Passa al contenuto

Un'Ac che coinvolge

Dal confronto alle buone pratiche, un miniconvegno per riscoprire la forza generativa dell’Azione Cattolica
07/01/2026 di Alberto Macchiavello | No comments yet

“Un’AC che coinvolge” non è stato soltanto il titolo del miniconvegno svoltosi a margine del Convegno di Riccione, ma soprattutto il filo rosso che ha attraversato un pomeriggio intenso di ascolto, confronto e progettazione condivisa. Circa 130 tra educatori, responsabili e animatori delle associazioni di base si sono ritrovati per interrogarsi sul presente e sul futuro dell’Azione Cattolica, partendo da una domanda tanto semplice quanto esigente: che cosa significa oggi coinvolgere davvero?

In un tempo segnato da una crescente difficoltà alla partecipazione, da legami più fragili e da un diffuso senso di disaffezione verso le forme organizzate dell’impegno, la riflessione si è subito collocata su un piano realistico ma non rassegnato. A guidarla sono stati Antonella Riccardo, dottoressa di ricerca in sociologia e metodologia della ricerca sociale, e Nicola De Santis, docente di latino e greco ed ex consigliere nazionale del settore Adulti di AC. Nel dialogo a due, costruito a partire dalle domande dei coordinatori del Convegno, sono emerse con chiarezza sia le fatiche del nostro tempo sia le possibilità nuove che esso apre.

Da un lato, le difficoltà oggettive nel partecipare, nel sentirsi parte di un percorso comune, nel trovare tempo ed energie per l’impegno associativo. Dall’altro, però, la presenza di esperienze vive, spesso nate dal basso, capaci di innovare linguaggi, stili e modalità di coinvolgimento, senza perdere lo spirito originario dell’associazione. Nicola De Santis ha richiamato con forza il significato profondo della promozione associativa: non una strategia o un insieme di tecniche, ma un vero e proprio cambio di mentalità che interpella anzitutto chi già vive l’AC, chiamato a testimoniarne la bellezza con la propria vita.

Le sollecitazioni dei relatori hanno dato vita a un confronto partecipato, proseguito poi nei laboratori, dove responsabili, educatori e animatori si sono messi concretamente al lavoro. Non semplici discussioni teoriche, ma veri e propri esercizi di promozione associativa, finalizzati a individuare strade praticabili oggi per rendere significativa l’adesione e autentica l’appartenenza.

Colpisce come, a differenza di quanto talvolta accade, il clima non sia stato dominato dal lamento per ciò che non funziona. Al contrario, è emersa una forte spinta propositiva, alimentata da esperienze già in atto e da intuizioni replicabili a livello locale. Un segno di maturità associativa e di fiducia nel valore di ciò che si vive.

Particolarmente significativi sono stati i video-racconti delle diocesi di Iglesias e di Sulmona-Valva, che hanno mostrato come sia possibile far fiorire l’Azione Cattolica anche in contesti di minoranza numerica o di distanza geografica. Storie che parlano di coraggio, creatività e di quel “gettare il cuore oltre l’ostacolo” necessario per far conoscere l’AC a tutti, davvero a tutti.

Il momento conclusivo, accompagnato dall’ascolto della canzone Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni, ha raccolto e rilanciato il senso profondo dell’incontro: portare luce anche dove si percepisce il buio, ricordando che la promozione associativa nasce dalla passione, non dal ruolo. Non è il gesto formale della tessera, ma una tessera che diventa vita quotidiana, testimonianza continua, capacità di trasmettere vita.

Un’AC che coinvolge è, allora, un’AC che “fa bene l’AC”: capace di raccontarsi senza sentirsi migliore, ma consapevole di avere qualcosa di buono da condividere. Come i cinque pani e i due pesci, messi a disposizione con fiducia, perché tutti possano trarne giovamento, nell’azione discreta e feconda del Signore.

Galleria

Gallery image
Gallery image
Gallery image
Gallery image
Gallery image
Accedi per lasciare un commento