Spesso alla domanda “come stai?” viene più semplice rispondere soltanto con
“bene” e invece vorremmo raccontare di come ci sentiamo sopraffatti, di quanto
sia difficile affrontare le mille cose che impegnano le nostre giornate, di quello che
ci è capitato di bello o di brutto.
Tuttavia ci limitiamo alla risposta che il nostro interlocutore si aspetta, costruendo
attorno a noi uno spazio angusto che non è sufficiente ad accogliere le nostre
emozioni.
Durante il workshop Salute mentale, alla SFS 2026 a Montesilvano, questo è stato uno dei fili conduttori delle attività. Serviva uno spazio sicuro per tutti e tutte, in cui ciascuno si sentisse libero di ascoltare sé stesso e di esprimere ciò che si porta dentro. Non è stato un caso, infatti, che il workshop si tenesse nella stessa stanza dello Spazio Bianco, un ambiente dedicato alla cura di sé, alla spiritualità personale e all’ascolto, grazie a varie attività e spunti di riflessione che invitavano a fermarsi e guardarsi dentro.
Viviamo delle vite in cui tutto corre sempre troppo veloce, in cui non abbiamo il tempo per riflettere su ciò che ci accade e che proviamo, perciò con lo spazio dedicato alla salute mentale abbiamo provato a darci un’occasione per capirci e liberarci di pesi a volte troppo grandi da sopportare. Non sempre c’è bisogno di grandi parole o di gesti eclatanti, a volte è sufficiente prendersi qualche minuto del proprio tempo per respirare, leggere una parola che dia serenità o stare in silenzio con qualcuno che non ci giudica.
Sentiamo davvero la necessità di una scuola e di una società che abbiano a cuore la nostra salute mentale e che la ritengano importante tanto quanto la storia o la matematica che studiamo. Crediamo che la nostra formazione vada oltre: i cittadini e le cittadine del domani hanno bisogno che alla propria salute mentale sia data un’importanza centrale, perché se ciascuno non sta bene prima di tutto con sé stesso non potrà stare bene con gli altri. Ed è per questo che la scuola che amiamo definire “palestra di vita” è il luogo forse migliore per poter imparare a riconoscere le nostre emozioni e i nostri stati d’animo in modo da saper chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno, o semplicemente saperci prendere una pausa
Durante il workshop Salute mentale, alla SFS 2026 a Montesilvano, questo è stato uno dei fili conduttori delle attività. Serviva uno spazio sicuro per tutti e tutte, in cui ciascuno si sentisse libero di ascoltare sé stesso e di esprimere ciò che si porta dentro. Non è stato un caso, infatti, che il workshop si tenesse nella stessa stanza dello Spazio Bianco, un ambiente dedicato alla cura di sé, alla spiritualità personale e all’ascolto, grazie a varie attività e spunti di riflessione che invitavano a fermarsi e guardarsi dentro.
Viviamo delle vite in cui tutto corre sempre troppo veloce, in cui non abbiamo il tempo per riflettere su ciò che ci accade e che proviamo, perciò con lo spazio dedicato alla salute mentale abbiamo provato a darci un’occasione per capirci e liberarci di pesi a volte troppo grandi da sopportare. Non sempre c’è bisogno di grandi parole o di gesti eclatanti, a volte è sufficiente prendersi qualche minuto del proprio tempo per respirare, leggere una parola che dia serenità o stare in silenzio con qualcuno che non ci giudica.
Sentiamo davvero la necessità di una scuola e di una società che abbiano a cuore la nostra salute mentale e che la ritengano importante tanto quanto la storia o la matematica che studiamo. Crediamo che la nostra formazione vada oltre: i cittadini e le cittadine del domani hanno bisogno che alla propria salute mentale sia data un’importanza centrale, perché se ciascuno non sta bene prima di tutto con sé stesso non potrà stare bene con gli altri. Ed è per questo che la scuola che amiamo definire “palestra di vita” è il luogo forse migliore per poter imparare a riconoscere le nostre emozioni e i nostri stati d’animo in modo da saper chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno, o semplicemente saperci prendere una pausa