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Un Frankenstein fuori controllo

È l’Israele di Netanyahu, che non risponde a nessun organismo internazionale e uccide chi racconta la verità
26/08/2025 di Antonio Martino

Un Frankenstein politico e militare, questo appare oggi Israele nelle mani del governo di Benjamin Netanyahu.

Una “creatura” costruita e nutrita nel tempo dagli Stati Uniti, come piattaforma strategica collocata nel cuore del Medio Oriente. Concepita per difendere interessi che non sono innanzitutto regionali, ma globali e soprattutto americani. Ieri serviva a contrastare il panarabismo e i suoi alleati sovietici, oggi svolge la funzione di baluardo contro l’espansione geopolitica della Cina. E contro il solito, eterno nemico russo.

Con il tempo il mostro si è emancipato dal suo creatore. Gli Stati Uniti hanno perso la capacità di orientarne davvero le scelte. Israele agisce ormai come potenza autonoma, determinata, che non esita a forzare ogni equilibrio e a ignorare sistematicamente le regole del diritto internazionale.

Parliamo di un Paese che porta avanti un programma nucleare segreto. Che non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione, che può permettersi di non rispondere a nessun organismo internazionale. E che, soprattutto, pratica alla luce del sole una politica di apartheid nei confronti del popolo palestinese: territori occupati, case demolite, popolazioni segregate, libertà negate. Una realtà che molti vedono e denunciano, ma che continua a essere coperta dal silenzio complice delle cancellerie occidentali.

E qui si apre il capitolo europeo, forse il più amaro. L’Unione, fragile, debole e a tratti insignificante, sembra incapace di tenere insieme valori proclamati e scelte politiche reali. Per l’Ucraina l’Europa mobilita miliardi, armi e il poco peso politico che ancora le resta. Per la Palestina e per il suo popolo, invece, solo dichiarazioni retoriche, vaghe prese di posizione, parole destinate a sciogliersi nell’indifferenza generale.

La sproporzione è lampante: da un lato l’Europa si fa protagonista, o almeno aspirante tale, nello scontro con Mosca; dall’altro accetta di ridursi a spettatrice impotente di fronte alle violenze israeliane. Una postura che non solo rivela la sua subalternità politica agli Stati Uniti, ma che mina alle radici la sua credibilità morale e civile.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un Frankenstein fuori controllo che alimenta instabilità, una Palestina soffocata e un’Europa che ha smarrito la voce, la dignità e persino il coraggio di chiamare le cose con il loro nome.

Mentre scriviamo, le cronache riportano l’ennesima strage a seguito del bombardamento di un ospedale, il Nasser di Khan Yunus: venti le vittime, tra cui cinque reporter. La volontà di mettere a tacere l’informazione, di oscurare la verità uccidendo giornalisti, appare come una strategia di Israele tanto precisa quanto palese. Insieme a tanti innocenti, uccidere anche la verità: questo è l’obiettivo di Netanyahu. Per sostituirla con una narrazione di propaganda che sfrutta ogni mezzo a disposizione, compreso l’uso di influencer di regime portati a Gaza per spacciare menzogne. Non stupisce: i regimi criminali lo hanno sempre fatto. Ciò che invece sorprende è il colpevole silenzio di alcuni organi di informazione anche del nostro Paese che continuano a tacere, ignorando scientemente l’assassinio di chi continua a dare voce alla verità dei fatti.