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Verso L'Altro: la tutela nella responsabilità educativa

Il racconto di una plenaria significativa all’interno del Convegno di AC dedicato a educatori e animatori.
23/12/2025 di Angela Paparella

Coraggiosamente, nel convegno sull’educazione rivolto agli educatori e animatori di base a Riccione, il 7 dicembre l’Azione Cattolica si è interrogata su un tema tanto attuale quanto spinoso e delicato: gli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili, ancor più dolorosi e stranianti quando accadono in contesti educativi che per antonomasia definiamo sicuri. Parlarne in un convegno con millesettecento persone provenienti da tutta Italia, che prestano il proprio servizio educativo accompagnando bambini, adolescenti, giovani e adulti è di per sé un fatto di enorme portata culturale e racconta un’Associazione che, scegliendo da sempre la strada del servizio educativo, è capace di consapevolizzare bellezza e fragilità dell’educare oggi. Un’associazione che problematizza, si interroga, si inserisce in un percorso ecclesiale comunitario di vigilanza e cura, ricerca strade, strumenti, alleanze che permettano di vivere una responsabilità profetica, attivando e allenando uno sguardo di reciproco sostegno nel cammino.

I tre relatori, Domenico Simeone, Docente di Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Chiara Griffini, Presidente del Servizio nazionale per la tutela minori CEI e Giuseppe Notarstefano, Presidente nazionale di Ac, con la mediazione di Marco Ferrando, Vicedirettore di Avvenire, hanno trattato una serie di temi sensibili con libertà e verità, non sottraendosi alle questioni sollevate dal pubblico, dalla fragilità che a volte appartiene proprio ai soggetti educanti e di riferimento nelle comunità, alla questione dell’educazione sessuale nelle famiglie e nelle scuole. Ora, a luci spente e a convegno finito, cosa ci portiamo a casa di quella mattinata, di cosa fare tesoro, quale stile mettere in atto, su quali assunti aiutarci a crescere, in che modo muoverci in situazioni che percepiamo complesse e delicate, perché toccano e possono segnare profondamente e irrimediabilmente la vita delle persone, soprattutto quelle che hanno diritto ad essere tutelate?




Anzitutto bisogna valorizzare il senso di comunità.
L’educazione non è impresa personale, occorre restituire centralità alla comunità come soggetto educante: è la comunità tutta che assume il compito di accompagnare, non di delegare ad alcuni il mandato educativo, con la consapevolezza che anche nei nostri contesti la promessa di farsi carico dell’altro a volte viene tradita e che un ambiente è sicuro nella misura in cui contempla la possibilità di essere a rischio. Questo implica costante cura della formazione permanente degli educatori giovani e adulti, in un percorso che inscriva il proprio servizio dentro la propria vita e la propria maturazione personale umana, affettiva, relazionale, oltre che religiosa. Un percorso su sè stessi, che conduca continuamente ad interrogarsi e guardarsi dentro. Un percorso che sottolinei la sacralità e la dignità della persona da accompagnare, che insegni a gestire l’asimmetria del rapporto educativo nella direzione del servizio alla crescita e alla conquista di autonomia dell’altro promuovendo, dentro il rapporto di fiducia, la “cultura del confine”, cioè dando all’altro lo spazio e il tempo di poter emergere col suo pieno potenziale. Si rende perciò necessario stigmatizzare atteggiamenti di protagonismo degli educatori nell’esperienza di accompagnamento di un gruppo, da affidare almeno a due persone insieme, che possano sostenersi a vicenda, nella costante sensibilità alla vigilanza e alla custodia: vigilanza e custodia vanno esercitate dagli educatori anche nella gestione personale dei social e delle immagini, così come nella cura strutturale e organizzativa di momenti educativi straordinari quanto particolarmente bisognosi di un surplus di attenzione, come i campi scuola. Anche i numerosi momenti di verifica, vissuti abitualmente nei consigli parrocchiali o nelle equipes educative, devono soffermarsi non solo sul metodo e i contenuti, ma anche sulla valutazione della qualità delle relazioni. 

L’ accompagnamento investe anche la comunità diocesana: non a caso negli ultimi anni le diocesi si sono dotate di un ufficio e uno sportello d’ascolto per la segnalazione, la tutela e la vigilanza, segni tangibile di un’attenzione e una responsabilità che a più livelli riguarda tutti e va condivisa nel reciproco, incessante sforzo di garantire rispetto, ascolto, accoglienza. L’Azione Cattolica nazionale, inoltre, dopo aver partecipato insieme ad altre realtà educative al progetto europeo “Safe, educare ed accogliere in ambienti sicuri”, e aver prodotto webinar e pubblicazioni sul tema, è oggi impegnata nella riscrittura di una nuova policy, per rispondere meglio alle attuali esigenze delle nostre comunità e associazioni territoriali. Tutto questo perché, nella passione educativa che ci caratterizza, il nostro andare verso l’Alto passi indiscutibilmente dall’andare verso l’Altro.

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