostiene che «l’uomo non è altro che i suoi limiti» e gli prospetta la felicità una volta che li avrà superati da solo. Ma questa via non dischiude orizzonti di senso, non promuove l’umano in tutte le sue dimensioni e impedisce di cercare nuove risposte ai quesiti più profondi che ci abitano.
Riscoprire le radici
L’umanità ha seguito per millenni il suo corso naturale, convivendo con le fatiche quotidiane, avvalendosi dell’aiuto dei propri simili per superarle e percorrendo vicende alterne nel suo sviluppo. Improvvisamente alcuni hanno deciso che la verità fosse solo un dato statistico raggiungibile senza fatica e senza l’aiuto degli altri. E di fronte a queste verità alternativa sulla natura umana ci siamo piegati, assumendo tale cambio di paradigma senza neanche discuterne. Eppure la soluzione è già inscritta nella storia umana: tornare a fare comunità. La Magnifica Humanitas ci ricorda che siamo stati creati a immagine e somiglianza di un Dio non isolato nella sua perfezione ma che fa spazio e accoglie dentro di sé una molteplicità. Ci invita a ripartire dalle nostre radici e a ricordarci che non esistiamo al mondo per funzionare ma per partecipare al Mistero di Dio.
Queste e molte altre sono le lezioni apprese durante una settimana dall’altissimo livello culturale. Ma sono gli stessi giovani universitari ad aver dato a loro stessi la lezione più importante.Dopo un intero anno accademico e una sessione d’esami da poco conclusa, rinunciare a una settimana di riposo per dedicarlaall’approfondimento teologico, significa voler vivere secondo un certo stile. Venire a Camaldoli è una lezione a resistere alle inerzie culturali del nostro tempo, a una società accelerata che ci spinge ad andare sempre di corsa e non ci permette di prenderci il tempo per capire ciò che succede attorno a noi. Diceva Sant’Agostino che «i tempi possono essere difficili, ma se viviamo bene i tempi, i tempi saranno buoni». E la Settimana teologica è un modo di vivere bene il tempo difficile che stiamo attraversando per trasformarlo in un tempo buono.