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Verso una pace disarmata e disarmante

Il racconto della Marcia Nazionale tenutasi a Catania
03/01/2026 di Valeria Macca

“La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante”: è questo il titolo della 58ª Marcia nazionale per la pace, che si è svolta a Catania lo scorso 31 dicembre e che è  ha visto come protagonisti, appartenenti a diverse realtà associative del mondo cattolico, oltre che semplici cittadini, giunti da diverse parti di Italia, per testimoniare, con semplicità, la bellezza di un  desiderio, quello della pace, da vivere nella quotidianità, impegnandosi, in prima persona, con gesti concreti e possibili.

La Marcia ha preso l’avvio dal centro di Catania e si è snodata, attraverso varie tappe, segnate da toccanti testimonianze, che hanno evidenziato, proprio, come la pace cammina sulle gambe degli uomini e delle donne di buona volontà, che responsabilmente si impegnano per realizzarla, nelle piccole, grandi cose della vita di ogni giorno. Si è conclusa con la Celebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo di Catania, mons. Luigi  Renna, presso la Chiesa di San Benedetto, per ricordare a ciascuno che la pace è un dono, per chiedere che Dio «rivolga a noi il suo volto e ci doni la shalom» (Nm 6,26), perché quando Dio rivolge il suo sguardo dona la vita come Creatore, dona la grazia e il perdono in suo Figlio, dona la forza dello Spirito Santo che suscita nel mondo operatori di pace”.

La Marcia ha preso avvio con un piccolo concerto del complesso, Ro La Formichina, della Comunità San Giovanni XXIII di Catania, composta da ragazzi e giovani con disabilità, che hanno musicato alcune poesie di Gianni Rodari, per inneggiare alla pace. A tale momento è seguito il video messaggio del card. Pierbattista Pizzaballa, il quale, ha ricordato che uno dei nomi di Dio, nel libro dei Giudici, è proprio quello di Pace e che essa deve diventare impegno concreto di ciascuno, così come compito della comunità ecclesiale  è guardare oltre l’emergenza e fuggire la tentazione di essere neutrali.



Così si è snodata la marcia per le vie di Catania, sotto una pioggia, a tratti intensa, con una temperatura rigida, che raramente si trova in Sicilia; quasi a far sperimentare a quel popolo in cammino, la situazione tragica di chi, come ci ha ricordato il card. Pizzaballa, vive nelle tende, a Gaza, in questi giorni, allagate dal fango, spazzate via dai venti forti e dalla pioggia sferzante. E gli ombrelli colorati, che tra le luci della città festosa per il capodanno, si ergevano, sembravano un grande bandiera per la pace, sventolata, simbolicamente, tra le vie del centro storico, quasi a ricordare al mondo che la pace è impegno condiviso, che esige impegno e responsabilità.

E quello striscione che apriva la marcia, tenuto dall’Arcivescovo di Catania e dall’imam della città etnea, sono la prova evidente che il dialogo è l’unica via possibile per una pace disarmata e disarmante.

La marcia è metafora del cammino che, come comunità ecclesiale e civile, siamo chiamati a a compiere; è incontro di volti, di storie, di culture ed appartenenze diverse, ma cammino autentico verso un orizzonte comune, che deve essere perseguito, attraverso il dialogo, l’ascolto dell’altro, attraverso linguaggi disarmanti e disarmati, rifuggendo logiche, a volte, divisive.

La marcia è metafora di un cammino, a volte faticoso, lungo ed in salita e come diceva don Tonino Bello, autentico testimone di pace, “la pace, prima che traguardo, è cammino, e per giunta, cammino in salita. Vuol dire che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi percorsi preferenziali ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni; forse anche le sue soste. Se è così occorrono attese pazienti. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo senza essere mai partito, ma chi parte, con il miraggio di una sosta sempre gioiosamente intravista, anche se mai su questa terra s’intende, pienamente raggiunta”. 

Come AC, a tutti i livelli, da quello parrocchiale a quello diocesano, siamo chiamati ad intraprendere questo cammino, consapevoli, come sottolinea Papa Leone, che occorre avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse.